26/01/09

LA STORIA DEL CANE BALTO

Gennaio 1925, Nord America, Alaska…

Una letale epidemia di difterite ha colpito la Cittadina di Nome. La piccola comunità eschimese è stata posta in quarantena e nel modesto ospedale centinaia di bambini stanno morendo per mancanza dell’antitossina difterica, il farmaco salvavita indispensabile per la guarigione. Il freddo intenso ha bloccato le vie di comunicazione: il mare di Bering è ghiacciato e un’impressionante bufera di neve imperversa bloccando gli aerei al suolo. C’è solo una possibilità per salvare i bambini Inuit di Nome: il siero deve essere trasportato attraverso la ferrovia da Anchorage a Nenana, l’ultimo villaggio raggiungibile in treno e, successivamente, per oltre 1.000 km, tramite una staffetta di corrieri postali organizzata per l’occasione.

2 febbraio 1925, Alaska, Nenana…20 musher con slitte trainate da cani, in poco più di 5 giorni, attraverso bufere di neve e temperature gelide, riescono a portare un pacco cilindrico contenete il siero salvavita nella cittadina di Nome salvando numerosi bambini. A simbolo di quello straordinario gesto di coraggio e solidarietà tra uomini ed animali fu preso il capomuta dell’ultima staffetta che entrò a Nome; il cane, un sanguemisto celebrato anche in un famoso cartone animato di Steven Spielberg, si chiamava BALTO.

Da quel lontano 2 febbraio 1925 l’epica impresa viene ricordata nella “Serum Run” la corsa del siero, che ripercorre esattamente lo stesso percorso dei 20 corrieri postali. In pochi giorni tutto il Mondo conosceva Balto e la sua grande impresa.
Pochi mesi dopo la Città di New York gli dedicò addirittura una statua di bronzo, ancor oggi visibile nell’angolo Sud Ovest del Central Park. Ai suoi piedi un’iscrizione: “Dedicato all’indomito spirito dei cani da slitta che trasportarono in staffetta l’antitossina per 600 miglia di ruvido ghiaccio, attraverso infide acque, nel mezzo di freddi venti artici da Nenana per la salvezza di Nome colpita mortalmente. Resistenza, Fedeltà, Intelligenza“.

Il povero Balto non immaginava sicuramente ciò che gli stava succedendo. Mentre i giornali e i politici osannavano il cane Balto, Leonard Seppala, il suo padrone, decise di vendere l’intera muta ad un produttore cinematografico di Hollywood che, dopo aver usato quei cani per i loro fini pubblicitari, li abbandonò presso un Museo di Los Angeles. George Kimble, un’affarista di Cleveland in Ohio, li trovò in un deplorevole stato di abbandono e maltrattamento.

In pochi giorni e con l’aiuto dei bambini delle scuole della sua città, organizzò una raccolta di fondi per Balto ed i suoi compagni; raccolse così i 2000 dollari necessari per comperare tutti quei poveri cani che, dopo la gloria per la Corsa del Siero in Alaska, stavano morendo di inedia e maltrattamenti! Furono quindi trasportati al Brookside Zoo, nella Città di Cleveland, dove diventarono la gioia di migliaia di bambini ed adulti che venivano a vederli e a coccolarli.

BALTO morì tra le mani dei custodi di quello Zoo all’età di quattordici anni nel 1933. Il suo corpo fu imbalsamato e messo in mostra nel Museo di Storia Naturale di Cleveland, la città che lo adottò orgogliosamente quando era in miseria e dove chiunque oggi può ammirarlo in tutta la sua bellezza.
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