02/12/09

HACHIKO' E LA SUA COMMOVENTE STORIA DI LEALTA' E DEVOZIONE


Questa è la storia che commosse l'intero Giappone e tutti quelli che ne vennero a conoscenza, compresa me!!

Hachikō (ハチ公, Hachikō 10 novembre, 1923 – 8 marzo 1935), era un cane giapponese, divenuto nella propria nazione un emblema di affetto e lealtà. Conosciuto anche come Chūken Hachikō (忠犬 ハチ公, Chūken Hachikō letteralmente cane fedele Hachikō), il suo vero nome era Hachi ed il suffisso "kō" è usato come vezzeggiativo. La sua toccante storia ha commosso l'intera popolazione nipponica.

Hachikō nacque a Odate, nella Prefettura di Akita, il 10 novembre 1923. Era un esemplare maschio, di Akita bianco. All'età di due mesi, venne adottato da Hidesamuroh Ueno, un professore universitario del dipartimento agricolo di Tokyo, che lo portò con sè nella sua abitazione a Shibuya. Ogni mattina, il professor Ueno si dirigeva alla stazione di Shibuya per andare a lavorare. Il suo fedele cane lo accompagnava sempre e ritornava alla stazione quando il suo padrone terminava l'attività lavorativa.

Purtroppo il 21 Maggio 1925, Ueno morì di arresto cardiaco mentre era all'università.
Hachikō, come ogni giorno, si presentava alla stazione per le 3 del pomeriggio (l'orario in cui il suo padrone arrivava alla stazione), ma il professor Ueno non era ancora tornato. Il cane attese invano il suo arrivo. Ciononostante, tornò alla stazione il giorno seguente e fece così anche nei giorni successivi e negli anni che seguirono... Con il passare del tempo, il capostazione di Shibuya e le persone che prendevano quotidianamente il treno iniziarono ad accorgersi di lui e cercarono di accudirlo offrendogli cibo e riparo.


Con il tempo, tutto il popolo giapponese venne a conoscenza di Hachikō, tant'è che molte persone andavano a Shibuya solo per vederlo e per poterlo accarezzare. Nonostante il passare degli anni e la sua età avanzante che lo indebolì progressivamente, il cane continuava imperterrito a dirigersi alla stazione per poter rivedere il suo padrone. Nell'aprile 1934 venne creata una statua in bronzo con le sue sembianze nella stazione di Shibuya, ad opera dello scultore Teru Ando, e lo stesso cane era presente all'inaugurazione (un'altra simile è stata eretta a Odate, il suo luogo natale).

L'8 marzo 1935 Hachikō morì di filariasi all'età di 12 anni, dopo aver atteso, ininterrottamente, per ben 10 anni il ritorno del suo padrone. La sua morte impietosì la comunità nipponica, la notizia venne inserita in tutte le prime pagine dei giornali giapponesi e venne, anche, dichiarato un giorno di lutto per ricordare il suo gesto di fedeltà nei confronti del suo padrone.

Con la venuta della seconda guerra mondiale, il governo giapponese aveva bisogno di metalli per costruire le armi, tant'è che venne anche usato quello della statua di Hachikō. Nel 1948, tre anni dopo la fine del conflitto, il figlio dello scultore Teru Ando, Takeshi, ricevette la commissione di scolpire una nuova statua raffigurante il cane, sempre nello stesso posto di quella precedente.

Nonostante il cane sia stato preservato tramite tassidermia ed esposto al "Museo Nazionale di Natura e Scienza" a nordovest della stazione, alcune sue ossa sono sepolte nel cimitero di Aoyama, accanto alla tomba del professor Ueno. L'8 Aprile di ogni anno, in Giappone viene organizzata una cerimonia per ricordare Hachikō, ove partecipano vari amanti dei cani che portano i loro omaggi alla sua lealtà e alla sua devozione.

Per ricordare questa bellissima storia vi propongo questo video ... (per ascoltare vi consiglio di fermare la musica di sottofondo al blog nel mix-pod sulla destra)





LA STORIA DI "HACHIKO" AL CINEMA


Questa splendida storia d'amore ritorna dopo un bel pò di tempo nelle sale cinematografiche grazie alla scelta di Hallstrom, per essere ricordata  al pubblico di tutto il mondo.
Il  film si intitola semplicemente "HACKIKO"  ed è interpretato da Richard Gere (nelle vesti di Parker, il professore di musica) e da un cane attore (nelle vesti di Hachiko). La pellicola scorre lentamente sul legame indissolubile che si instaura tra il padrone ed il suo cane riuscendo a commuovere anche i cuori più duri... L'infinita devozione  ci insegna che i veri eroi sono quelli come Hachiko, quelli che sanno amare, che sanno apprezzare i piccoli gesti, le piccole cose che fanno parte della quotidianità, perché niente è per sempre, tutto finisce e muore tranne il ricordo delle persone che si sono amate in vita e del tempo speso con loro.


Hallstrom ha saputo offrirci tutto il realismo che basta e una  drammaticità non patetica che ruota intorno allo stupendo esemplare di akita come primattore, un cane che non parla e non fa altro che ripetere quotidianamente le stesse cose tentando di sopravvivere in attesa di rincontrare il suo amato padrone... un cagnolone dallo sguardo furbo e fiero, allo stesso tempo dolce e pieno di malinconia, dotato di una mimica facciale e di un'espressività davvero fuori dal comune.

E' una storia consigliata a tutti, cinefili e cinofili, grandi e piccini, uomini e donne, a chi ha un cane ma anche a chi non ce l'ha e soprattutto a tutti quei mascalzoni che in preda a deliri di inumanità e di ingratitudine decidono di disfarsi dei loro amici a quattro zampe.

IL 30 DICEMBRE....TUTTI AL CINEMA... IO CI SARO'!







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