15/09/10

IL CANE MUORE PER L’ERRORE DI DUE VETERINARI, NEGATO IL DANNO MORALE. l’ENPA: “SENTENZA CONTRADDITTORIA”

«Stupore per un pronunciamento inspiegabile che contraddice un principio ormai affermato nella giurisprudenza». E’ quanto dichiara l’Ente Nazionale Protezione Animali in merito al pronunciamento di un giudice del tribunale civile di Milano che ha negato il risarcimento del danno morale alla proprietaria di una cagnolina Husky, morta a causa di un’operazione chirurgica sbagliata.
Il giudice ha accertato la responsabilità dei veterinari per la morte dell’animale che avevano operato ma non ha accordato il risarcimento per danno morale poiché, secondo il magistrato, per una persona scegliere la compagnia di un animale non è “un diritto inviolabile”.
Una decisione in antitesi rispetto a quanto stabilito, non più tardi di sette mesi fa, da un giudice di pace di Palermo che, richiamando quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, ha scritto: «La tutela dell’animale di affezione deve ritenersi dotata di un valore sociale tale da elevarla al rango di diritto inviolabile». E ancora: «l’atto…che determina la malattia o la morte di un animale di compagnia è fatto produttivo di danni morali nei confronti di chi lo accudiva e ne aveva cura, in ragione del coinvolgimento in termini affettivi che la relazione tra l'uomo e l'animale domestico comporta, dell'efficacia di completamento e arricchimento della personalità dell'uomo e quindi dei sentimenti di privazione e di sofferenza psichica indotti dal comportamento illecito».
 E andando a ritroso nel tempo, nel 2006, un giudice di pace di Roma ha riconosciuto il danno morale a una famiglia la cui cagnolina era stata investita da un’auto sulle strisce pedonali.
«Per la proprietaria della povera Husky oltre al danno, la beffa – commenta l’Enpa -. Non solo la signora è stata privata, per un errore evitabile, della compagnia del suo amato animale ma, sopratutto, si è vista negare questa sua sofferenza da chi è chiamato ad applicare la legge». «Quella stessa legge che riconosce l’importanza del legame tra uomo e animale, ne tutela il benessere e stabilisce una serie di doveri a carico dei loro proprietari. Ma ciò che più di tutto stupisce è che, a detta del giudice milanese, la scelta del proprio compagno di vita non rappresenterebbe un diritto inviolabile della persona.”
L’Enpa si augura che casi simili non abbiano a ripetersi e fin d’ora si pone a disposizione per consulenza e supporto legale qualora dovessero rendersi necessari. 
Posta un commento