25/08/11

L'INDIGNAZIONE DI TUTTI

Le notizie che riguardano il maltrattamento degli animali sono sempre più frequenti e l'indignazione è sempre più forte di fronte alle immagini del gatto lanciato dal finestrino  dell'auto in corsa, del cane gettato ancora vivo nel bidone dell’immondizia perché malato e denutrito,  del cardellino accecato con ferri roventi e delle anatre dalle ali mutilate con il solo scopo di utilizzarli come richiami. Sconvolgente le ultime notizie relative al ritrovamento della tartaruga crocifissa  e delle tartarughe impiccate per macabro divertimento.

Altra indignazione di fronte all’infrenabile sfruttamento degli animali condannati  ad una breve esistenza nei laboratori  della vivisezione e della sperimentazione o negli allevamenti che li trasformano in pellicce.

Nell’interminabile elenco degli orrori, entrano a far parte gli usi comuni di quei Paesi  che cucinano gatti,  che scuoiano  i cani ancora vivi per appropriarsi della loro pelle … che combattono il randagismo accalappiando per strada  i cani  abbandonati  per poi  rinchiuderli nei furgoni dove muoiono a seguito delle esalazioni di gas … E’ inconcepibile ed impensabile tutto il dolore che l’essere umano può far patire ad una piccola bestiola, senza parlare delle ferite  o della morte procurata per puro divertimento da ragazzi ai quali nessuno ha insegnato il rispetto per la vita.   Mentre continuo a scoprire nuovi orrori, il mio senso di impotenza alimenta la mia rabbia nei confronti di tutti quelli che dovrebbero intervenire e non lo fanno per motivi immaginabili.   

Raccontare agli altri dove arriva la crudeltà umana diviene un mezzo per scuotere le coscienze ma anche per acquisire i consensi indispensabili  al raggiungimento degli obiettivi proposti dalle petizioni e dalle mobilitazioni nazionali ed internazionali. 

Alcuni giorni fa ho letto qualcosa di straziante che non conoscevo, riguardo agli Orsi neri asiatici (conosciuti come “Orsi della luna”  per la caratteristica macchia a semi luna che hanno sul petto) e alle “fattorie della bile”, veri e propri lager infernali dove gli orsi  sono costretti a vivere in gabbie strettissime, le cosiddette  “crush cages", con una sbarra di ferro che schiaccia la loro schiena.

In queste minuscole gabbie gli orsi  non hanno alcuna possibilità di movimento in quanto condannati,  sin da piccoli e per tutta la loro vita,  a rimanere sdraiati a terra con la pancia racchiusa in un busto metallico per essere sottoposti al prelevamento della bile (utilizzata sia per la medicina naturale, sia per prodotti cosmetici) mediante l’inserimento nel loro addome, di un catetere che perfora la cistifellea.  Ma non è finita qui.  La ferita rimane sempre aperta e provoca dolori lancinanti, infezioni, peritoniti e setticemie mentre il dolore è talmente insopportabile da indurli a strapparsi addirittura le interiora per porre fine ai tormenti inflitti. Questi poveri animali riescono a vivere per molti anni in queste condizioni. 

L’articolo che ho letto si conclude con il racconto straziante di un testimone in visita ad una di queste fattorie:  “ … una orsa è riuscita a rompere le sbarre della sua gabbia, nel tentativo di salvare il suo cucciolo che urlava di dolore mentre gli stavano estraendo la bile, si è lanciata su di lui, facendo scappare l'allevatore, e consapevole di non poterlo salvare l'ha soffocato. Impazzita si è strappata il busto metallico sbattendo violentemente la testa su di un muro uccidendosi. Un esempio di suicidio animale, la follia, la sofferenza inenarrabile, l'incomprensibile crudeltà di questi luoghi ha spinto Jill Robinson a fondare Animals Asia Foundation, che da più di 10 anni si occupa di salvare e recuperare gli orsi da questi "lager infernali".

Raccontare l'orrore è un dovere per tutti noi  che abbiamo mani per scrivere e voce per gridare che  la vita è un diritto e va difesa per tutti.



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