14/09/12

Cosmetici testati su animali: alla lista nera si aggiungono nuovi nomi ex cruelty-free

Noi donne, si sa, dei cosmetici non possiamo proprio fare a meno. Trucchi, profumi, saponi, detergenti li scegliamo ad hoc, in base alle nostre esigenze e al nostro stile di vita. Ecco perché l’attenzione al dettaglio e alla storia di un brand per noi sono vitali, specie quando scegliamo la strada del cruelty-free, acquistando solo prodotti non testati su animali che riportano il glorioso simboletto del coniglietto che salta o, parimenti, il bollino ICEA.
a febbraio, purtroppo, c’è in atto una controtendenza di molte marche note, quali Avon, Mary Kay, Estée Lauder, cui si sono aggiunte Nuxe, L’Occitane, Ives Rocher e Caudalìe (ma la lista tende ad allungarsi col passare dei mesi), che hanno abbandonato i test etici in vitro, per poter commercializzare i propri prodotti in Cina, dove la legge esige i terribili test su animali.
E così il motto “Le profit avant l’ethique” pare essere diventato più reale, tanto che le associazioni animaliste, specie in Francia, patria di gran parte dei laboratori cosmetici incriminati, stanno tentando di scuotere gli animi della gente, con propaganda e passaparola su siti e social network, chiedendo il boicottaggio dei prodotti. I brand, da parte loro, tacciono su questo cambiamento di tendenza, tanto che in Europa stessa le notizie giungono in sordina.
Era la fine degli anni ‘80 quando Avon, che ancora non era cruelty-free, era stata bersagliata dalla Peta con slogan contro la vivisezione. La campagna “Avon Calling” era stata parodizzata in “Avon Killing” e stessa sorte era toccata a Mary Kay, messa alla berlina dal fumettista Berkeley Breathed. I due brand, punti nel vivo, avevano rinunciato ai test sugli animali, creando una reazione a catena che aveva convinto Estée Lauder e le altre, a liberare le cavie dai laboratori.
Oggi il trend è cambiato. Il mercato cinese è una ghiotta opportunità di profitto e, in barba alla richiesta di eticità che continua a pressare il mondo occidentale, molti marchi hanno ceduto al compromesso. Nuxe ancora vanta, sul suo sito, processi di produzione ecologici, rispetto per le piante e gli organismi acquatici e ingredienti naturali nei propri cosmetici (il suo Huile Prodigieuse ha conquistato consensi e applausi da parte di donne entusiaste per anni). Eppure è meno verde di quanto non voglia mostrarsi.
Per non correre rischi è sempre bene tenersi aggiornati e visitare i siti che trattano queste tematiche, tipo quello della Lav, o ancora consumoconsapevole e lavocedeiconigli, dove sono presenti le liste delle marche cruelty-free e ovviamente la Peta, che mette al corrente anche delle varie campagne in atto.
Noi donne alla cosmesi non possiamo rinunciare, ma essere belle e in armonia con la natura non è inconciliabile. Per testare uno shampoo o un bagnoschiuma le ditte cruelty abradono la cute di topi, conigli e gatti e posizionano sulla zona il prodotto da testare. Spesso lo mettono anche negli occhi, per constatarne la tollerabilità, rendendo ciechi gli animali. Le torture sono molte e decisamente cruente. E noi siamo davvero disposte a fare finta di nulla? Scegliamo il cruelty-free e non rendiamoci complici.

Fonte: http://www.pinkblog.itree

1 commento:

RobbyRoby ha detto...

ciao
molto interessante questo post.