23/10/13

RANDAGI IN BOSNIA, INTERVIENE L'ITALIA: EVITARE LA PENA DI MORTE

Domani il voto a Sarajevo. Bonino risponde alla Lav

RANDAGI IN BOSNIA, INTERVIENE L'ITALIA: EVITARE LA PENA DI MORTE
 
Il governo italiano chiede al Parlamento bosniaco di bocciare la proposta di legge, domani in votazione a Sarajevo, che reintrodurrebbe la pena di morte per i cani randagi, cancellando una delle normative più avanzate dell'Est europeo. E' l'assicurazione che il ministro degli Esteri Emma Bonino ha fornito alla Lav, in risposta a una lettera dell'associazione, affermando che l'iniziativa italiana è "ispirata dalla radicata sensibilità del nostro Paese per la tutela e il benessere degli animali". Non solo: "la Farnesina, anche attraverso la nostra ambasciata a Sarajevo, continuerà a seguire con grande interesse la problematica e a intervenire, anche d'intesa con i nostri partners europei per sollecitare le autorità bosniache a mantenere l'attuale normativa e a garantirne l'effettiva applicazione".
"La posizione espressa dal Ministro Bonino conferma ancora una volta quanto decenni di lotte per i diritti degli animali abbiano contribuito a modificare la percezione che il cittadino ha degli animali, concorrendo a influenzare anche l'attività legislativa - commenta Ilaria Innocenti, responsabile Lav settore Cani e gatti -. Confidiamo in un pronto intervento dell'Ambasciatore italiano in Bosnia affinché le parole del Ministro Bonino non rimangano inascoltate".
La legge sul benessere e protezione animale approvata nel 2009 dal Parlamento della Bosnia-Erzegovina è una legge di protezione animale che tra le altre cose vieta l'eutanasia e prevede campagne di sterilizzazione e vaccinazione dei randagi, al fine di contenerne la popolazione. Tale legge è stata presa a modello anche dalla Croazia, ed è considerata nei Balcani una legge modello in termini di tutela degli animali.
La proposta di legge in discussione dal Parlamento della Bosnia - Erzegovina, invece, prende in considerazione l'idea di consentire per legge l'uccisione dei cani detenuti nei rifugi per più di 14 giorni, rappresentando un grave passo indietro in termini di tutela degli animali e prevenzione del randagismo, perché reintrodurrebbe un metodo inaccettabile e cruento e che oltretutto non risolve certamente il problema della presenza di cani vaganti sul territorio.

Clicca qui per leggere la lettera del ministro Bonino
 
(Fonte: www.nelcuore.org) 
 
 

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