11/07/10

SIMBA E JANE FLOWERS

Alcuni giorni, nel mio post “Un miracolo nel buio”, ho parlato della mia vicenda con i tre gattini abbandonati il 4 giugno, il giorno della loro nascita, e delle mie speranze nel riuscire a mantenere in vita l’unico sopravvissuto, il piccolo che abbiamo chiamato Simba (nella foto accanto).

Ieri sera, mentre lo coccolavo dopo avergli dato da mangiare, mi è tornato alla mente un ricordo molto lontano ed ho sorriso tra me e me…

Ero una ragazzina di dodici anni e mi piaceva tantissimo trascorrere il fine settimana e le vacanze estive in paese, a casa di mia nonna, per poter respirare la libertà di andare in bicicletta lungo le stradine di campagna, raccogliere i fiori campestri, soprattutto le ginestre, fermarmi per una breve sosta a casa di zia Maria per trascorrere un po’ di tempo insieme agli animaletti che ospitava nel cortile: 3 piccoli cagnolini e due gatti che vivevano pacificamente insieme alle anatre e alle galline con i loro pulcini.

Durante una delle mie tante passeggiate, sentii un miagolio proveniente da un cumulo di sterpi. Fermai la bici sul ciglio della strada e dopo alcuni passi intravidi un piccolissimo gattino, molto impaurito, tremante ed affamato, accovacciato sulla parte erbosa dietro gli sterpi. Mi guardai intorno e non c’era nessuno, né mamma gatta, né altri gattini. Il piccolo era da solo e quando lo presi tra le mani smise di miagolare rassicurandosi al tepore delle mie carezze. Lo sistemai per bene nella piccola borsetta che portavo sempre con me e raggiunsi casa di mia nonna, correndo con la mia bici come un razzo.

Una volta arrivata a casa, mia nonna non mi rimproverò per aver portato con me quel piccolo gattino, piuttosto si dimostrò molto preoccupata trattandosi di un esserino che avrebbe avuto bisogno di mamma gatta ancora per un bel po’ di tempo. Comunque non si scoraggiò. Con grande amore riscaldò un po’ di latte e con il biberon della mia bambola, gli diede da mangiare. Nel frattempo improvvisai la sua cuccia utilizzando un cestino di vimini ed un piccolo cuscino con uno scialle di lana. Il piccolo mangiò tutto il suo latte con grande fame e si addormentò tra le mie mani senza svegliarsi quando lo adagiai nella sua nuova cuccia accanto al mio letto.

Era un gattino bellissimo, di circa un mese di età, con gli stessi occhi di Simba e lo stesso colore del pelo… una somiglianza perfetta … Mia nonna mi disse che era una femminuccia e decisi di chiamarla Jane Flower. Con il passar dei giorni la mia gattina si abituò a mangiare nel piattino, a fare i suoi bisogni nella lettiera e a scondinzolare lungo il grande corridoio di casa. Era diventata per me la sorellina desiderata,  il sogno avverato di poter tenere un animale in casa!  

Dopo circa 2 mesi, fui costretta a lasciare la mia piccola micetta a casa di zia Maria in campagna in quanto, dovendo partire con mia madre per 15 giorni, ero impossibilitata a portarla con me. Zia Maria fu contenta di ospitarla e l’accolse con grande gioia. Durante la mia assenza da casa nella mia mente c’era sempre Jane Flower e non vedevo l’ora di ritornare per stringerla a me e coccolarla. I giorni trascorsero veloci e non appena feci ritorno a casa corsi da zia Maria in un baleno con la mia bici e con il cuore colmo di gioia. Quella donna si rattristò non appena mi vide oltrepassare il cancello…. La guardai e chiamai la mia gattina con tutta la voce che avevo ma non mi venne incontro…. La mia piccola Jane Flowers era rimasta uccisa dalla motozappa. Senza chiedere nulla di più corsi via con la mia bici …

A distanza di tanti anni, ecco che in casa mia è arrivata Simba, la copia identica di Jane Flowes … Che  dire? La vita si è ricordata di me restituendomi con Simba quell’affetto che mi aveva rubato? Sarà vero o no… non saprei… ma ho accettato questo dono e nessuno può immaginare come sono felice adesso!

Posta un commento