04 giugno 2021

Dopo il «no» agli animali a catena in Campania arriva anche la sanzione

 


La regione Campania aveva già detto «no» agli animali legati con una catena ma ora ha approvato l'emendamento, proposto dal consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli, che introduce finalmente una sanzione. Le multe previste andranno da un minimo di 300 € a un massimo di 2mila e vanno finalmente a completare la legge regionale sul benessere animale che mancava della parte più importante , ovvero l'ammenda, lì dove era appunto prevista la fattispecie. Ora si attende solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale che renderà la Campania la regione italiana con la normativa in materia più severa e avanzata rispetto alle altre.

Colmato finalmente un vuoto amministrativo

L'articolo 9, comma 3, della legge regionale campana sul benessere animale 3/2019 vietava già gli animali tenuti legati a una catena, ma non prevedeva alcuna sanzione. Ed è proprio da questo vuoto amministrativo che è nata la proposta di Borrelli, che contattato da Kodami commenta così: «Tutto è nato da una delle tante segnalazioni che ci arrivano dai cittadini. Nel tentativo di aiutare a risolvere una di queste, ci siamo accorti che nonostante il divieto non era prevista alcuna sanzione, e i contravventori potevano quindi dormire sogni tranquilli. Adesso le segnalazioni potranno finalmente avere un seguito ed essere punite e saranno fondamentali i controlli e la vigilanza di tutti i cittadini». Grazie a questo emendamento la Campania diventa così la regione italiana con la legge più severa e che si pone come modello per l'Italia e non solo: «Siamo molto orgogliosi di questo primato: la Campania è una regione con tanti problemi ma che spesso riesce a essere innovativa, soprattutto sul benessere animale – aggiunge Borrelli – D'altronde, come diceva Gandhi, "il mancato rispetto per la natura e gli animali è uno dei primi sintomi di una società che decade" ed è anche per questo nostro atteggiamento che il Pianeta è malato».

Soddisfatti e orgogliosi anche Green Impact e Save The Dogs, che proprio lo scorso marzo avevano pubblicato il più grande e approfondito rapporto sui cani legati alla catena in Italia e non solo. Il report era stato seguito poi dalla campagna #LiberiDallaCatene, che attraverso una petizione online aveva raccolto oltre 10mila firme: «Siamo davvero molto felici – dichiara Sara Turetta, presidente e fondatrice di Save The Dogs – questa è la dimostrazione che l'impegno delle associazioni e della società civile, se fatto nel modo e nei tempi giusti, porta importanti risultati. Siamo convinti che la Regione volesse già introdurre le sanzioni, ma la nostra compagna ha certamente acceso i riflettori sulla mancanza accelerando la modifica. La petizione è stata un successo ed è stata sostenuta anche da personalità di spicco dell'ambiente partenopeo, come l'autore Maurizio de Giovanni e la cantante Maria Nazionale».

La Campania come modello per le altre regioni

Le sanzioni previste dalla modifica alla legge regionale partiranno da 300 € per chi non rispetta il divieto per la prima volta e possono arrivare fino a 2mila € in caso di reiterazione: «Ci sembrano sanzioni giuste e ben misurate, tra l'altro le più pesanti in Italia, che pongono la Campania come modello a livello nazionale», conclude Sara Turetta.

Sulla stessa linea anche Gaia Angelini, presidente di Green Impact, che ha inoltre sottolineato come quella campana sia «Una delle leggi più avanzate al mondo» – aggiungendo -«Siamo contenti che grazie alla nostra sollecitazione si sia subito intervenuti a correggere una mancanza, tra l'altro con una sanzione molto significativa. Grazie al nostro importante rapporto, a cui hanno contribuito anche etologi e professori internazionali, era evidente che siamo molto indietro su questa tematica. Ora la Campania è l'unica regione insieme all'Umbria ad avere un divieto secco con annesse sanzioni. La speranza è che adesso anche tutte le altre regioni si adeguino al modello campano».

In Italia, le altre Regioni hanno formulazioni inadeguate o inefficaci che consentono indirettamente di tenere i cani legati a una catena. Liguria, Sicilia e Basilicata ad esempio non hanno proprio alcuna regolamentazione. L'auspicio è che la strada tracciata dalla Campania venga presto seguita anche da tutte le altre, per dire finalmente basta alle catene e a tutte le forme di maltrattamento animale.

(Fonte:  https://www.kodami.it/dopo-il-no-agli-animali-a-catena-in-campania-arriva-anche-la-sanzione/)

17 maggio 2021

Regno Unito animal_friendly, la rivoluzionaria legge sugli animali annunciata dalla Regina


Il Regno Unito è pronto a diventare un Paese veramente animal-friendly, grazie a un rivoluzionario piano d’azione sul benessere animale lanciato dal governo britannico. Le nuove misure sono state annunciate ieri dalla regina Elisabetta in Parlamento nel corso del tradizionale Queen’s speech a Westminster, il primo dopo la morte del principe Filippo. Durante il discorso la sovrana ha sottolineato che la Gran Bretagna si impegnerà nella promozione di “standard più elevati in merito al benessere degli animali”. Le novità non non riguarderanno esclusivamente gli animali domestici, ma anche quelli d’allevamento e la fauna selvatica.

Per la prima volta gli animali verranno considerati esseri senzienti per legge, novità che è stata accolta con grande soddisfazione dagli animalisti. Il piano d’azione, elaborato dal Segretario per l’Ambiente George Eustice, prevede una serie di importanti misure, tra cui pene più severe per chi importa illegalmente alcune specie esotiche o in via d’estinzione, il miglioramento delle condizioni negli allevamenti e introduce anche l’obbligo del microchip per i gatti domestici. 

Il rispetto dei diritti degli animali avrà dunque un ruolo centrale per il governo della Gran Bretagna.

“Siamo una nazione amante degli animali e il ​​primo Paese al mondo ad approvare leggi sul loro benessere” – ha dichiarato George Eustice – “Il nostro piano d’azione per il benessere degli animali riflette il nostro impegno contro l’esportazione e l’importazione di animali vivi destinati alla macellazione e inserisce il divieto di tenere scimmie in casa e nuove misure per contrastare il contrabbando dei cuccioli. Il nostro sforzo per proteggere gli animali verrà messo in atto anche all’estero attraverso il divieto più severo al mondo connesso all’importazione di avorio e trofei di caccia per tutelare le specie iconiche”

 

Animali domestici 

Per quanto riguarda gli animali domestici, grazie al nuovo piano il governo britannico si impegnerà concretamente attraverso le seguenti misure:

  • contrasto al contrabbando di cuccioli attraverso una serie di modifiche alle regole relative all’importazione
  • introduzione del microchip obbligatorio per i gatti
  • nuova task force governativa impegnata nei casi di furto di animali domestici
  • divieto di collari elettronici e addestramento telecomandato per gli animali

Fauna selvatica

Invece, per quanto concerne la tutela della fauna selvatica, il piano d’azione introduce:

  • il divieto di tenere i primati come animali domestici
  • nuove leggi per fermare la caccia alla lepre
  • ulteriori misure per limitare l’uso di trappole a colla
  • finanziamenti per progetti di conservazione della fauna selvatica sia nel Regno Unito che all’estero

Animali d’allevamento

Il piano d’azione lanciato dalla Gran Bretagna dedica particolare attenzione anche alle condizioni degli animali d’allevamento attraverso le seguenti misure: 

  • stop all’esportazione di animali vivi destinati alla macellazione
  • nuove regole per migliorare le condizioni degli animali durante il trasporto
  • maggiori poteri alla polizia per proteggere gli animali da allevamento da cani pericolosi o fuori controllo
  • più controlli negli allevamenti con gabbie 
  • incentivi agli agricoltori impegnati nel rispetto dei diritti dei loro animali 

Tutela degli animali all’estero

Come anticipato, gli sforzi a sostegno dei diritti degli animali da parte del governo britannico non si limiteranno soltanto al territorio nazionale. Il piano d’azione prevede, infatti, una serie di nuove regole che puntano a migliorare il benessere animale anche all’estero, ovvero: 

  • divieto dell’importazione di trofei di caccia di animali in via di estinzione
  • proibizione della vendita di avorio 
  • stop all’importazione e all’esportazione di pinne di squalo per proteggere la specie
  • divieto di vendere il foie gras
  • divieto di pubblicizzare pratiche come la caccia ai trofei e i giri sugli elefanti all’estero 

Fonte: Gov.UK - greenme.it

 

14 maggio 2021

Aliene e invasive: piante e animali che danneggiano la diversità

Introdotte appositamente per essere allevate o coltivate. Oppure importate per caso: trasportate nelle acque di zavorra, attaccate alla chiglia di una nave, nella stiva di un aereo o in una valigia. Alcune di loro, però, sono diventate “invasive”: una vera e propria piaga, anche e soprattutto economica. Negli ultimi cinquant’anni infatti le specie aliene invasive ci sarebbero costate ben 1.288 trilioni di dollari, secondo un recente paper pubblicato su Nature da un team internazionale di ricercatori, guidato dagli scienziati del centro di Écologie, Systématique et Évolution del CNRS francese. E il costo di queste “invasioni biologiche” in tutto il mondo è sempre più alto.

Non stiamo parlando di alieni invasori alla Man in Black. Ma di “specie della porta accanto”, o meglio del “continente accanto”. Specie vegetali e animali che hanno valicato i confini del loro areale naturale per mano dell’uomo e sono state catapultate altrove, in posti dove storicamente non erano presenti. Sono le cosiddette specie “aliene” o “alloctone”, che dir si voglia. Ma alcune di loro, sbarcate nei nuovi ambienti, si sono trovate talmente bene da stabilizzarsi e diventare “invasive”. Cioè hanno iniziato a riprodursi e proliferare, formando popolazioni stabili che si sono estese sul territorio, provocando una serie di sconquassi nell’ecosistema. 

Le specie aliene invasive sono considerate la seconda principale minaccia per la biodiversità a livello mondiale (dopo la distruzione dell’habitat). In particolare sulle isole, che hanno equilibri naturali delicatissimi, sono state il fattore chiave nel 54% dei casi di estinzione verificatisi fino a oggi. Queste specie, infatti, possono essere portatrici di patogeni letali per le specie autoctone, o più banalmente possono sottrarre risorse trofiche o inserirsi nella catena alimentare come super predatori. O ancora modificare l’ambiente circostante. Oltre alla perdita di biodiversità e agli impatti ecologici derivanti dalla loro presenza, questi invasori biologici possono provocare ingenti perdite economiche in settori come agricoltura, pesca, turismo e persino salute pubblica. Insomma, sono una vera catastrofe, tanto che si sono guadagnate un acronimo: IAS, Invasive Alien Species.

Per fortuna non capita spessissimo che una specie aliena diventi invasiva. Secondo le stime più recenti, su 100 specie aliene introdotte, tra le 5 e le 15 riescono a stabilizzarsi con successo e, tra queste, almeno una può diventare “invasiva”. Va da se, però, che se in Europa oggi circolano 12.000 specie aliene (solo in Italia sono 3000) il rischio di trovarsi a dover fronteggiare decine di specie invasive è concreto. E il loro impatto sull’ambiente e sull’economia è tutt’altro che risibile.

Giacinti e scoiattoli, per esempio

Per esempio? Il giacinto d’acqua (Eichhornia crassipes), importato in Europa dall’America meridionale per scopi ornamentali, è riuscito a diffondersi in molti corsi d’acqua. Qui forma un tappeto vegetativo galleggiante e impenetrabile sulla superficie del corso d’acqua: così facendo non solo soffoca gli ecosistemi acquatici provocando la morte di gran parte della fauna fluviale, ma di fatto rende impraticabile sia la pesca che la navigazione. E oggi, la sua rimozione costa all’Europa circa 8 milioni di euro all’anno. O ancora, l’Ambrosia artemisiifolia, una pianta nordamericana con forti potenzialità allergeniche, produce moltissimo polline e ogni anno, tra riniti, crisi asmatiche e pollinosi, il suo costo sanitario in tutt’Europa ammonta a 7,4 milioni di euro.

Tra gli animali, invece, troviamo lo scoiattolo grigio (Sciurus carolinensis) che dal 1948 “bullizza” il nostrano scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris) ed è portatore di un virus letale per il nostro roditore. Oggi lo scoiattolo grigio ha conquistato buona parte del Nord Italia, ma i suoi effetti nefasti sono evidenti soprattutto nel Regno Unito, dove sono rimasti circa 250.000 scoiattoli rossi, per lo più confinati in Scozia. La gestione dello scoiattolo grigio costa all’Europa più di un milione e mezzo di euro all’anno. 

 

Un database per stimare i costi

Così il team internazionale di ricercatori guidato da Christophe Diagne e Franck Courchamp ha provato a calcolare quanto ci costano questi invasori su scala globale. Nella loro review pubblicata su Nature hanno analizzato 850 studi singoli, che riportavano in tutto 2.419 stime di costi di gestione delle specie aliene e dei danni da loro arrecati. Il team ha poi standardizzato tutte le stime in base a quaranta variabili, tra cui specie, regione, habitat e settore economico, in modo da riuscire a confrontare i dati. E parallelamente ha sviluppato il database InvaCost, che offre un’istantanea in tempo reale dei costi associati alle invasioni biologiche.

Il risultato? Dal 1970 al 2017, in circa cinque decenni, le specie aliene invasive (IAS) ci sono costate 1.288 trilioni di dollari. In media 26,8 miliardi di dollari all’anno, ma in realtà il conto annuale triplica ogni decennio. Solo nel 2017 queste invasioni biologiche ci sono costate, globalmente, 162,7 miliardi di dollari: ovvero 20 volte i bilanci combinati dell’OMS e del Segretariato delle Nazioni Unite dello stesso anno. 

Cifre da capogiro, eppure i costi delle invasioni biologiche rimangono ampiamente sottostimati. Anzi, all’orizzonte non si intravede nessuna inversione di tendenza, poiché la continua espansione del commercio e dei trasporti internazionali facilita la diffusione di specie aliene e potenzialmente invasive, o lo spostamento di specie già decretate “invasive”: dalla zanzara tigre alla cozza zebrata, passando per il giacinto d’acqua.

Ma soprattutto, al di fuori degli addetti ai lavori, sono in pochi a conoscere il problema e i costi correlati. Costi che paghiamo tutti, chi in modo indiretto e chi in modo diretto perché ne fa esperienza magari per allergie, o perché lavora nel comparto agricolo, nella filiera della pesca o nel turismo.

 

E il fatto è che senza l’aiuto di tutti il problema delle invasioni biologiche è irrisolvibile. 

Vanno spiegati i motivi, le ragioni più che valide per cui, per esempio, non bisogna acquistare, né tantomeno liberare in natura specie esotiche. Un esempio sono le famose “tartarughine d’acqua” americane, diffusissime negli anni Ottanta e Novanta negli acquari casalinghi e poi liberate dai proprietari in laghi e stagni, una volta diventate troppo grandi. Ecco, le Trachemis scripta – questo il loro nome scientifico – sono una delle 100 specie aliene invasive più temute, e il suo arrivo ha creato grossi problemi alla nostrana testuggine palustre europea (Emys orbicularis). O ancora i famosi pappagallini verdi, i parrochetti, che si vedono in moltissime città italiane ed europee. Questi non sono però gli unici uccelli alieni presenti in Italia e in Europa, e per questo c’è chi chiede una mano proprio ai cittadini per censire le specie alloctone di uccelli e valutare il loro impatto. Ed è il neonato progetto dell’università di Evora IBIS – Introduced Bird Interaction Suvery: sul sito (anche in italiano) si trovano tutte le informazioni per scoprire le specie aliene di uccelli e per partecipare basta inviare una segnalazione.

A fare corretta informazione sul tema delle invasioni biologiche in Italia, da qualche anno, ci sta pensando il progetto Life ASAP – Fermiamo le specie aliene invasive che ha elaborato anche un comodo decalogo con i comportamenti da seguire quando si viaggia, o se si è appassionati di giardinaggio, di pesca sportiva e così via. La prima mossa perciò è portare alla ribalta il problema, istruire i cittadini e fare prevenzione, per non comprare, importare e liberare nuove specie aliene e non spostare ulteriormente quelle già bollate come “IAS”. È una battaglia che si può vincere? Forse vale la pena almeno provarci.

(Fonte:  https://ilbolive.unipd.it/it/news/aliene-invasive-piante-animali-che-danneggiano)



Pubblicata lettera ignota di Einstein su iper-sensi degli animali


La lettera è un'ennesima prova di quanto profonda fosse la conoscenza delle scienze e della fisica di Einstein, avanzando teorie che sono state realmente comprese soltanto a distanza di oltre 70 anni e implementate oggi in tecniche moderne.

Il Journal of Comparative Physiology A ha pubblicato una lettera precedentemente sconosciuta di Albert Einstein, in cui egli discute della presenza nelle api e negli uccelli di 'sensi speciali' che permettono loro di orientarsi in volo. Nella lettera, lo scienziato prevede l'imminente emergere nella scienza di nuove direzioni basate sullo studio dei sensi animali.

La lettera fu scritta nel 1949 e indirizzata all'ingegnere inglese Glyn Davis, coinvolto nello sviluppo dei radar. Nel 2011, la vedoanimaliva dello scienziato, Judith Davis, ha consegnato una copia agli archivi dell'Università Ebraica di Gerusalemme, a cui Einstein ha lasciato in eredità lettere e documenti. Il documento è stato esaminato dagli scienziati della Royal Melbourne University of Technology (RMIT) in Australia.

In esso, il fisico riflette sul fatto che la ricerca sui sensi degli animali può portare a nuove scoperte nella scienza, e scrive anche del suo incontro con l'etologo austriaco premio Nobel Carl von Frisch - uno dei maggiori esperti nello studio dei sensi nelle api.

Pubblicata lettera ignota di Einstein su iper-sensi degli animali
Pubblicata lettera ignota di Einstein su iper-sensi degli animali

Recenti scoperte dei meccanismi di navigazione interna degli uccelli migratori confermano le brillanti ipotesi del noto personaggio scientifico.

"Sette decenni dopo che Einstein ha suggerito che la nuova fisica potrebbe essere basata sulla percezione sensoriale degli animali, stiamo assistendo a scoperte che ci hanno spinto a comprendere la navigazione e i principi fondamentali della fisica", ha detto in un comunicato stampa della RMIT University il professor Adrian Dyer, primo autore della pubblicazione.

Einstein è noto per aver partecipato alla conferenza di von Frisch all'Università di Princeton nell'aprile 1949, dove presentò il suo studio su come le api si spostano in modo efficiente usando le proprietà polarizzanti della luce diffusa. Il giorno dopo gli scienziati si incontrarono. Sebbene ciò non sia stato ufficialmente documentato, la lettera conferma la loro interazione.

Le api

Secondo gli autori dell'articolo, il messaggio a Glyn Davis mostra l'ampiezza degli interessi scientifici di Einstein e dimostra che era interessato a von Frisch e alle sue ricerche.

"È possibile che uno studio sul comportamento degli uccelli migratori e dei piccioni postali possa un giorno portare alla comprensione di alcuni processi fisici che non sono ancora noti", scrive il fisico.

"Dopo più di 70 anni, sappiamo che l'ipotesi di Einstein era corretta", hanno osservato gli autori dell'articolo. "Le prove moderne suggeriscono che gli uccelli possono percepire il campo magnetico terrestre con fotorecettori speciali nei loro occhi, che sono sensibili a piccoli cambiamenti nel campo magnetico del pianeta. È qualcosa che permette loro di percorrere migliaia di miglia senza perdersi".

Nel 2008, studi sui tordi dotati di trasmettitori radio hanno dimostrato per la prima volta che questi uccelli usano una bussola magnetica interna come punto di riferimento principale durante il volo. Anche altri animali, come tartarughe marine, cani e api, dimostrano la capacità di percepire i campi magnetici del pianeta. Tuttavia, i meccanismi con cui gli animali percepiscono la luce o il campo magnetico terrestre non sono gli stessi per tutte le specie. Le api, ad esempio, sentono il campo magnetico con recettori situati nella cavità addominale, mentre uccelli e cani possono sentire attraverso fotorecettori speciali negli occhi chiamati criptocromi.

(Fonte: https://it.sputniknews.com/scienza-e-tech/2021051310540740-pubblicata-lettera-ignota-di-einstein-su-iper-sensi-degli-animali/)

12 maggio 2021

Animali esotici e selvatici, scatta il divieto di detenzione e importazione

volpe
La notizia era attesa da tempo. Per quel che riguarda gli animali esotici e selvatici il Senato ha approvato definitivamente la legge di delegazione europea, recependo così il regolamento dell’Ue relativo alla loro detenzione e importazione: pipistrelli e pangolini, rettili e anfibi e tutti gli animali esotici non potranno essere più importati e detenuti in Italia.

Si tratta anche di un concreto passo avanti per contrastare epidemie e pandemie. È stato previsto inoltre un capitolo importante relativo alle nuove restrizioni sul commercio di animali domestici. Grande la soddisfazione delle varie associazioni animaliste – Lav in testa che da anni caldeggiava la cosa – che ribadiscono l’importanza della legge e dei suoi effetti nel mondo delle importazioni illegali.

Una legge importante

L’emergenza Covid-19 aveva già dato una spinta decisiva alle delibere europee in tema di prevenzione e difesa dalle pandemie. Gli animali esotici, con questo decisivo passo avanti, non potranno essere più importati e detenuti in Italia e ciò diminuirà anche il rischio di possibili contagi derivanti dalla loro immissione nel tessuto sociale.

La legge di delegazione europea (che contiene l’articolo 14 lettera q), con un emendamento a prima firma della capogruppo di Leu, Loredana de’ Petris, e con il parere positivo del governo, ha sancito quindi definitivamente  il divieto con una serie di norme che dovranno essere operative entro dodici mesi.

Niente più volpi chiuse in gabbiette casalinghe, serpenti e uccelli rapaci prigionieri sui trespoli, anfibi di vario genere e tipo che vivacchiano in acquari di fortuna. E il divieto riesce definitivamente a porre un freno ad anni di lucrosi commerci animali che hanno, spesso, decimato intere specie viventi e causato la morte precoce di animali selvatici ed esotici.

(Fonte:  lifegate.it)




04 maggio 2021

Campania, sarà a Benevento il centro regionale contro il maltrattamento animale


 

Sarà a Benevento il Centro di riferimento Regionale per la Biosicurezza, il Benessere Animale ed il contrasto al Maltrattamento (CRiBBAM). Il centro, insieme alle ASL, Federico II e Istituto Zooprofilattico si occuperà di biosicurezza degli allevamenti, benessere animale e prevenzione del maltrattamento su tutto il territorio regionale campano.  

Con la delibera regionale dello scorso 14 aprile è stato istituito a Benevento il Centro di riferimento Regionale per la Biosicurezza, il Benessere Animale ed il contrasto al Maltrattamento (CRiBBAM). Grazie alla collaborazione che vede coinvolti l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, l'Università degli Studi di Napoli Federico II e le ASL di Benevento e Caserta, il centro si occuperà di biosicurezza degli allevamenti zootecnici e della tutela del benessere animale, puntando molto sulla prevenzione del maltrattamento e al contrasto dei reati a danno degli animali.

Il CRiBBAM supporterà il lavoro dei servizi territoriali delle ASL di tutta la Regione, e proprio quella di Benevento è stata individuata come sede operativa regionale per le attività in materia di «Tutela del benessere animale, prevenzione del maltrattamento e contrasto ai reati a danno degli animali».

Soddisfatto il Direttore Generale Gennaro Volpe, che ha espresso entusiasmo per la scelta della Regione Campania: «Sono soddisfatto e orgoglioso per questa nuova sfida per la quale ci impegneremo al massimo, perché – prosegue il Direttore – siamo consapevoli che la sicurezza della filiera alimentare è direttamente connessa al benessere degli animali e il riconoscimento per il nostro territorio di “brucellosi free”, è la riprova dell'impegno che profondiamo costantemente».

Nelle prossime ore lo stesso Direttore individuerà, tra i dirigenti veterinari, la figura più adatta cui affidare la direzione tecnica delle attività del centro che, per il primo anno, sarà affiancata anche dai dirigenti veterinari dell'Istituto Zooprofilattico, con l'obiettivo di implementare le esperienze e le competenze del neonato centro.

(Fonte:  https://www.kodami.it/campania-sara-a-benevento-il-centro-regionale-contro-il-maltrattamento-animale/)

 

 

12 aprile 2021

Raccolta tappi a sostegno del rifugio per animali, c’è anche il Mercato Trieste

Raccolta tappi a sostegno del rifugio per animali, c’è anche il Mercato Trieste

Mercato Trieste
Mercato Trieste

L’associazione “Riscatto al Secondo“, in collaborazione con l’associazione italiana difesa animali e ambiente  (Aida&A) ha organizzato una raccolta di tappi per sostenere economicamente “La grande oasi”, rifugio per animali che si trova a Mazzano Romano.

La locandina dell’iniziativa di Riscatto al Secondo e Aidaea

L’iniziativa, che oltre ad avere uno scopo animalista vuole essere un focus sui temi dell’ecologia e del riciclo di plastica, vede l’appoggio anche del Mercato Trieste di via Chiana, che sarà il primo punto di raccolta per i tappi.

Per informazioni è possibile chiamare il 347.7169.048 o mandare una email a info@aidaea.it.

 

Cane intossicato con veleno per lumache, 73enne a processo

Cane intossicato con veleno per lumache, 73enne a processo

Cane intossicato con veleno per lumache, 73enne a processo


Giorgio Povelato, un pensionato di Mogliano Veneto, è accusato di maltrattamenti su animali. Nel giardino dei vicini è stato trovato del lumachicida che l'anziano usava sulla siepe di gelsomini. La veterinaria che ha curato l'animale: «Fatto doloso»


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Aveva messo un lumachicida a protezione della bella siepe di gelsomini che aveva in giardino e che separava la sua proprietà dai vicini. Ma, dice lui, con il vento un po' di quel veleno avrebbe superato il confine avvelenando uno dei cani di razza Husky dei confinanti. Il cane, un maschio, si è salvato grazie all'intervento tempestivo di un centro veterinario, che ha fatto all'animale una lavanda gastrica. Ma la veterinaria che ha salvato l'Husky è sicura: «Quell'avvelenamento - dice - non  può che essere stato doloso». E' così che Giorgio Povelato, un pensionato di 73 anni residente a Mogliano Veneto, si è ritrovato accusato di maltrattamento ad animali. L'uomo è stato raggiunto dai un decreto penale di condanna a 15 mila euro e per quanto sia incensurato non gli è stata la concessa la condizionale, il che lo ha costretto a rivolgersi a un legale (l'avvocato Giancarlo Zanin) per fare opposizione.

La vicenda risale all'aprile del 2017. Povelato, come ogni anno, stava provvedendo alla manutenzione delle piante che ha nel giardino della sua casa in via Palma il Vecchio a Zerman. Fra i lavori vi è anche quello di mettere il veleno per lumache che, salendo lungo il muretto di confine, si abbuffano con le foglie dei suoi gelsomini. Ma qualche giorno dopo la deposizione delle esche il cane dei vicini si sente male. Portato in un centro veterinario di Paese d'urgenza gli viene praticata una lavanda gastrica, unica strada per salvarlo. Le indagini, condotte dalla Polizia Municipale, portano al ritrovamento di una manciata di veleno nel giardino in cui era ospitato l'animale. «Senza dubbio - dice la relazione della veterinaria che si è occupata del caso - non si tratta di un fatto accidentale ma di un avvelenamento doloso».

Oggi, lunedì 12 aprile, si è svolta la prima udienza filtro del processo. «Io non faccio quelle cose - ha detto Povelato - amo gli animali e molto spesso tengo il cane di grossa taglia di mia figlia». Ma intanto il pensionato 73enne rischia una condanna che va da tre a diciotto mesi di reclusione



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Fonte : https://www.trevisotoday.it

«Fermate la strage di randagi in Albania»: la lettera delle associazioni animaliste all’ambasciatrice

La richiesta di oltre ottanta organizzazioni della Federazione italiana associazioni diritti animali e ambiente: «Si tratta di uccisioni crudeli ed eticamente inaccettabili. Chiediamo si metta fine a questa strage»

 «Il nostro Paese non può e non deve rimanere indifferente. Chiediamo — quindi — che le autorità locali pongano subito fine a questo massacro, crudele e ingiusto dei randagi in Albania». È questa la richiesta lanciata da oltre ottanta organizzazioni aderenti alla Federazione italiana associazioni diritti animali e ambiente, nata nel 2012 per iniziativa di Enpa, Lav, Leidaa, Lndc e Oipa, e che oggi raccoglie alcuni dei principali gruppi animalisti e ambientalisti italiani.

In una lettera all’ambasciatrice albanese in Italia,
Anila Bitri Lani, la Federazione richiama l’attenzione del governo di Tirana sul trattamento riservato ai cani randagi della capitale e di altre città del Paese. «In queste ore — si legge nel testo — molti cittadini albanesi protestano in piazza e ci scrivono denunciando il trattamento riservato ai cani vaganti all’approssimarsi della data fissata per le elezioni parlamentari. A quanto apprendiamo, gli animali sarebbero catturati con il pretesto di una campagna di sterilizzazione, condotti nella clinica veterinaria comunale, brutalmente eliminati con un’iniezione di acido cloridrico nel cuore e poi “smaltiti” nella discarica cittadina». Tutto questo perché in Albania non ci sono canili pubblici, e non esistono strutture governative che si occupino di dare un riparo a questi animali.

L’Albania è un «Paese amico dell’Italia, un Paese europeo e candidato all’ingresso nell’Unione europea, che come cittadini sosteniamo e auspichiamo», si chiude la lettera, nella speranza che l’ambasciatrice possa farsi interprete presso il governo del «nostro sconcerto e della nostra indignazione per quanto ci riferiscono gli attivisti albanesi» e che
si ponga fine a «questo massacro».

Le uccisioni di randagi non sono soltanto crudeli ed eticamente inaccettabili, ma anche totalmente inadatte a
risolvere l’emergenza randagismo.

Non si tratta della prima volta che le associazioni animaliste fanno sentire la propria voce contro le violenze a danno degli animali:
nel 2012 — ad esempio — era stata denunciata una strage di cani randagi a Durazzo, in Albania, dall’Associazione per i Diritti degli animali in Albania (Ara). Gli animalisti avevano realizzato un video, diffuso su Youtube, nel quale si vedevano alcuni cani gettati su un camion, coperti da un telo di plastica e scaricati in una fossa comune.
* Della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente fanno parte oltre sessanta associazioni di cui, come fondatrici:

Ente Nazionale Protezione Animale, Lega Antivivisezione, Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente, Lndc - Animal protection, Organizzazione Internazionale Protezione Animali;

come federate:

A…mici felici e altri amici, AAE Conigli, Accademia di Kronos, Aiutiamo Fido, Amici Animali Onlus, Amico Gatto onlus, Amoglianimali Onlus, Anima Equina Onlus, Animal Aid Italia, Animal Equality, Animalisti Italiani Onlus, Anima Meticcia Onlus, Anita, ANPA, ARCA – Colonia felina della Piramide Onlus, Arca Amica Onlus, Arca della Valle, Asav, Associazione Difesa Animali Arco (Ada), Assovegan, Balzoo, Bauckingham Palace – tutti fuori dalle gabbie Onlus, Big Brother, Camminiamo Insieme Onlus, Cani e Mici per Amici Onlus, City Angels, Collettivo Animalista, Como Scodinzola, Compassion in World Farming (Ciwf), Con Fido nel Cuore Onlus, Cuori e Zampe Onlus, Diamoci la Zampa Onlus, Dna animale, Earth, Eolo a 4 zampe Onlus, Essere Animali, Filippo…semplicemente amore, Frida’s Friends onlus, Gabbie vuote, Gaia Italia, Gattini Cerca Casa - gli amici di Luigi, Gli amici del Pratone di Lissone, Green House, IAPL Italia, I Cani di Anna, I Favolosi Cani 80, Impronte Amiche Onlus, Italian Horse Protection, Le Orme Onlus, Liberinsieme, L’unione fa la Forza, Mondo Gatto Gruppo Volontari Onlus, NoiAnimali Onlus, Oasi degli Animali, OITA - Save the Pets, Ombre a quattro zampe, Pacav – Progetto aiuta un cane a vivere, Pandora Tortona odv, Podenco’s Angels Rescue, Progetto Islander, Progetto No Macello, Pro Parco onlus, Randagi per Caso Onlus, Rifugio del Micio, Rifugio Hermada, Samu Italia Onlus, SOS Gaia, SOS Levrieri, Tartamondo Onlus, Una Luce Fuori dal Lager, Universo di Maio Onlus, Voce Animale, Zampe d’oro Onlus, Zampette Felici Onlus. Aderiscono con un patto di scopo: Lega Abolizione Caccia, LAC, Lega Italiana Protezione Uccelli, LIPU, Federazione Nazionale Pro Natura, Marevivo, Wwf.

 Fonte: www.corriere.it

10 aprile 2021

Strage di cani randagi in Pakistan: oltre 25mila gli animali che saranno uccisi nei prossimi due mesi

Il Governo del Pakistan si appresta a compiere una vera e propria strage di cani randagi, strage che purtroppo è già in corso. Saranno in totale almeno 25mila gli animali che verranno uccisi entro i prossimi due mesi.

Lo rende noto l’Oipa, Organizzazione internazionale protezione animali, che fa sapere che le uccisioni dei randagi sono già iniziate nelle amministrazioni del Lodhran, Kehror Pakka e Dunyapur ma a breve si estenderanno anche a molte altre città del Pakistan.

L’Oipa International si è attivata per cercare di fermare la strage scrivendo al Primo Ministro pachistano, Imran Khan:

“Fermate questo abbattimento di massa. Esistono metodi incruenti, etici, per contenere il numero dei randagi e la diffusione di malattie”

Insomma si chiede un approccio etico al problema, in modo da sostituire la pratica atroce delle uccisioni dei randagi con un programma di cattura, sterilizzazione, vaccinazione e rilascio sul territorio. Attività che, sia pur in numeri molto piccoli per quanto possibile, già compiono i volontari presenti sul territorio.   

Il problema è che tali pratiche di contenimento dei randagi non sono certo una novità per il Pakistan. Secondo quanto afferma la stessa Oipa, sono oltre 50 mila i cani che vengono uccisi ogni anno su indicazione del Governo. 

Una strage tra l’altro molto crudele considerando che i cani vengono uccisi con armi da fuoco o, nei casi peggiori, avvelenati, dunque muoiono tra atroci sofferenze. I corpi senza vita che si vedono nelle terribili immagini diramate dall’Oipa vengono poi ammassati e smaltiti da operatori comunali.

Come ha spiegato Valentina Bagnato, responsabile delle Relazioni internazionali di Oipa International, c’è anche da affrontare un altro problema, quello della popolazione che ha paura dei cani in quanto portatori di malattie, in particolare della rabbia per la quale i randagi non sono ovviamente vaccinati.

La strategia delle sterilizzazioni e delle vaccinazioni potrebbe essere dunque quella vincente per ridurre il numero di cani sul territorio ma anche per evitare la diffusione di malattie:

“Si garantirebbe così anche la sicurezza e la protezione delle comunità locali” ha dichiarato Valentina Bagnato.

Cosa possiamo fare per fermare la strage

L’Oipa chiede di copiare il testo dell’appello al primo ministro (lo trovate qui) e d’inviarlo alle email spm@pmo.gov.pk e info@pmo.gov.pk.

Una sorta di mailbombing, dunque, per cercare di fermare la strage dei randagi.

 

 (Fonte: www.greenme.it)

22 marzo 2021

E' COME UN BIMBO CHE SI AFFACCIA ALLA VITA, LASCIAMOLO VIVERE! AMARE E' PER SEMPRE!


E' COME UN BIMBO CHE SI AFFACCIA ALLA VITA, LASCIAMOLO VIVERE! AMARE E' PER SEMPRE!

Fattoria Mondo di Heidi qualche anno fa, quando il carissimo Claudio salvò dal macello numerosi agnellini che avevano ancora bisogno del latte della loro mamma.
Alcuni di loro arrivarono lì con la loro mamma che li accudiva come ogni mamma accudisce il proprio figlio mentre gli altri furono nutriti artificialmente da Claudio con tutto l’amore che lo distingue.
Presi in braccio un agnellino nero e la sua mamma, gelosissima, non lo perdeva di vista, ci guardava attentamente e con la sua voce lo reclamava preoccupata. Quando lo riposi accanto a lei era felicissima, lo annusava, gli girava intorno e si fermò per donargli il suo latte.
Questi teneri cuccioli non hanno più rischiato la morte e vivono felici nei prati ma immaginate i loro pianti e quelli delle loro mamme se li avessi portati via ... immaginate quanti pianti nel mondo in questi giorni .... Come si fa a uccidere una tenera creatura come questa e altre creature che ti cercano con i loro occhi e prendono il cibo dalle tue mani? Tutti hanno diritto alla vita e nessuno ha il diritto di uccidere.
Il mio messaggio è quello di imparare a guardare gli animali non nel nostro piatto, ma ogni volta che crescono felici nei prati e giocano tra di loro come giocano i nostri bambini con gli amici.
Gli animali sono eterni bambini, sono tutti uguali, uguali al cane o gatto che abbiamo in casa o che incontriamo a casa di amici.
Tutti gli animali provano sentimenti come paura e dolore, ma anche gioia, affetto, amore. Non c'è giustificazione per ammazzarli. Impariamo a rispettarli e ad amarli!
Ringrazio Claudio per la sua ospitalità e per tutto l'impegno nei confronti degli animali sottratti a maltrattamento o a un crudele destino.