06/08/18

Randagismo SICILIA, l'Ars propone una banca del dna dei cani, per il chip tempi più stretti e multe fino a 60 mila euro

 

Sono gli elementi principali su cui si fonda il disegno di legge regionale per il contrasto di una piaga che affligge non solo Palermo ma tutta la regione. Previsto anche un patentino per gli animali più aggressivi. Miccichè: «Il malato è il senso civico, noi proponiamo una rivoluzione culturale»


Per chi non sterilizza i propri animali, sarà previsto l’obbligo di consegnare il dna all’anagrafe canina, così da rendere immediatamente rintracciabili i proprietari. Questo l’elemento cardine su cui si fonda il disegno di legge al fine di creare di una banca dati regionale del genoma canino per il controllo del randagismo in Sicilia, presentato stamane dal presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè, dal consulente dell’Ars ed esperto in materia Giovanni Giacobbe, e dal professore Giovanni Scala, giurista e costituzionalista che ha contribuito alla stesura del ddl. 

L’obiettivo è di ridurre il fenomeno nell’Isola promuovendo la nascita di una nuova cultura responsabile nella gestione e nella riproduzione dei cani. Un disegno di legge che, pur prendendone le mosse, rielabora la legge regionale n. 15 del 3 luglio 2000 (Istituzione dell’anagrafe canina e norme per la tutela degli animali da affezione e la prevenzione del randagismo).

Tra le novità previste dalla bozza, anche un inasprimento delle sanzioni pecuniari per i trasgressori che prevede per le condotte meno gravi 150 euro di multa, fino a un massimo di 60 mila euro. 

Rafforzato il ruolo delle guardie zoofile e una stretta sui tempi consentiti per la microchippatura degli animali: dai 180 giorni previsti dalla normativa attuale, il massimo sarà di due mesi. «Dati alla mano, la Sicilia si trova in una condizione di disagio estremo rispetto alle altre regioni - ha esordito Micciché - l’idea centrale è di obbligare tutti i proprietari a fornire la mappatura genetica dei propri cani o di sterilizzarli». Rimane, tuttavia, la spinosa questione dei randagi che circolano attualmente liberi e senza controllo, privi di microchip, e che spesso ingrossano le fila degli animali ospitati dai canili, con il pericolo di sovraffollamento, come a Palermo.

«Il malato è il senso civico, noi proponiamo una rivoluzione culturale - prosegue Miccichè - Lo stesso vale per i rifiuti: non è che facendo la differenziata abbiamo risolto il problema, ma con il tempo una soluzione si troverà. Con questa legge non otterremo il dna dei cani randagi, ma se l’animale in questione non ha un padrone lo sterilizziamo: a poco a poco questo meccanismo ridurrà il fenomeno». La norma, che al momento è solo una proposta, sarà depositato nei prossimi giorni in presidenza e, quindi, assegnato alla commissione competente, probabilmente Sanità che dovrà valutarla e poi portarla in aula. «Sara un ddl trasversale - ha aggiunto - il primo firmatario non sarò io, ma il buon senso. Ho chiesto alla presidente della commissione Margherita La Rocca Ruvolo di discuterlo in commissione senza appartenenza alcuna, ma spero sia un ddl di tutto il parlamento».
«Abbiamo cercato di immaginare una soluzione che porti a responsabilizzare i proprietari di cani - ha ribadito Giacobbe - La mappatura genetica funziona: sarà possibile conferire il dna con pochissime gocce di sangue, un bulbo pilifero o tampone gengivale. E abbiamo individuato anche nell’Istituto zooprofilattico l’ente che potrà conservare una banca del genoma con i campioni biologici, collegata alla nuova anagrafe canina regionale». Prevista anche una stretta sui casi di aggressioni: i padroni di animali rischio saranno obbligati a richiedere un patentino. «Questa legge vuole dare risposte immediate affrontando due aspetti della legge vigente non soddisfacenti - ha detto Scala - La legge, ad esempio, non individua tra i diversi attori coinvolti quali funzioni devono svolgere e come. Per rafforzare i controlli - ha concluso - abbiamo previsto che il ricavato sanzioni, al momento devoluto alla Regione, sia assegnato alle singole amministrazioni per politiche volte al contrasto del randagismo».

(Fonte:  http://palermo.meridionews.it/articolo/68367/randagismo-lars-propone-una-banca-del-dna-dei-cani-per-il-chip-tempi-piu-stretti-e-multe-fino-a-60-mila-euro)

Sequestrato un canile privato nel Comune di Montecrestese



I carabinieri forestali di Domodossola (VCO) hanno sequestrato un canile privato nel Comune di Montecrestese. 
I militari, assieme al personale medico veterinario dell'Asl, hanno accertato che gli animali venivano tenuti in condizioni igieniche precarie e di degrado. Al momento dell'ispezione, inoltre, il canile ospitava 79 cani rispetto ai 60 autorizzati.
Molti animali risultavano privi di microchip identificativo. Sono in corso ulteriori accertamenti volti a verificare la provenienza dei cani e ad individuare le relative metodologie di acquisizione. 
"Gli animali - spiegano i forestali - erano ricoverati in ventotto box colmi di escrementi, tutti privi di acqua e cibo e dotati di spazi vitali inferiori a quelli prescritti dalla legge. Per tale motivo il gestore della struttura è stato denunciato per i reati di maltrattamento di animali e detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze".

(Fonte: www.facebook.com/TgAmiciAnimali )

Milano, mozza le orecchie al cane: avvocato e veterinario a processo



Con la scusa dell’infezione hanno tagliato i lobi del terrier per motivi estetici: padrone e medico compiacente rinviati a giudizio per maltrattamenti

Rinviato a giudizio con citazione diretta un avvocato milanese di 36 anni, padrone di un American Staffordshire Terrier, e un veterinario, finiti sotto inchiesta nel capoluogo lombardo per aver tagliato i lobi delle orecchie al cane; apparentemente per una ragione sanitaria ma in realtà, secondo la Procura, per motivi estetici. 
L’ipotesi del pm - che nelle scorse settimane ha chiuso l’indagine per maltrattamento di animali, in particolare per avere provocato lesioni senza necessità - è che i due abbiano agito perché gli esemplari con tale amputazione hanno buone chances di vincere i concorsi di bellezza. 
Il veterinario, che ha un ambulatorio sui Navigli ma risiede a Pavia, nel suo interrogatorio davanti agli investigatori, ha spiegato di aver praticato una «conchetomia terapeutica» nel 2014, quando il cane era piccolo, poiché alla visita «si palesava una parte di cancrena sulla parete distale di entrambi i padiglioni auricolari» dell’allora cucciolo. Cucciolo che, come gli aveva riferito il padrone, si era ferito qualche giorno prima dopo essersi «infilato in un roveto» e a nulla erano servite le medicazioni alle orecchie effettuate a casa. 
Versione a cui il pm non ha creduto: la scusa dell’infezione, per praticare quella che è una vera e propria barbarie, è diventata infatti talmente scontata da non riuscire per fortuna a ingannare più nessuno. 
L’inchiesta in questione è una tranche di quella avviata a Reggio Emilia in seguito ad un controllo della Asl nel corso del «Golden Edition Show» che si è svolto a febbraio 2017 a Scandiano, sulle colline emiliane. Lì furono trovati 16 cani, prevalentemente Pittbull e American Stafforshire Terrier, con le orecchie mozzate: per uno dei casi la competenza era della magistratura milanese, a cui sono stati trasmessi gli atti. 
Ora il Tribunale deve fissare la data in cui prenderà il via il dibattimento, che sarà celebrato da un giudice monocratico.

(Fonte: www.corriere.it ) 


05/08/18

Sequestrati nel mercato storico di Ballarò oltre 100 esemplari di cardellino e 4 di tartaruga


I carabinieri forestali del nucleo Cites di Palermo hanno sequestrato nel mercato storico di Ballarò oltre 100 esemplari di cardellino e 4 di tartaruga. Le specie sono protette dalla convenzione internazionale di Berna del 1979. 
I cardellini sono stati trovati in tre gabbie, in condizioni di grave sofferenza. Dopo una visita da parte dei veterinari ieri stesso gli esemplari sono stati liberati nel Parco della Favorita. Le tartarughe sono state portate presso il centro di recupero fauna selvatica di Ficuzza. 
L'intervento di questa domenica è solo l'ultimo di una lunga serie che ha consentito ai carabinieri forestali, supportati dall'Arma territoriale e dalle associazioni ambientaliste Wwf, Lipu e Cabs - di assestare un altro colpo ai bracconieri. 
Due giorni fa, i carabinieri forestali, avevano denunciato un uomo che nascondeva dentro un piccolo magazzino nel mercato della Vucciria 4 esemplari di cardellino, utilizzati come richiami per catturare altri esemplari.

(Fonte:  www.facebook.com/TgAmiciAnimali) 


01/08/18

Maltrattamento animali. Condannato un 80enne di Nardò

Il giudice monocratico del tribunale di Lecce Domenico Greco, con una recente sentenza, ha comminato una sanzione di 6mila euro ai danni dell’uomo ritenuto colpevole di un gesto tanto gratuito quanto violento. Accolta la versione accusatoria di una donna, proprietaria dell’animale, assistita dall’avvocato Ezio Maria Tarantino.

L’episodio si è verificato qualche anno fa in una marina di Nardò. Una donna, originaria di Nardò ma residente in un paese limitrofo, stava passeggiando sul lungomare neritino insieme al suo piccolo cane di razza yorkshire, regolarmente tenuto a guinzaglio. L’azione violenta si è consumata in pochi secondi, mentre la donna stava per entrare nella sua automobile. L’anziano avrebbe colpito con un calcio la parte posteriore del cane provocandogli una leggera zoppia. L’animale ne avrebbe poi sofferto per diversi mesi. Nelle ore successive all’episodio, la donna ha sporto querela assistita dal suo legale di fiducia, Ezio Maria Tarantino.

Nei giorni scorsi si è concluso il processo con la condanna del giudice monocratico del Tribunale di Lecce. L’attenzione in materia di maltrattamento di animali, dunque, è molto alta e attuale.
Anche l’articolo 544 Ter del codice penale, del resto, è molto chiaro: chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi o con la multa da 5mila a 30mila euro.

(Fonte: agoranotizia.it)


Plastica riciclata per sfamare animali di strada. Accade in Turchia


Il progetto era davvero bizzarro e all’inizio non tutti ci avrebbero scommesso. Ma dopo alcuni mesi tutto sta funzionando a meraviglia. Di cosa si tratta? Dell’installazione, per le strade di Istanbul, in Turchia, di uno speciale apparecchio che dispensa acqua e crocchette quando vi si gettano all’interno bottiglie di plastica vuote. Non c’è nulla di difficile.

Invece di gettare maleducatamente in terra o sull’erba dei giardinetti gli involucri da cui i cittadini e i turisti si sono appena abbeverati, basta invitarli a provare lo strano, ma utilissimo, “Smart Recycling Box”, il dispositivo capace di coniugare Pugedo, questo il nome della società protagonista del progetto, ha giocato sull’ingegnosità dell’opera oltre che sulla lodevole iniziativa di distribuire cibo e acqua per i circa 150mila cani e gatti randagi della città.

L’apparecchio può essere equiparato esteticamente ai cassonetti per la raccolta del vetro: sulla parte superiore ci sono due aperture, una per svuotare l’acqua rimasta nelle bottiglie, l’altra per inserire l’oggetto, che verrà quindi spedito in un centro di smistamento e riciclo. Lateralmente, in basso e ad altezza di cane o gatto, invece, si trova l’altra apertura con due ciotole per acqua e le crocchette. A ogni bottiglia inserita si ha il rilascio di un certo quantitativo di cibo e di acqua: quindi più si ricicla più si dà da mangiare agli animali randagi.

Il dispositivo ha ormai fatto il giro del mondo attraverso la rete, e potrebbe diventare un modello cui ispirarsi per ridurre l’inquinamento e il randagismo, fenomeno che sempre più spesso assilla le grandi città causando disordini pubblici (dai sacchi dell’immondizia distrutti ai cassonetti rovesciati per la ricerca di cibo). Di sicuro non si eliminerebbe definitivamente il problema, risolvibile solo se affiancato da specifici programmi di sterilizzazione. Ma almeno aiuterebbe ad arginarne certe conseguenze spiacevoli. Interessante sarebbe valutare la sua attuabilità anche per la raccolta degli escrementi canini, altra “piaga” urbana causata, in questo caso, dall’inciviltà di tanti cittadini che portano a spasso il proprio quattrozampe. Ma questa è un’altra storia!

(Fonte : solocane.it)

Una cucciolata di lupi è nata nei Magredi di Pordenone. Non accadeva da quasi un secolo.


Una cucciolata di lupi è nata nei Magredi di Pordenone. Non accadeva da quasi un secolo. Grazie alle fototrappole piazzate dai ricercatori dell'università di Udine, che monitorano le specie lupo e sciacallo dorato, è stata osservata l’avvenuta riproduzione presumibilmente della coppia di lupi che, da circa un anno, era registrata come gravitante nella zona dei Magredi pordenonesi.

Dai diversi video ripresi dalle fototrappole si è potuto constatare che i cuccioli sono 6. «Si tratta molto probabilmente – spiega Stefano Filacorda, coordinatore dei progetti di ricerca sulla fauna selvatica dell’Università di Udine - dei primi lupacchiotti nati in Friuli Venezia Giulia da oltre 90 anni: la specie, infatti, era scomparsa in regione e nel nord est già a inizio Novecento. L'ultimo lupo abbattuto nel Nordest dovrebbe riferirsi al 1931 nella zona del Comelico, per ricomparire con presenze occasionali nel carso triestino grazie alla presenza di alcuni lupi sloveni».

I 6 cuccioli di lupo e i loro genitori sono stati ripresi presso un punto di monitoraggio che era stato predisposto per la raccolta di campioni biologici dei gatti selvatici: un punto che, essendosi rivelato fonte di gioco per i lupacchiotti, è stato invece utile a documentare questo evento.

Le straordinarie immagini sono frutto del lavoro di Andrea Vendramin, responsabile per il gruppo di Wildlife dell'Università di Udine e membro dell'associazione il Villaggio degli orsi, coordinato dal Stefano Filacorda, nell’ambito delle ricerche su lupo e sciacallo nella destra Tagliamento. Già in un video del 19 maggio scorso, realizzato nello stesso punto tramite fototrappole, era presente una femmina apparentemente gravida.

«Della coppia di lupi presente nella zona, presumibilmente i genitori dei 6 lupacchiotti – dice Vendramin –, la femmina proviene da un branco della Lessinia e il maschio, segnalato nel 2015-2016 nella provincia di Treviso, dalla popolazione italiana. Ulteriori indagini devono confermare la presenza di un ulteriore coppia di lupi nella zona dell’alta pianura pordenonese e Prealpi carniche».

Le attività di ricerca sul lupo sono portate avanti dall’Università di Udine in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia, il Corpo Forestale Regionale e l’Associazione il Villaggio degli orsi. «La presenza in zona Magredi della specie – spiega Filacorda - è nota già dal 2016, ma solamente nel corso del 2017 si è avuta la conferma della formazione di una coppia stabile». Nel 2010 un individuo solitario di lupo è stato rilevato tramite fototrappolaggio nell'area carsica di Basovizza vicino al confine con la Slovenia e successivamente genotipizzato, il lupo proveniva dalla Slovenia, dove vivono diversi branchi stabili di lupo. Nel 2013 la prima prova del ritorno del lupo è stata rinvenuta nelle Pre Alpi Carniche (Pordenone). E grazie ai monitoraggi del Life WolfAlps è stato possibile confermare, tra il 2014-2015, la presenza del lupo nella Val Tramontina (Pordenone) e nelle Prealpi Carniche (Udine). «Dopo un anno di assenza, senza segni di sua presenza, nel 2016 – concludono Vendramin e Filacorda - il lupo e riapparso nella nostra regione, nell'area dei Magredi pordenonesi, dove lo stesso anno è stato individuato anche lo sciacallo dorato, tutt'ora seguito anche dal Museo di Udine».

Le iniziative di monitoraggio, che vedono la Regione Friuli Venezia Giulia come coordinatrice, si svolgono grazie al progetto life Wolf Alps. La Regione Friuli Venezia Giulia sostiene inoltre le azioni di prevenzione e rimborso dei danni da grandi carnivori al fine di favorirne la loro presenza e la coesistenza con le attività umane.

(Fonte: ilmessaggero.it)

 

PETIZIONE : Basta olio di palma che distrugge le foreste

Chiedi alle multinazionali di non acquistare più olio di palma prodotto a discapito delle foreste e dei diritti umani. 

Firma la petizione  di Greenpeace a questo link 
http://www.greenpeace.org/italy/it/Cosa-puoi-fare-tu/partecipa/olio-di-palma-aziende/?utm_source=greenpeace.org&utm_medium=typ&utm_campaign=food&utm_content=facebook_share

Testo Petizione:

Basta olio di palma che distrugge le foreste

Le grandi multinazionali del cibo vogliono continuare a produrre e vendere sempre più olio di palma.
Ma la foresta non è un discount: per piantare palma da olio ogni giorno vengono distrutti ettari di foreste e animali unici come gli oranghi rischiano l'estinzione.
La produzione industriale di olio di palma distrugge il Pianeta: le aziende devono assumersi le loro responsabilità.

Le foreste nel piatto

L'olio di palma è presente in gran parte dei prodotti che acquistiamo. È una materia prima a basso prezzo per le multinazionali che lo commerciano, ma il suo prezzo reale è molto più alto: per poter espandere in maniera indiscriminata le piantagioni di palma da olio (dal cui frutto si ricava l'olio di palma), le torbiere vengono drenate, le foreste vengono bruciate e gli animali perdono il loro habitat naturale.
Inoltre queste piantagioni sorgono su terreni che le multinazionali sottraggono -a volte anche con violenza- alle popolazioni locali. Chi lavora queste terre è vittima di sfruttamento ed esposto a pericolosi pesticidi.

ll circolo vizioso degli incendi
In Indonesia il periodo tra giugno e ottobre è conosciuto come "Musim kabut", la stagione del fumo: colpa degli incendi che vengono usati dall'industria dell'olio di palma per distruggere torba e foreste in modo da ampliare le coltivazioni.
Ogni anno infatti il circolo si ripete: gli alberi vengono prima abbattuti, poi le torbiere vengono drenate ed infine le foreste vengono bruciate e completamente rase al suolo per far posto alle piantagioni di palma da olio.
Gli anni a seguire, per espandere ancora le piantagioni, si fa ricorso a nuovi incendi. E il circolo ricomincia.
L'impatto di questi incendi è dannoso anche per l'uomo: ogni anno nel Sud est asiatico, oltre 110.000 persone muoiono prematuramente a causa delle nubi tossiche originate dagli incendi forestali.

Animali unici sono a rischio

È l'Indonesia il principale produttore mondiale di olio di palma. Gli oranghi, la tigre e il rinoceronte di Sumatra, animali simbolo di questo Paese, sono in via di estinzione.
A causa degli incendi, se non rimangono soffocati o arsi vivi, sono costretti a fuggire verso luoghi dove spesso non ritrovano il loro habitat naturale e che li rendono facili prede dei bracconieri.
Dopo aver sfruttato indiscriminatamente per anni le foreste presenti sulle isole di Sumatra e Kalimantan, ora le palme da olio stanno arrivando anche nell'ultima isola incontaminata dell'arcipelago indonesiano: la Papua. Qui vivono i meravigliosi uccelli del paradiso, la cui sopravvivenza è minacciata.
Se non fermeremo in tempo la deforestazione causata dalla produzione intensiva dell'olio di palma, perderemo animali e habitat naturali per sempre.

Le nostre richieste

Tra il 2010 e il 2015 numerose multinazionali come Mars, Nestlé, Unilever e Pepsico, si sono impegnate a non rifornirsi più, entro il 2020, da aziende che producono olio di palma a discapito delle foreste, dei diritti dei lavoratori e delle comunità locali. Ma non hanno mantenuto le promesse, e la deforestazione continua.
Chiediamo alle multinazionali che usano olio di palma per i loro prodotti di mantenere l'impegno preso, e agire concretamente entro il 2020 per non acquistare più olio di palma prodotto distruggendo le foreste e violando i diritti umani.

28/07/18

Accademia Kronos Salerno: BAU DAY 2018.



"GIOVANI E I BAMBINI POSSONO CAMBIARE IL DESTINO DELLA TERRA! IO FACCIO LA MIA PARTE" - Accademia Kronos Salerno: Il nostro messaggio al BAU DAY, Montecorvino Rovella 28/07/2018.