23 novembre 2021

Soglitelle, così è rinato il paradiso degli uccelli

Villa Literno, da luogo di bracconaggio ad area naturale. L’impegno della Lipu

Era un enorme sito consacrato al bracconaggio, con bunker di cemento che il clan dei casalesi affittava a caro prezzo offrendo anche protezione dalle intrusioni. Ora l’area delle Soglitelle, nel Comune di Villa Literno, è un paradiso per gli uccelli e un luogo in cui agli amanti della natura sono riservate sorprese a non finire. La Lipu di Caserta, che è stata tra gli artefici del miracolo, riceverà il prossimo 4 luglio la menzione speciale del Premio nazionale don Diana (il 4 luglio, infatti, sarebbe stato il compleanno del sacerdote assassinato a Casal di Principe nel 1994). Nella motivazione si fa riferimento allo «straordinario lavoro di presidio e di recupero portato avanti nell’area delle Soglitelle, con la trasformazione di un luogo simbolo del bracconaggio ad opera della camorra in luogo di rinascita. Non solo contrasto del degrado ambientale ma recupero di bellezze naturali, altrimenti condannate».

Soglitelle, da regno della camorra a oasi felice

Fino alla bonifica e alla riqualificazione l’area delle vasche era un ritrovo di bracconieri armati fino ai denti: decine i fucili e migliaia le munizioni sequestrate. Inoltre i frequentatori avevano l’abitudine di dare fuoco ai rifiuti, soprattutto materie plastiche e copertoni. Ora, invece, grazie a sforzi durati vent’anni, tutto è cambiato. Nelle vasche si fermano uccelli acquatici di diverse specie, che gli appassionati possono osservare senza disturbarli. Di recente, per esempio, è stato registrato il passaggio di un cucciolo di fenicottero inanellato il 5 agosto 2020 a Salins d’Aigues-Mortes, nella regione francese della Camargue. Nel 2018, inoltre, grazie al sostegno economico di Fondazione con il Sud ed Ente Riserve Foce Volturno, Costa di Licola e Lago di Falciano, presieduto da Giovanni Sabatino, grazie al partenariato con il Comune di Villa Literno, l’Istituto Gestione Fauna, Lipu, Agrorinasce e Carabinieri Forestali, attraverso il progetto Volo libero e grazie all’impegno del ministero dell’Ambiente, è partito un progetto per la tutela delle Soglitelle, di cui si sta valorizzando e promuovendo la conoscenza e la fruizione.

 (Fonte: corrieredelmezzogiorno.corriere.it)


16 novembre 2021

Le specie animali e vegetali spariscono a un ritmo 1.000 volte superiore al tasso naturale




Dal rinoceronte bianco settentrionale, dichiarato estinto nel 2018 con l’ultimo esemplare in cattività e ben prima quelli in natura per colpa dei bracconieri, alla tigre di Giava, scomparsa nel ’79, quante specie si sono estinte – negli ultimi due secoli – a causa dell’uomo? Siamo nel pieno della sesta estinzione di massa, con un tasso di estinzione di specie animali e vegetali 1.000 volte superiore a quello naturale.

È quanto emerge dal nuovo report del WWF “Estinzioni: non mandiamo il pianeta in rosso”, che mette in evidenza i dati forniti dagli esperti: il più importante fattore di perdita della biodiversità sui sistemi terrestri è stato ed è tuttora il cambiamento dell’uso dei suoli, a partire dalla conversione degli habitat primari, come le foreste primigenie, trasformate in terreni per la produzione agricola.

Il report

Tra il 1970 e il 2016, il 68% delle popolazioni monitorate di mammiferi, uccelli, anfibi, rettili e pesci hanno subito un forte declino. Non solo cambiamento dell’uso dei suoli, ma anche pesca eccessiva negli oceani le cause principali, cui si aggiungeranno sempre più nel futuro anche gli impatti del cambiamento climatico con fenomeni sempre più devastanti, a partire dagli incendi.

L’estinzione genera poi estinzione poiché la perdita di una specie causa un effetto “domino” che favorisce la scomparsa di altre – dicono da WWF. La pandemia di coronavirus ci ha fatto capire i tanti pericoli legati alla distruzione degli habitat naturali da parte dell’uomo. Interferire e distruggere gli equilibri degli ecosistemi naturali depredando gli habitat provoca nuove emergenze, non solo sanitarie. L’aumento inarrestabile della popolazione umana, la distruzione degli habitat naturali, la deforestazione, il traffico e il commercio di fauna selvatica, gli allevamenti intensivi, l’inquinamento e la crisi climatica sono tutte problematiche in relazione tra loro.
La IUCN ha accertato di fatto l’estinzione di almeno 160 specie nell’ultimo decennio. Questo numero, seppure elevato, rappresenta probabilmente una sottostima, sia per la difficoltà di ricerca sia per la poca conoscenza riguardo alcuni taxa, considerati “minori” (in primis tra gli invertebrati).

Le cause e i fattori che portano le specie prima alla rarefazione poi all’estinzione in questo drammatico momento storico sono numerose e in tutte c’è purtroppo la mano dell’uomo: a partire dalla rivoluzione industriale, le attività umane hanno distrutto e degradato sempre più foreste, praterie, zone umide e altri importanti ecosistemi, minacciando il benessere umano. Il 75% della superficie terrestre non coperta da ghiaccio è già stata significativamente alterata, la maggior parte degli oceani è inquinata e più dell’85% della superficie delle zone umide è andata perduta.
Gli animali simbolo del “conto in rosso” del Pianeta

Il simbolo di quanto la natura più remota e selvaggia sia stata raggiunta dagli effetti della nostra insostenibilità, a partire dal cambiamento climatico globale, è proprio l’orso polare (Ursus maritimus), il cui habitat è compromesso al punto che se i trend di fusione delle calotte polari e la scomparsa di ambiente idoneo per spostarsi e procacciarsi il cibo proseguiranno come negli ultimi decenni, in soli 35 anni rischiamo di perdere fino al 30% della popolazione di orso polare.

Il cambiamento climatico colpisce quasi la metà (47%) dei mammiferi terrestri a rischio di estinzione, esclusi i pipistrelli, e un quarto (23%) degli uccelli a rischio potrebbero essere già essere stati influenzati negativamente dal cambiamento climatico, almeno in parte del loro areale. Fra gli effetti disastrosi del cambiamento climatico c’è anche l’intensificarsi degli incendi in varie parti del mondo: il fuoco corre veloce tra le foreste e le savane e gli animali più lenti ne fanno le spese. È il caso del koala (Phascolarctos cinereus) simbolo della fauna australiana, ora in declino nell’Australia orientale.

Un altro segnale che sta impattando sulla nostra sopravvivenza è la scomparsa degli impollinatori, vittime dei pesticidi e altri veleni usati in agricoltura: farfalle, api, bombi e altri insetti sono fondamentali per la produzione di cibo a livello globale. Quasi il 90% delle piante selvatiche che fioriscono e oltre il 75% delle principali colture agrarie esistenti necessitano dell’impollinazione animale per riprodursi. Secondo la IUCN, più del 40% delle specie di impollinatori invertebrati rischiano di scomparire. In Europa quasi la metà delle specie di insetti è in grave declino. Il 37% delle popolazioni di api e il 31% delle popolazioni delle farfalle presentano trend negativi.

La mano dell’uomo si spinge fino all’estremo, mettendo in atto veri e propri crimini di natura come il bracconaggio: vittima simbolo di questa piaga è la tigre (Panthera tigris), cacciata per alimentare uno dei fenomeni più difficili da sradicare perché molto redditizio, il commercio illegale di animali o parti di essi. E infine ci sono l’elefante di savana (Loxodonta africana) e l’elefante di foresta (Loxodonta cyclotis), entrambe le specie nel 2021 sono state per la prima volta incluse nelle categorie di rischio più elevato della lista rossa della IUCN, ricorda il WWF, lanciando la campagna “A Natale mettici il cuore”.

Fonte: Greenme

15 novembre 2021

La storia di Yen, l’orso della luna salvato dai bracconieri e dalle «fabbriche della bile»

 L’operazione in Vietnam di Animals Asia ha permesso all’animale di essere tratto in salvo e curato. La prima notte, per tranquillizzarlo, accanto a lui è stato posto un peluche utilizzato di solito per la rianimazione cardiopolmonare

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Lo hanno chiamato «Yên», «pace» in lingua vietnamita. Perché ora, dopo essere stato salvato dai bracconieri, potrà trovare la meritata serenità e costruirsi una nuova vita. Il piccolo orso della luna (conosciuto anche come orso dal collare o orso tibetano) è stato liberato dal traffico illegale di fauna selvatica, in Vietnam, lo scorso 8 novembre. Confiscato ad alcuni trafficanti nella provincia di Quang Ninh, è stato messo in salvo da Animals Asia, l’organizzazione animalista che si occupa di salvaguardia animale. A fargli compagnia, accanto al riparo per lui predisposto, nella prima notte di libertà, un orso di peluche (più grande di lui), utilizzato di solito per la rianimazione cardiopolmonare.

Il cucciolo, che si trovava in una gabbia da uccelli, è stato portato alla stazione di polizia locale dove le autorità si sono rivolte a A nimals Asia. Dopo un primo controllo sulle sue condizioni di salute, il team ha determinato che il cucciolo era un maschio e lo ha chiamato appunto «Yên». L’animale è stato, poi, condotto al Vietnam Bear Rescue Centre di Tam Dao, un «santuario» dove vivono diversi esemplari sottratti al traffico illegale e salvati dalle cosiddette «fattorie della bile», come vengono comunemente chiamati gli allevamenti intensivi di orsi tibetani, rinchiusi in gabbie per estrarne la bile, usata nella medicina tradizionale cinese. Il team preposto alle cure ha stabilito dei turni per poter stare con l’animale la prima notte e non lasciarlo solo. L’arrivo di Yên porta a 188 il numero totale di orsi di cui Animals Asia si prende cura al Vietnam Bear Rescue Centre, e a 650 il numero di quelli messi in salvoNel 1993, la prima persona ad interessarsi attivamente alla questione degli orsi della luna fu l'inglese Jill Robinson che fondò l'Animal Asia Foundation nel 1998 e successivamente il Centro di Recupero nel 1999. L'allevamento degli orsi della bile è illegale in Vietnam dal 1992, ma persiste a causa delle scappatoie legali e della continua domanda. Nel 2017, dopo anni di attente negoziazioni, il governo vietnamita ha accettato di porre fine una volta per tutte all'allevamento di bile d'orso e ha firmato uno storico memorandum d'intesa con Animals Asia, nominando l'associazione partner ufficiale per porre fine a questa industria.

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«Il salvataggio di questo cucciolo mostra chiaramente che la provincia di Quang Ninh - un tempo la peggiore regione del paese per l'allevamento degli orsi della bile - vuole rimanere priva di questo tipo di industria. Siamo grati per l’azione rapida e efficace delle forze di polizia di Uong Bi che mostrano la loro continua diligenza e determinazione nel mantenere la provincia libera dall'allevamento illegale di orsi», ha detto Tuan Bendixsen, direttore di Animals Asia in Vietnam. Anche se si sa poco sull'ecologia, lo stato della distribuzione degli orsi neri asiatici in Vietnam, «è chiaro che in tutto il loro habitat, gli orsi sono localmente estinti o in declino. Ogni orso cacciato di frodo dalle foreste è un colpo enorme per le fragili popolazioni selvatiche», ha aggiunto Heidi Quine, direttore del Vietnam Bear and Vet Team di Animals Asia.

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Per venire incontro alla sempre maggiore richiesta di aiuto per la salvaguardia di questi animali, il santuario — che si sta avvicinando al 95% della sua capacità — sarà affiancato da una nuova struttura di Animals Asia . Il nuovo santuario occuperà una superficie di 12 ettari e si troverà nei bellissimi dintorni montuosi del Parco Nazionale di Bach Ma, nel Vietnam centrale.


(Fonte: corriere.it)

12 novembre 2021

Pingu, il pinguino trovato a 3mila chilometri da casa

 


La sua specie vive solo in Antartide, ma è stato rinvenuto in Nuova Zelanda
Ansa / CorriereTv


Un esemplare di pinguino di Adelia, ribattezzato Pingu, è stato ritrovato su una spiaggia nella penisola di Banks, in Nuova Zelanda. A trovarlo è stata una coppia che stava facendo una passeggiata a sud di Christchurch, sulla costa orientale neozelandese. Questa specie di pinguini vive solo in Antartide, a oltre tremila chilometri da dove è stato rinvenuto. Si tratta del terzo ritrovamento di un pinguino di Adelia, sempre nella stessa zona della Nuova Zelanda. Pingu è stato soccorso: leggermente sottopeso e disidratato, ma tutto sommato in buone condizioni. L’animale è stato poi rilasciato su una spiaggia a circa 10 chilometri da quella di approdo: la speranza è che possa trovare la via di casa.



11 novembre 2021

La seconda vita dei cavalli ciechi, tornati a correre in libertà e sicurezza



Anche i cavalli ciechi possono avere una seconda vita, piena di gioia e amore, lontana dai mattatoi, dallo sfruttamento e dall'eutanasia. La dimostrazione arriva dal Catskill Animal Sanctuary di New York, dove sette destrieri hanno ritrovato la felicità.

Tutto è iniziato nel 2001 con Buddy. Da allora ce ne sono stati altri tre con lo stesso nome, l'ultimo arrivato proprio poco fa. Un nome comune per cavalli destinati a morte certa, che nei grandi spazi del santuario hanno ritrovato la libertà, a volte mai conosciuta.

Il centro fondato da Kathy Stevens è dedicato ad accogliere «esseri distrutti - mucche, capre, pecore, maiali e altre specie che la maggior parte del mondo considera cibo - che non hanno mai conosciuto un momento di gioia», per fornire loro amore, riparo e spazio per sviluppare una relazione di fiducia con gli esseri umani e altri animali.
 
«Salvare una mucca terrorizzata che è stata brutalizzata, o un cavallo, non è diverso dal salvare un cane abbandonato», racconta Kathy. Tutti i residenti del Catskill Animal Sanctuary sono speciali ma «le persone spesso non hanno l'abilità o la pazienza per aiutarli, soprattutto quando perdono la vista, e credono che l'animale non possa avere una buona qualità della vita», cosa che lei quotidianamente vuole sfatare.Kathy ha avuto la pazienza e il cuore di lavorare con il primo Buddy e offrirgli una vita che non fosse limitata dalla sua cecità. «Ha mostrato una personalità enorme che chiedeva di trascorrere sempre più tempo all'aperto. E poi un giorno mi è sembrato ovvio che volesse tornare a correre. Lo voleva disperatamente. Tutti pensano che i cavalli ciechi non possano galoppare o fare ciò che i loro cuori desiderano», ma Buddy è la dimostrazione vivente che non è così e che si può, in sicurezza.Il centro ha addestrato Buddy a muoversi comodamente nello spazio a sua disposizione, insegnandogli diversi segnali verbali. E lo stesso stanno facendo con tutti gli altri. «La prima volta che l'ho visto galoppare ho pianto», racconta, spiegando come sia stato emozionante per tutti aver raggiunto quel traguardo.

I cavalli del centro «sono diventati grandi amici. Vederli insieme è assolutamente delizioso. La società volta le spalle agli animali d'allevamento, animali che sperimentano ogni nostra emozione, che sono unici come i nostri cani e gatti e che provano dolore, paura e sofferenze non diversamente da te o me. Spero che la loro storia aiuterà l'umanità a vederli per quello che sono realmente»: delle creature meravigliose.

(Fonte: lastampa.it/la-zampa)

29 ottobre 2021

Arriva il freddo… e gli animali vanno in letargo!



Quando il freddo inizia a farsi sentire e le temperature iniziano ad irrigidirsi, molti animali vanno in letargo, per una questione di sopravvivenza. Infatti, il letargo per gli animali non è soltanto un lungo sonno, ma è un vero e proprio stratagemma per superare in modo economico le scarse offerte alimentari ed idriche che la stagione invernale offre. Altre specie animali, invece, preferiscono migrare in luoghi più floridi e caldi.

Ma in cosa consiste il letargo per gli animali? 

La tecnica del letargo è una funzione biologica che consiste nel ridurre al minimo le funzioni vitali di alcuni mammiferi e animali a sangue freddo. La temperatura corporea si abbassa, così come il battito cardiaco, e si riduce il metabolismo. Questo “risparmio energetico” permetterà di sopravvivere fino all’arrivo della primavera.
Lo stato di riduzione dei processi vitali di un animale si chiama quiescenza che permette all’acqua contenuta nel sangue dell’animale di non congelare, anche a temperature molto rigide. In questo modo, il flusso di sangue che lentamente continua a scorrere,garantisce la sopravvivenza delle cellule e degli organi.

La preparazione al letargo  

Tutti gli animali che, con l’arrivo della stagione fredda, dovranno affrontare il lungo periodo di letargo, dovranno prepararsi adeguatamente, nutrendosi il più possibile durante l’estate e l’autunno. In modo da immagazzinare la quantità di grasso corporeo necessaria da poter sfruttare successivamente.

Quali animali vanno in letargo? 

Non tutti gli animali hanno la capacità di andare in letargo. Gli animali che per eccellenza sono conosciuti per il loro letargo sono i ricci e i ghiri. Essi si rinchiudono nella loro tana arrotolandosi su se stessi e sono in grado di dormire in maniera continuativa per 6 mesi. Ma il letargo è tipico anche di animali come orsi, procioni, talpe, pipistrelli, tassi, marmotte, molte tartarughe di terra e anche alcuni rettili.
Le marmotte iniziano a preparare la loro tana dal mese di settembre con fieno e foglie. Dopo la scorta di grasso corporeo, si abbandonano al letargo, dormendo ininterrottamente fino a sei mesi e abbassando la temperatura corporea da 35 a 5 gradi. Anche la vipera e la biscia sono soliti andare in letargo quando le temperature si abbassano, per tornare poi a strisciare tra i prati all’arrivo della primavera.

E chi non va in letargo come supera il freddo? 

Le volpi ed i lupi, ad esempio hanno anch’essi le loro strategie per superare l’inverno, pur rimanendo sempre attivi. Con l’arrivo dell’autunno la pelliccia si infoltisce funzionando da isolante contro il freddo, mentre per far fronte alla carenza di cibo la volpe dimostra la sua proverbiale furbizia: nei periodi di abbondanza accantona scorte alimentari seppellendole in tante piccole buche di 5-10 cm anziché in un unico magazzino. Si suppone che questa accortezza venga utilizzata per evitare di correre il rischio di perdere tutte le provviste in un’unica volta.






23 ottobre 2021

CleanUp al Molo Masuccio Salernitano con i ragazzi di "Voglio un mondo pulito"



Non si ferma l’azione del gruppo di volontari di “Voglio un mondo pulito” che ieri mattina si sono recati al Molo Masuccio Salernitano.



Qui i 12 volontari hanno raccolto, nell’arco di tempo di circa due ore e trenta minuti oltre 93 chili di rifiuti ripartiti in 66 chili e 700 grammi di indifferenziato, 7 chili e 300 grammi di plastica, 18 chili e 800 grammi di vetro e 200 grammi di cicche di sigarette. Rifiuti questi lasciati ancora una volta da quanti usano il pennello per la pesca e non hanno nessuna accortezza a buttare nei cassonetti, anche in questo caso troppo pochi, ciò che a loro non serve.
“Purtroppo la situazione è sempre la stessa spiega il presidente del gruppo Ciccio Ronca. Servirebbe più civiltà da parte delle persone e soprattutto servirebbero più addetti alla raccolta dei rifiuti”. Il presidente del gruppo di volontariato nato due anni e mezzo fa spera inoltre di poter avere presto un incontro con il nuovo assessore all’ambiente Massimiliano Natella…
“Negli anni addietro, subito dopo la costituzione del nostro gruppo abbiamo cercato un dialogo con l’ex assessore all’ambiente, senza mai riuscirci. Ora ci auguriamo di poter avere un incontro con il nuovo assessore, anche per confrontarci con lui e per illustrargli quali sono, secondo noi, le esigenze della nostra città. Noi come gruppo di volontari cerchiamo di fare la nostra parte, ma se l’amministrazione comunale stesse al nostro fianco allora davvero si potrebbe fare molto per rendere Salerno davvero una città molto pulita”.
Un incontro quello che i componenti del gruppo si augurano di avere con l’assessore Natella quanto prima. Ma oltre all’incontro con i volontari di “Voglio un mondo pulito”, servirebbe anche un incontro tra l’assessore Natella e coloro i gli addetti alla pulizia della nostra città. Vista la mole di rifiuti che questi ragazzi raccolgono ogni fine settimana verrebbe davvero da chiedersi se oltre all’inciviltà delle persone, il lavoro di rimozione dei rifiuti venga svolto in maniera adeguata. Certo è, come segnalano da più parti della città, la carenza di cassonetti per i rifiuti pesa molto e incrementa la dispersione di questi lungo strade, marciapiedi, giardini e parchi.

(Fonte : Le Cronache - Voglio un mondo pulito)











19 ottobre 2021

Dagli scenari di guerra alle protesi per animali: a Bari il primo laboratorio che restituisce la libertà a cani, cavalli e non solo

 

 

Nahmean è una cagnolina di nove mesi. Non ha una zampa e allora nel laboratorio OrtoPaw, a Bari, entra saltellando. È stata trovata in fin di vita sotto un cumulo di pietre e poi salvata da una ragazza che ora la accompagna al guinzaglio. Passa poco tempo e Nahmean esce dalla stessa porta, festante: ha un nuovo arto, seppur artificiale, e una nuova vita. OrtoPaw costruisce protesi e tutori su misura per animali ed è l’unico in Italia a farlo esclusivamente per loro.

Bari, il laboratorio costruisce protesi per animali: "Restituiamo dignità alla loro vita. Le richieste? Da tutta Italia"

Il laboratorio in via Poli, nel quartiere Picone, è stato aperto nel 2019 da una giovane coppia: Carmine Simeone, trentasettenne di Martina Franca (ma vive a Bari ormai da 15 anni) e Carla Marongiu, trentaseienne di Agrigento. Sono entrambi tecnici ortopedici. Carmine ha anche lavorato come volontario per diverse organizzazioni in scenari di guerra: Iraq, Tanzania, Benin, Kosovo e al confine siriano, tra gli altri.

"Il nostro profilo professionale è legato all’ortopedia tecnica per umani — racconta — però dall’altra parte dell’oceano alcuni tecnici la applicavano anche sugli animali, così ci siamo incuriositi e abbiamo iniziato a studiare".

Carla e Carmine hanno vinto poi il bando regionale Pin e così hanno potuto aprire un laboratorio. Sino a ora abbiamo curato tantissimi animali di diverse taglie, grandezze e specie: da piccoli cani sino ad arrivare ai cavalli". Sono una settantina: padroni e cliniche veterinarie chiamano da tutta Italia. Ma il primo caso non si dimentica facilmente: "La prima volta che abbiamo messo una protesi eravamo molto emozionati — continua Carmine — pensavamo a tante piccole minuzie e tecnicismi, ci siamo anche un po’ persi in quell’occasione, ma poi quel cagnolino meraviglioso, Gipsy, è andato nell’uliveto accanto con il tutore e si è messo a rincorrere le farfalle, cosa che non riusciva a fare da un sacco di tempo. Quella è stata la nostra felicità".

Tra gli ultimi animali curati, invece, c’è un capriolo in Umbria, al quale hanno tranciato le zampe posteriori: "Ora stiamo costruendo le protesi e tra qualche settimana le installeremo".

Per rendersi conto di quante specie e razze diverse di animali arrivino (oppure è la coppia a viaggiare in giro per l’Italia a prendere le 'misure') basta andare nel retro, dove si trovano i calchi delle zampe di cani, gatti, cavalli. Ognuno con il suo nome. Si tratta infatti di un lavoro molto artigianale. "Veniamo contattati dopo lesioni o amputazioni causate per esempio da incidenti — racconta Carla — allora andiamo a incontrare l’animale e poi procediamo con una prima visita per capire bene quale prodotto realizzare e come. Facciamo un calco riproducendo esattamente le misure della zampa in questione. In base a questo, poi, viene creato un prototipo della zampa andando ad applicare le imbottiture e a rivestirlo con un materiale elastico. Poi lo finiamo con i cinturini per far sì che l’animale non lo sfili e nel caso della protesi mettiamo un compenso per andare a colmare la parte di arto che non c’è più".

Poi il cane dopo un periodo di prova e adattamento può tornare a camminare normalmente. "Una protesi rappresenta una nuova possibilità — spiega Carla — un’integrazione nella vita di tutti i giorni, una possibilità di correre più veloce degli altri, una schiena dritta, una vecchiaia più lunga, una vita più piacevole, il sorriso di un padrone oltre alla felicità dell’animale".

(Fonte:  bari.repubblica.it)



Premiato Bear, il cane abbandonato diventato eroe nel salvataggio di oltre cento koala durante gli infernali incendi in Australia

Premiato Bear, il cane abbandonato diventato eroe nel salvataggio di oltre cento koala durante gli infernali incendi in Australia

Con delle scarpette protettive, il suo fiuto speciale e tanto coraggio Bear è riuscito a salvare oltre 100 koala durante gli incendi boschivi dell'estate nera in Australia. Ora quel cane da salvataggio è stato premiato nel Regno Unito: il quattrozampe è stato insignito con una medaglia speciale dal Fondo internazionale per il benessere degli animali (IFAW) alla Camera dei Lord. Bear e la sua squadra sono apparsi tramite collegamento video per accettare il riconoscimento speciale.

Per salvare i koala ci vuole un fiuto infallibile. Ed è proprio quello che ha Bear, il cane da rilevamento dell'University of the Sunshine Coast arruolato per perlustrare la foresta carbonizzata di Cooroibah alla ricerca dei koala sopravvissuti ai devastanti incendi del Queensland.

 

Premiato Bear, il cane abbandonato diventato eroe nel salvataggio di oltre cento koala durante gli infernali incendi in Australia
Cani con Bear sono stati impiegati in passato per censire il numero di koala presenti nella zona di Brisbane e per ricerche scientifiche. Ma durante quell’inferno di fuoco la loro abilità è stata sfruttata dai soccorritori, alla ricerca dei koala in difficoltà.

Bear è stato munito di calzini protettivi ed è partito insieme a Romane Cristescu, la sua conduttrice, alla ricerca dei koala sopravvissuti. «Ora, più che mai, salvare i koala è fondamentale. Con un inizio così intenso della stagione degli incendi, passeranno molte settimane e mesi prima che il fumo si diradi. Ma nel frattempo la fauna selvatica continuerà a dover essere salvata e curata: la strada per il recupero sarà lunga», raccontava Josey Sharrad, attivista dell'International Fund for Animal Welfare.

Premiato Bear, il cane abbandonato diventato eroe nel salvataggio di oltre cento koala durante gli infernali incendi in Australia

Prima di diventare un cane da soccorso, Bear era un cane abbandonato a causa del suo disturbo ossessivo-compulsivo. Al Border Collie-Australian Koolie mix non piaceva giocare e non aveva le caratteristiche di cane domestico che la sua ex famiglia desiderava. Ma fortunatamente i suoi giorni in canile sono solo un brutto ricordo: Bear è stato adottato da un ricercatore dell'University of the Sunshine Coast, che lo ha addestrato a cercare koala, trasformando il suo disturbo in un vantaggio.

Premiato Bear, il cane abbandonato diventato eroe nel salvataggio di oltre cento koala durante gli infernali incendi in Australia

Oggi Bear è l'unico cane australiano in grado di rintracciare un koala non solo dall'odore delle loro feci, ma anche della sua pelliccia. Una capacità che lo ha reso perfetto per questo importante lavoro: ogni volta che trova un koala, si siede e resta immobile fino a quando non riceve il suo premio: una palla da inseguire.

Bear è stato uno dei due soli cani che sono stati premiati durante la cerimonia con Jasper, un Cockapoo, che ha vinto il premio "Animale dell'anno" per il suo lavoro a sostegno del personale in prima linea del Sistema Sanitario Nazionale durante la pandemia di Covid.

Fonte: LaZampa.it su Facebook (clicca qui)Twitter (clicca qui) e Instagram (clicca qui)

 

Spagna: nuova legge sui diritti degli animali - Stop alla soppressione non giustificata e vendita nei negozi

 


Il divieto di sopprimere gli animali se non per ragioni motivate, la creazione di un registro delle persone inabilitate penalmente o amministrativamente all’esercizio di qualsiasi professione o attività relativa agli animali, così come dalla loro detenzione: sono alcune delle proposte del progetto di legge sulla protezione e i diritti degli animali che ha iniziato ad essere elaborata dalla Direzione generale dei diritti degli animali, che fa parte del ministero dei Servizi sociali. Come riferisce il quotidiano “El Pais”, uno degli obiettivi è creare un quadro comune per porre fine alle disparità causate dall’esistenza di 17 diverse leggi regionali. Secondo le stime della Federazione delle associazioni di protezione degli animali (Fapam) in Spagna circa 300 mila cani e gatti vengono abbandonati ogni anno ed in alcune regioni è ancora prevista la loro soppressione se dopo 20-25 giorni non trovassero adozione. La bozza prevede che l’eutanasia potrà aver luogo solo se “giustificata al solo scopo di evitare la sofferenza dell’animale e sotto controllo veterinario”.

Non sarà nemmeno possibile utilizzare animali selvatici nei circhi, una misura già in vigore in alcune regioni. Gli animali vivi spariranno anche dalle giostre delle fiere e non potranno più essere lasciati in permanenza su terrazze, in depositi, scantinati o veicoli o senza sorveglianza per tre giorni consecutivi. Nel caso dei cani, il periodo non può superare le 24 ore. Con il registro nazionale si vuole impedire, invece, che una persona interdetta possa intestarsi un animale domestico dal veterinario in quanto il sistema non lo permetterà. Tutti gli animali domestici, tranne i pesci, scompariranno dai negozi di animali e potranno essere acquistati solo da allevatori ufficiali. La lista dei cani potenzialmente pericolosi, composta da sette specie, dovrebbe scomparire in quanto prevarrà il comportamento del cane, non la razza a cui appartiene.

 (Fonte: nova.news)

18 ottobre 2021

Condannato in Austria un gallo per il suo canto, i giudici: “Anche chi vive in campagna ha diritto alla quiete”

 Condannato in Austria un gallo per il suo canto, i giudici: “Anche chi vive in campagna ha diritto alla quiete”

 

E' stato condannato anche in appello il gallo di una fattoria in Tirolo, in Austria, che con il suo canto disturba i vicini. Come racconta la Tiroler Tageszeitung, il pennuto canterino a qualsiasi ora del giorno e della notte, provoca i tre cani della fattoria che abbaiano poi anche per due ore, come appurato da un perito del tribunale. I vicini si sono rivolti ai giudici che ora hanno stabilito in seconda istanza che anche chi vive in campagna, dopo le ore 22 ha diritto alla quiete.

La sentenza comunque non riguarda solo il gallo, ma anche il contadino che spesso usa il trattore a tarda ora. Non è stata accolta la linea difensiva dell'imputato, secondo cui il vicino, acquistando il terreno a ridosso della fattoria, avrebbe dovuto mettere in conto i rumori dell'azienda agricola.

(Fonte: lastampa.it)