12 ott 2019

Cassazione: non è reato rubare animali per salvarli dai maltrattamenti - caso Grenn Hill


beagle di Green Hill

“L’uomo ha sempre manifestato verso gli animali, in quanto essere senzienti, un senso di pietà e di protezione, quando non anche di affetto. Da qui l’esistenza, in tutte le epoche storiche, di precetti giuridici, essenzialmente di natura pubblicistica, posti a salvaguardia e a tutela degli animali… fino alle legge 20 luglio 2004, n.189 ...configurando a tutela degli animali una apposita serie di delitti in luogo delle precedenti contravvenzioni”.

E’ questo il cuore della sentenza 40438 che la suprema Corte di Cassazione ha emesso, ai primi di luglio e pubblicata il 2 ottobre, per annullare la condanna di alcuni animalisti, 12 su 13 attivisti intervenuti, che a fine aprile del 2012 avevano sottratto 67 beagle dall'allevamento della Green Hill nella provincia di Brescia

Un caso finito su tutti i telegiornali, quando durante un corteo a Montichiari alcuni dimostranti riuscirono ad accedere ad un allevamento definito un vero e proprio "lager" e portarono in salvo i cani. Solo il 18 luglio successivo i beagle furono posti sotto sequestro probatorio, nominandone la LAV (Lega Antivivisezione) e Legambiente custodi giudiziari. 

L'allevamento, infatti, destinava gli animali alla sperimentazione e ai laboratori di vivisezione. Nel 2016 la multinazionale americana Marshall, proprietaria di Green Hill, l’allevamento di beagle, vendette la struttura e abbandonò l’Italia. Nel 2016 la Corte di Appello di Brescia confermò il verdetto di primo grado contro tre dipendenti dell’allevamento, originariamente accusati di crudeltà contro gli animali sotto la loro custodia e di uccisione non giustificata di alcuni di questi, accuse tramutatesi in condanne. 
Ma gli animalisti, intervenuti per sottrarre gli animali, erano sono stati a loro volta condannati in appello per aver “rubato” e non “liberato” gli animali. In primo grado erano stati assolti.

Ora la Corte di Cassazione, quinta sezione penale, si è pronunciata contro la decisione di condanna degli attivisti. I giudici dell’appello avrebbero in qualche modo equiparato la “liberazione” dei beagle al furto in abitazione, contestando ai suddetti il reato dell'art. 624-bis del codice penale.
Gli Ermellini hanno annullato il provvedimento con rinvio pur affermando l'astratta configurabilità del delitto di furto avente ad oggetto cani. Tuttavia, secondo i giudici ricorrono gli estremi del contestato reato. Non si comprende infatti quale vantaggio abbiano potuto trarne gli attivisti, quale fine diretto e immediato dell'azione, sia pure con l'intento di ottenere per tale via il soddisfacimento di un bisogno ulteriore anche solo di ordine spirituale o morale. Oltretutto non è vi sarebbe prova della premeditazione dell’azione, avutasi durante il corteo.

In soldoni nella sentenza di appello manca la spiegazione di quale sarebbe il vantaggio contratto dagli attivisti. Di conseguenza, spiega la Cassazione, se l'utilità perseguita dall'autore del furto deve essere connessa alla cosa oggetto dell'impossessamento e non all'azione in sé, non è comprensibile quale sia se si esclude vi possa essere un dolo nel liberare gli animali che sono stati sottoposti a maltrattamenti. Per questo motivo la Corte annulla la sentenza e la rimette ad una nuova decisione della Corte d’appello. 

Ma la questione resta sensibile e scivolosa. Certo è che non si possono maltrattare gli animale, azione che oltre ad essere ignobile è da tempo anche chiaramente sanzionabile e non con una contravvenzione ma con una azione penale. Ma chi decide quando vi è maltrattamento e quando no? Un giudice e molto probabilmente a cose fatte, se vi è la sottrazione dell’animale. Per tanto la sentenza riesce ad essere un precedente importante quando gli animali vengono davvero maltrattati ma potrebbe anche essere una leva pericolosa per chi volesse usarla strumentalmente per altri fini.

(Fonte:  http://www.affaritaliani.it) 



10 ott 2019

Semi e siliqua di Carrubo




Semi e siliqua di Carrubo 🌳 (Ceratonia siliqua)
Conosciuto anche come il cioccolato 🍫 dei poveri, perché con un pò di fantasia ricorda il cacao, è ricco di sostante utili ecc ecc...
Quello che forse non tutti sanno è che una parte del carrubo era anticamente usata come unità di misura.
Infatti la relativa uniformità (poi smentita) dei semi, detti anche carati, permetteva di misurare la massa di materiali e gemme preziose💍💎 (Carrube deriva dal greco kerátion, con cui si intendeva anche il frutto del carrubo la cui forma può ricordare appunto quella di un corno 🦄, da cui derivò poi il “carato”).
Nel 1907 il carato venne adottato in Europa🇪🇺 come unità di peso corrispondente a 0.20 grammi.




Baia di Ieranto (1)

di Nicola Campomorto

Spiaggia piccola, sulla parte destra i resti di strutture romane e sullo sfondo i faraglioni



Baia di Ieranto unica insenatura dell'AMP "Punta Campanella", dimora di Atena 🗽, delle sirene e di Mimì.
In attesa delle foto subacquee fatte, vi dico perché, secondo me, vale la pena visitarla.
Parte mitologica: pare che questa baia fosse stata scelta dalle Sirene come dimora (si narra che è proprio dai 3 isolotti chiamati li Galli 🏝 🐓, anticamente detti Sirenuse, che le sirene attirarono Ulisse 🛥 e i suoi).
Parte archeologica: vi sono tesimonianze molto antiche, tra cui l'iscrizione in Osco 🈳️ visibile in foto, lasciata sul promontorio, sono presenti resti di una villa romana 🏚sopra la spiaggia piccola e i resti di un tempio 🏛 dedicato inizialmente alla dea Atena poi romanizzata in Minerva. Più recenti le cinquecentesche torri🗼(visibili in foto) a difesa dei Saraceni. Ancora più recenti le miniere 👷‍♂️per l'estrazione della roccia.
Flora e fauna marina 🐟🐠🦑🏵🐚 vista: Occhiata, Donzella pavonina, Re di triglie, Castagnole, Latterini, Sarago fasciato inoltre Anemoni, Posidonia...
E poi c'è Mimì che ringrazio per i suoi "pressanti" inviti 💚💙 e ora capisco perché e per l'accoglienza della famiglia Sgambati, i suoi ragazzi, giro in kayak 🛶, merenda tra gli ulivi 🌳🍔 e lezioni di educazione ambientale con progetto M.A.R.E. Aperitivo 🍟🍺 in piazzetta da Franco, cena a casa di Mimì 🥘🥗🍻 e tirata fino alle 2 di notte a cazzeggiare 🍷🍾🍀(quest' ultima parte è solo per gli amici 😁😎).

Faraglioni visti dal sentiero



Spiaggia piccola e la struttura usata per le miniere



Sul promontorio la torre di Montalto

Pinna nobilis
Un anemone comunemente detta pomodoro di mare
Un egagropilo versione XL

Baia di Ieranto (2)

di Nicola Campomorto



Baia di Ieranto parte 2
Dopo un paio d'ore di pagaiate 🛶, si rientra alla base costeggiando la parete rocciosa, che da punta Campanella porta alla spiaggia piccola, con maschera e snorkel 🏊🏼‍♂️. Una scogliera ed una prateria di Posidonia che fungono da habitat per vari pesci e crostacei tra cui: Sciarrano, Donzella pavonina, Occhiata, Re di triglie, Castagnole, Sarago fasciato poi Stelle marine, Anemoni...







 
Donzella pavonina in basso e Spigola in alto





Occhiate
Pomodoro di mare (Actinia equina)
Posidonia
Re di triglie
Sciarrano
Sciarrano
Scorfano
Spirografo
Stella marina (Echinaster sepositus)



Poker di liberazioni! Buona vita terrestri!


di Nicola Campomorto





♣️♦️♥️♠️Poker di liberazioni ♠️♥️♦️♣️
Stupendo week end, dalle spiagge di Ascea alle rive del fiume Sele
2 tartarughe 🐢🐢
1 Volpe 🦊
1 Tasso 🐼
Questi animali sono stati recuperati 🚑 in giro per la Campania 🌐 e li abbiamo trasportati presso il Cras di Napoli 🏨ed al centro A. Dohrn di Portici 🏥 per le cure.
Queste foto, scattate dal sempre disponibile e professionale Massimo, trasmettono solo una minima parte dell'emozione che si prova. Buona vita Terrestri 🍀







Inanellamenti e finanziamenti alcolici

di Nicola Campomorto

Frosone
(Coccothraustes coccothraustes) inanellato a Napoli. Hanno un becco
robusto in grado di rompere i noccioli delle ciliegie e delle olive. Il
nome deriva da due parole greche e si traduce in "colui che rompe i
semi"


🍺 bevi responsabilmente mentre migri 🗺🦅

Inanellamenti 💍e finanziamenti alcolici 🍻$



Qualche giorno fa ho fotogratato 🤳📸  questo Gabbiano corso all'oasi dei Variconi (Ce). Ha anelli ad entrambi i tarsi, uno leggibile a distanza e riporta le lettere IPSK.
I primi esperimenti 👨‍🔬sull'inanellamento furono condotti nel 1889 da Hans Christian Mortensen, un ornitologo danese. Catturò degli Storni a cui mise degli anelli di metallo fatti da lui su cui era riportato un indirizzo e un codice🏷.
Proseguì poi con Cicogne ed altre specie. Raccogliendo poi i dati su ricatture e segnalazioni. Nacque così la tecnica di ricerca scientifica basata sul marcaggio individuale degli uccelli 🐦🦆.
Tale tecnica si è poi perfezionata con anelli di diverso materiale e tipo. Per coordinare poi tutte le attività di monitoraggio è stato istituito in Europa l'Euring. In Italia tali attività sono gestite dall'ISPRA.
Cosa c'entra la birra 🤔? Pare che Mortensen dal 1906 abbia ricevuto finanziamenti per i suoi esperimenti dalla Carlsberg foundation 🇩🇰😁💸
Tornando al Gabbiano corso, la lettera "I" indica che è stato inanellato in Italia, per la posizione precisa 📌🗺 e la data ho inoltrato foto e posizione a: recoveries@isprambiente.it e attendo info 🤗
Da tale attività è possibile trarre informazioni molto importanti su migrazioni, siti di svernamento, di riproduzione, biologia degli animali e altro. Tutti possono contribuire, cittadini, birdwatchers, cacciatori (che dovrebbero 😒 segnalare i capi inanellati abbattuti, ma questo è un altro discorso).
In foto il Gabbiano corso, inanellamenti vari e ... leggete le didascalie.


Mortensen con uno Storno

Gabbiano corso con anelli identificativi



Inanellamento anatidi a Persano. Foto per gentile concessione dell'istituto luce
Martin pescatore femmina inanellata a Persano (Sa)
Cinciarella inanellata a Persano e pronta ad essere liberata






8 ott 2019

Adotta un cane anziano



Come ogni anno arriva il freddo e loro trascorreranno un altro inverno ad aspettare che la loro vita cambi. 
Alcuni non ci sperano più e trascorrono le giornate nei box con la testa poggiata sulle zampe, altri si riscaldano sotto il raggio del sole che a stento arriva sulla loro cuccia. 
E' triste per loro. 
E' un dolore infinito attendere il nulla! Vedranno quelli più giovani andare via e torneranno a chinare il capo sui dolori delle malattie che gli fanno compagnia. 
Molti chiuderanno gli occhi con un breve sospiro in silenzio, da soli, così come sono nati e cresciuti, senza arrecare disturbo a nessuno.
Sono loro, gli anziani, i vecchietti che nessuno vuole ... che ci guardano con gli occhi lucidi e tristi, che trasformeranno in autentico amore il loro sguardo spento quando una mano li accarezzerà per portarli via ... 
Hanno soltanto bisogno di un cuore caldo perchè anche quest'anno arriverà il freddo ...



4 ott 2019

Il granchio reale è ufficialmente in via di estinzione: troppo sfruttamento per il suo prezioso sangue



Il limulo, noto come granchio reale, è entrato ufficialmente nella Lista rossa delle specie animali dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN).
Il Limulus polyphemus vive sulla terra da prima dei dinosauri e oggi, dopo 450 milioni di anni, rischia di sparire dal Pianeta a causa della crescente domanda del suo prezioso sangue.
Il limulo è infatti ampiamente sfruttato per prelevarne il liquido ematico, utilizzato nel settore farmaceutico come indicatore di contaminazione batterica.
Negli anni ’50, gli scienziati hanno scoperto che il sangue del limulo coagula quando viene a contatto con tossine prodotte dai batteri: questo ha portato allo sviluppo di un estratto chiamato LAL (Limulus amebocyte lysate), usato per testare apparecchiature chirurgiche, vaccinazioni e altri prodotti dell’industria biomedica.
Nonostante il prezzo molto elevato, che può superare i 10mila dollari al litro, la domanda di sangue di granchio reale non conosce crisi poiché ad oggi mancano alternative migliori.
In Cina, uno dei paesi in cui questo animale vive, lo sviluppo dell’industria biomedica ha fatto salire la richiesta di sangue di limulo e negli anni ‘80 il paese ha sviluppato una propria formulazione del LAL negli anni ’80.
Da allora gli esemplari di limulo nella regione cinese del Guangxi sono diminuiti in modo preoccupante e le coppie nidificanti sono passate da circa 700mila a solo 40mila nell’arco di 40 anni.
Sebbene gli animali non vengano uccisi per ottenere il sangue ma vengano rimessi in libertà dopo i prelievi, molti muoiono dissanguati a causa dell’eccessivo salasso.
Perché gli animali possano sopravvivere, occorre effettuare prelievi inferiori al 25% del sangue totale e permettere agli animali di recuperare il liquido ematico perso, prima di reinserirli nel loro habitat.
Attualmente la Cina applica normative per regolare lo sfruttamento del limulo a livello locale. Le leggi regolamentano il numero di animali che è possibile catturare e la quantità di sangue che può essere prelevato. Molte aziende biomediche acquistano però il sangue da pescatori senza licenza che, per massimizzare i profitti, non rispettano la legge e i limiti da essa imposti.
Per fermare il declino del granchio reale il Guangxi Ocean Institute ha sviluppato un programma di allevamento in cattività per aumentare le popolazioni selvatiche e dal 2013 ogni anni rilascia decine di migliaia di cuccioli di limulo nell’oceano.
Ripopolare la regione Guangxi resta un’impresa difficile poiché gli esemplari crescono lentamente e si riproducono dopo 20 anni: se la domanda di sangue continua ad aumentare e non si ferma la pesca illegale, i granchi reali non riescono a raggiungere l’età riproduttiva, rendendo inutile il lavoro del Guangxi Ocean Institute.
Inoltre questi esemplari sono minacciati anche da altri fattori tra cui il turismo e l’inquinamento, senza contare i tanti animali che finiscono sulle tavole.
Ora che il limulo è entrato ufficialmente nella Lista rossa dell’IUCN risulta chiaro che occorre fare di più per salvare questo antico animale e che devono arrivare risposte concrete da parte delle autorità nazionali per proteggere questa specie.

(Fonte:  greenme.it )


L’Alta corte indiana vieta il sacrificio degli animali nei templi induisti

 
 
Dopo le prime sentenze del 2014, è finalmente entrato in vigore il divieto del sacrificio di animali in tutti i templi di Tripura, uno stato nel nord-est dell'India. A decretarlo è stata l'Alta Corte di Agartala, con un verdetto animalista in risposta al «contenzioso di interesse pubblico» presentato da Subhash Bhattacharjee, un giudice ormai in pensione che già si era pronunciato contro questa pratica induista.
Il sacrificio animale nell'induismo è associato allo Shaktismo e alle usanze folcloristiche e popolari delle tribù locali. I sacrifici si svolgono nei templi di tutta l'India nonostante le scritture indù - come la Bhagavadgītā e i Purāṇa - proibiscano questa crudele pratica. 
Gli animali più scelti come tributo sono le capre e gli elefanti. Migliaia di animali vengono sacrificati ogni anno in nome della religione. E molte corti locali in questi ultimi anni si sono espresse contro il sacrificio animale, richiedendo la collaborazione della polizia per monitorare e bloccare qualsiasi infrazione: «Non si può permettere che vengano sacrificati per placare un dio o una divinità in un modo così barbaro», avevano scritto i giudici. Ma ancora non era bastato.
Ora l'Alta corte di Tripura ha ordinato il divieto assoluto in tutto lo Stato, definendo il sacrificio di animali «una pratica di crudeltà contro gli animali». Ma non tutte le reazioni sono state positive. 
Il rampollo reale di Tripura Pradyot Kishore Manikya Debbarman, che si è dichiarato amante degli animali, ha accolto con favore la sentenza ma ha anche constatato che così l'Alta Corte ha annullato un accordo del 15 ottobre 1949 senza il permesso di farlo: ad averne i poteri è infatti solo il Parlamento. Il che sottolinea la necessità di una legge in merito, nonché la non correttezza a non vietare il sacrificio degli animali in assoluto. La sentenza, infatti, si ferma ai riti nei templi induisti ma non contempla ad esempio quelli musulmani che si svolgono al termine del ramadan, creando così una impasse.

(Fonte:  ilsecoloxix.it )


26 set 2019

Teggiano. La Dichiarazione universale dei diritti degli animali salva 120 suini dal macello



Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, sezione staccata di Salerno, ha annullato definitivamente il provvedimento di abbattimento di 120 suini emesso dal Comune di Teggiano e ha condannato l’Ente valdianese e l’Asl Salerno al pagamento delle spese legali.

Si mette fine così a una vicenda iniziata a seguito di un’ordinanza emessa il 5 agosto scorso dal il sindaco, Michele Di Candia, con la quale si convalidava il sequestro e l’abbattimento di 120 suini, entro 72 ore dal provvedimento, senza alcun indennizzo e con spese a totale carico del proprietario degli animali.

L’ordinanza del sindaco di Teggiano arrivò a conclusione dell’ispezione effettuata il 30 luglio scorso dal Dipartimento di prevenzione del distretto sanitario di Sala Consilina, con il supporto dei carabinieri forestali della stazione di Padula, nell’ambito dei controlli predisposti sul territorio per verificare il rispetto delle normative nell’ambito del settore alimentare e dell’allevamento. Nel corso dell’ispezione si constatava la presenza di 120 suini privi del marchio identificativo, nonché la mancanza del registro aziendale e della certificazione sanitaria, per cui se ne ordinava l’abbattimento e la distruzione entro 72 ore dal provvedimento. L’istanza, però, fu impugnata dal proprietario dei suini, difeso dall’avvocato Nicola Senatore, dinanzi al Tar Campania che accolse le ragioni sollevate dal difensore, per cui furono sospesi gli effetti di abbattimento e distruzione dei suini previsti dall’ordinanza sindacale.

Nel ricorso presentato dal legale si fece anche esplicito riferimento alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale, redatta dalla Lega Internazionale dei Diritti dell’Animale, proclamata il 15 ottobre1978 nella sede dell’Unesco a Parigi, primo provvedimento internazionale che educa al rispetto di ogni forma di vita, anche quella animale.

Nella trattazione del caso, il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, sezione staccata di Salerno, ha sottolineato che “gli agenti non hanno effettuato alcun intervento igienico-sanitario per verificare, anche a campione, se gli animali sottoposti a sequestro fossero sani, ovvero affetti dalla MVS (malattia vescicolare del suino); non risulta alcuna conferma della presenza della malattia o del focolaio”. Da qui la decisione che “la sanzione irrogata si appalesa, dunque, del tutto sproporzionata”. Inoltre, il Tar ha specificato che “la macellazione di tutti i capi indistintamente, comminata dalla suindicata disposizione regionale e nella specie applicata dal sindaco del Comune di Teggiano in relazione alla mera ipotesi della inosservanza delle misure di biosicurezza, nonostante non sia stata acclarata la sieropositività dei capi di bestiame in contestazione, non trova, come visto, alcun aggancio specifico nelle norme eurounitarie e nazionali”.

Sulla base di queste ed altre ragioni, il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, sezione staccata di Salerno, ha quindi riconosciuto la validità del ricorso del proprietario degli animali, difeso dall’avvocato Nicola Senatore, annullando definitivamente il provvedimento di abbattimento di 120 suini emesso dal Comune di Teggiano e condannando l’Ente e l’Asl Salerno al pagamento delle spese legali.

(Fonte:  italia2tv.it)

LOIJUK, L'ELEFANTE CHE NON DIMENTICA



LOIJUK, L'ELEFANTE CHE NON DIMENTICA LA SUA FAMIGLIA UMANA PRESSO IL SANTUARIO CHE L'HA SOCCORSA ED ACCOLTA ... E STAVOLTA PRESENTA LORO IL SUO PICCOLO! 

Per Loijuk l'elefante, niente è più importante della famiglia, specialmente ora che ne sta iniziando una sua.
Nel 2006, fu salvata dallo Sheldrick Wildlife Trust (SWT) in Kenya e allevata in santuario fino a quando non è stata abbastanza grande per tornare in natura.
Sono passati anni, ma Loijuk ha ancora un legame stretto con la sua famiglia umana. Ritorna ai terreni del santuario ogni mese per far loro visita. Ma a settembre, Loijuk ha sorpreso i suoi ex custodi con un neonato al seguito.
Era chiaro che l'orgogliosa mamma elefante non vedeva l'ora di mostrare il suo bambino. L’elefantino, che da allora è stato chiamato Lili, aveva solo poche ore, probabilmente nato solo la sera prima.
Loijuk non ha mai dimenticato la gentilezza di coloro che l'hanno aiutata. Ha persino invitato Benjamin Kyalo, il capo custode, ad avere un momento speciale con il suo bambino appena nato.
"Benjamin è stato in grado di avvicinarsi a Lili (che si annidava nelle sue gambe), accarezzare la sua delicata pelle neonata e respirare nella sua proboscide, facendole così sapere chi era attraverso il suo profumo", ha detto a Rob Brandford, direttore esecutivo di SWT Dodo. "Gli elefanti hanno un'incredibile memoria e senso dell'olfatto e i nostri custodi spesso respirano nelle proboscidi degli orfani in modo che possano riconoscere chi sono”.
"Loijuk è rimasta vicino all'area intorno all'unità, permettendo ai nostri guardiani di sorvegliarla e controllare come sta andando", ha detto Brandford. "Considerando che settembre è il picco della stagione secca a Tsavo, non la più favorevole delle condizioni per un nuovo bambino, siamo lieti che Loijuk sia tornata vicino a casa in modo da poterla aiutare a integrare la sua dieta."
In natura, i nenonati vengono allevati con l'aiuto di parenti all'interno della mandria. Loijuk ha fatto la tata con altri bambini prima di dare alla luce Lili, e ora il suo piccolo ha delle tate proprie - altri due orfani selvatici di nome Naserian e Ithumbah.
Lili rimarrà con la mandria di sua madre in libertà per tutta la vita e, se mai sarà nel bisogno, ora sa che c'è un posto sicuro in cui può sempre tornare.
Lili è il 31 ° elefantino nato da femmine di elefanti orfani allevati da SWT che ora vivono allo stato brado, ed è un faro di speranza per le popolazioni di elefanti minacciate ovunque.
"Momenti come questi sono importanti", ha detto Brandford. "Nel salvare la vita di un elefante orfano, non stiamo solo vedendo prosperare quell'orfano, ma fondiamo una famiglia".
"Lili ha un futuro più luminoso davanti a sé rispetto a molti elefanti", ha aggiunto Brandford, "e non vediamo l'ora di vedere questa bambina crescere selvaggiamente."
(Fonte The Dodo)