16 settembre 2021

Le femmine di colibrì si travestono per evitare le molestie

Le femmine del colibrì Florisuga mellivora mantengono i colori brillanti tipici dei maschi quando li vogliono evitare.

Un colibrì della specie Florisuga mellivora.

Come fare se sei una femmina e vieni costantemente bersagliata dalle attenzioni indesiderate dei maschi? Noi esseri umani stiamo cercando di rimediare a questo serio problema in diversi modi, mentre le femmine di altri animali hanno trovato soluzioni efficaci per tenere i maschi a distanza, per attirare poi le loro attenzioni solo quando servono. Un esempio è quello dei colibrì della specie Florisuga mellivora: uno studio pubblicato su Current Biology dimostra che le femmine di questo uccello cambiano il colore del piumaggio a seconda delle esigenze: in altre parole, se sono "consenzienti" o meno nel momento in cui sono oggetto del desiderio del maschio.

Perché alcune femmine brillano? Nativo del Centro e Sud America, dal Messico al Brasile fino alla Bolivia, il Florisuga mellivora è un colibrì molto colorato, lungo circa 12 cm, diffuso nelle foreste del continente. Fu addirittura il naturalista svedese Linneo a descrivere la specie nel 1758, a dimostrazione del fatto che parliamo di un uccello ben noto e studiato da tempo. Ciononostante, ci è voluto un ricercatore dell'università di Washington per notare un particolare sulla sua colorazione che era sempre sfuggito alle osservazioni: quando sono giovani, le femmine di Florisuga mellivora hanno gli stessi colori vivaci dei maschi; quando diventano adulte, la maggior parte di loro li perdono e il loro piumaggio si ingrigisce e perde di brillantezza. Questo cambio di colore non vale però per tutte le femmine: nella popolazione analizzata per lo studio, il 20% delle adulte avevano ancora i colori brillanti tipici dei maschi.

Per scoprire gli effetti sui maschi di questa differenza di colorazione, Jay Falk e il suo team hanno organizzato un semplice esperimento: hanno recuperato delle femmine impagliate di colibrì (di entrambe le colorazioni), le hanno posizionate intorno a una mangiatoia e hanno osservato il comportamento dei maschi. Questi ultimi hanno "tormentato" le femmine grigie, beccandole e volando loro intorno, mentre hanno ignorato quelle troppo colorate.

Scambiate per maschi. Secondo i ricercatori questo avviene perché le femmine colorate vengono scambiate per maschi, e quindi considerate non interessanti ai fini riproduttivi; ecco perché tutte le femmine giovani (e non ancora pronte all'accoppiamento) sono colorate, ed ecco perché anche alcune adulte preferiscono mantenere la colorazione giovanile: non vogliono essere costantemente tormentate dai maschi, e quindi li copiano per mimetizzarsi. Vale la pena notare che la colorazione maschile su certe femmine adulte non è definitiva: quando decidono che è arrivato il momento di riprodursi cambiano anche loro colore.

 (Fonte: www.focus.it )



11 settembre 2021

Carolina, la tartaruga cieca torna finalmente libera in mare dopo 3 anni e mezzo di riabilitazione

 


Carolina è una tartaruga non vedente che, dopo tre anni mezzo di ricovero e riabilitazione, finalmente tornerà libera in mare domani, domenica 5 settembre!

Nel marzo 2018 nelle acque di Cattolica è stata trovata una tartaruga della specie Caretta caretta, pesava meno di un chilo e mezzo (ora ne pesa 9!) ed era in evidente difficoltà dato che non poteva vedere. Da allora, grazie alle amorevoli cure dei veterinari e di tutto lo staff della Fondazione Cetacea, Carolina (questo il nome dato alla tartaruga) ne ha fatta davvero molta di strada.

Sono passati 3 anni e mezzo da quel giorno e, grazie al ricovero e alla riabilitazione, la tartaruga è ora pronta a tornare in mare aperto. 

Per Carolina è stato creato un vero progetto ad hoc che l’ha fatta sperimentare nella sua vasca diversi ambienti così da stimolarla ad orientarsi, cacciare e trovare cibo in autonomia anche senza poter vedere.

Grazie a questo poi, già dai primi di agosto la giovane tartaruga è stata inserita nell’apposita caletta dedicata alla riabilitazione delle tartarughe, una zona recintata in mare presso la Baia Flaminia a Pesaro.

Naturalmente la tartaruga è stata monitorata così da valutare il suo comportamento in un habitat naturale protetto per capire se davvero era pronta al grande passo di tornare libera. Il monitoraggio, che è durato oltre un mese h24, ha dato esito positivo e domani mattina Carolina sarà portata al largo e tornerà finalmente libera in mare aperto.   

Buon ritorno a casa Carolina!

(Fonte:  www.greenme.it)

 

08 settembre 2021

La Nuova Zelanda salva il Kiwi dall’estinzione

 


 Gli studiosi hanno nuovamente registrato il canto di questi uccelli in molti siti che erano rimasti silenziosi solo cinque anni fa

Un grido acuto e penetrante o un gracidio gutturale. Quest’anno dalla Nuova Zelanda arrivano buone notizie: si risente il singolare canto del Kiwi, l’iconico e gracile uccellino simbolo dell’arcipelago. Il 50% dei siti che erano rimasti praticamente senza esemplari di Kiwi nel 2016 cominciano ora gradualmente a ripopolarsi.

È incredibile, dice Ngaire Sullivan, coordinatore di Kiwi Coast, un’organizzazione ombrello che supporta più di 180 iwi (aggregazioni di nativi) e comunità nel Northland che lavorano per proteggere il Kiwi. Ed è effettivamente una vittoria: la Nuova Zelanda non ha mammiferi terrestri nativi, quindi molti dei suoi uccelli nativi sono estremamente vulnerabili ai predatori introdotti.

Ratti, ermellini e cani sono stati devastanti proprio per il Kiwi: solo il 10% dei pulcini sopravvive fino a sei mesi, con più della metà uccisi dagli ermellini.

Ma ora, grazie a svariate attività di recupero, qualcosa sta cambiando.

Le specie di Kiwi

Gli uccelli della specie Kiwi sono endemici della Nuova Zelanda e ne sono il simbolo nazionale. Gli esemplari femmina sono più grandi dei maschi, soprattutto prima di deporre le uova. Rappresentano l’unico genere della Apterygidaee e possono essere classificati in 5 diverse specie differenti, alle quali vanno aggiunge anche 2 sottospecie:

  • Apteryx australis: è il cosiddetto kiwi bruno o kiwi australe e comprende 2 ulteriori sottospecie native rispettivamente dell’Isola del Sud e dell’Isola Stewart (o Maori Rakiura)
  • Apteryx haastii: è il cosiddetto kiwi maculato maggiore, ancora diffuso nella parte nord-occidentale dell’Isola del Sud
  • Apteryx mantelli: anch’esso noto come kiwi bruno, si trova solamente nell’Isola del Nord
  • Apteryx rowi: vive sulla costa occidentale dell’Isola del Sud
  • Apteryx owenii: noto anche come kiwi maculato minore

La perdita di habitat e il pericolo di estinzione 

Il realtà, il pericolo di estinzione non è ancora passato, ma sono davvero tanti gli sforzi che la Nuova Zelanda sta compiendo per ridurlo il più possibile. Se inizialmente, si stima, i Kiwi erano circa 12 milioni, con l’arrivo dell’uomo la popolazione si sarebbe ridotta fino ad arrivare a meno di 100mila esemplari nel 1998 e a 70mila soltanto dieci anni dopo. 

Secondo stime del 2019, sarebbero circa 68mila gli esemplari rimasti. Ma perché questa decimazione? Gli esperti partono dal ciclo di vita di questi uccellini: già circa il 50% delle uova deposte non si schiude per varie ragioni, mentre il 90% dei cuccioli nati è destinato a morire entro 6 mesi per cause naturali o a causa dei predatori: solo il 10% di questi raggiungerà quindi i 6 mesi di vita, e ancora meno, circa il 5%, sono gli esemplari che riusciranno ad arrivare all’età adulta. A tutto ciò vanno aggiunti, nemmeno a dirlo, la graduale perdita di habitat, la foresta pluviale, la cui estensione si è drasticamente ridotta nel tempo per dar spazio ad abitazioni e ai terreni agricoli, e i predatori, o meglio quegli animali introdotti dall’uomo, come opussum o ermellini, in Nuova Zelanda che sono poi diventati una grande minaccia proprio alla sopravvivenza dei kiwi.

Cosa ha fatto la Nuova Zelanda

Di tutto pur di salvare il proprio simbolo nazionale, ponendosi l’obiettivo di riportare la popolazione di kiwi a 100mila esemplari entro il 2030

Lo scorso anno, il Governo neozelandese annunciò così lo stanziamento di circa 20 milioni di dollari per sostenere e intensificare gli sforzi necessari per la protezione dei Kiwi, tra cui il controllo dei predatori nei territori abitati da questi uccelli, l’addestramento di cani capaci di evitare i Kiwi e la “Operation Nest Egg“, volta a prendersi cura dei cuccioli di kiwi e aumentare le possibilità di sopravvivenza.

E ora, finalmente, i richiami del Kiwi si fanno risentire. Di notte, i maschi hanno un grido acuto e penetrante e le femmine hanno un tono molto più basso e più stridulo. Una meraviglia.

 (Fonte: www.greenme.it)



26 agosto 2021

In Italia ci sono oltre 500mila cani randagi, un costo per tutti: servono più adozioni. Eppure il mercato nero dei cuccioli di razza vale 300 milioni di euro


Si ritiene che, a livello globale, il numero dei cani sia di circa 900 milioni e, secondo stime dell'Oms, 200 milioni di essi sarebbero randagi. I dati del 2020 sul randagismo in Italia, condivisi dal ministero della Salute, registrano 76.192 ingressi in canili sanitari, 42.665 in canili rifugio e 42.360 adozioni di cani randagi. Ma il numero di quelli fuori dalle strutture sarebbe estremamente più alto: il dato del 2019 parlava di 500-700mila cani randagi. Un fenomeno diffuso soprattutto in alcune regioni, dove prosperano colonie di animali vaganti e dove gli abbandoni di animali domestici si intensificano nel periodo estivo o in concomitanza con l'apertura della stagione di caccia. La sensibilizzazione contro l'abbandono dei cani e la promozione dell'adozione di animali senza famiglia sono i principali obiettivi della Giornata Mondiale del Cane che si celebra il 26 agosto e nata nel 2004 per celebrare e dedicare attenzione all'animale da compagnia per eccellenza.

Un costo che pagano tutti gli italiani
Un fenomeno, quello del randagismo, che non dovrebbe solo interessare chi ama gli animali visto che è un costo che ricade sulle tasche di tutti gli italiani: «Ogni cane ospitato nei canili ha un costo di circa 7mila euro all’anno, solo nel 2020 ci sono stati circa 120mila nuovi ingressi per un costo totale stimato di 840 milioni di euro – scrive su Facebook il deputato di Italia Viva Michele Anzaldi – . In Italia si stimano circa 500-700mila cani randagi, se tutti fossero ospitati nelle strutture dedicate avremmo un costo per gli enti pubblici tra i 3,5 e i 5 miliardi di euro all’anno. Per questo è urgente trovare una soluzione. Nella passata legislatura avevo presentato una proposta per tassare i cani che non vengono sterilizzati, in modo da ridurre il numero di nuovi nati che poi, in gran parte, finiscono inevitabilmente a ingrossare le file del randagismo, soprattutto al Sud. Era, appunto, una proposta, ce ne sono delle altre. Di certo non possiamo permetterci di lasciare le cose come stanno, con il rischio che intorno all’accoglienza dei randagi si crei un business malato, a spese pubbliche, sulla pelle dei cani stessi, costretti per mesi e mesi, se non addirittura per tutta la loro vita, in una condizione di vera e propria tortura».

Il mercato nero dei cuccioli vale 300 milioni di euro
Fra allevamenti clandestini in Italia e traffici illegali dall'estero il mercato nero di cani e gatti di razza alimenta in Italia un business criminale che coinvolge oltre 400mila cuccioli per un giro d'affari da 300 milioni di euro all'anno. E' quanto emerge dall'analisi della Coldiretti su dati Osservatorio Agromafie in occasione della Giornata mondiale del cane 2021 che il 26 agosto celebra uno dei migliori amici dell'uomo spesso però vittima di abusi, abbandoni e criminalità. Il traffico illecito di animali da compagnia - spiega Coldiretti - è uno dei fenomeni malavitosi a maggior impatto sociale visto che una casa italiana su tre (32%) ospita almeno uno o più animali da compagnia che spesso diventano veri e propri componenti del nucleo familiare come dimostrano i 6,3 milioni di italiani che quest'estate - evidenzia Coldiretti - hanno scelto di partire in vacanza con il proprio animale. Tra quanti hanno in casa un animale - continua Coldiretti - il 20,7% lo ha ricevuto in dono, il 19,3% lo ha preso da una struttura di ricovero, il 17,1% lo ha raccolto dalla strada, il 13% lo ha trovato in un allevamento, il 12,3% lo ha comprato in un negozio, l'11,4% lo ha comprato da conoscenti o privati, il 5,7% ha tenuto il cucciolo di un animale che possedeva già e lo 0,5% lo ha acquistato sul web, secondo Eurispes.

C'è poi il lato oscuro del mercato nero - sottolinea Coldiretti - con i cuccioli importati illegalmente dall'estero che, venduti a prezzi che oscillano tra i 60 ed i 1.200 euro, hanno di solito appena poche settimane di vita, non hanno neppure finito il periodo di svezzamento e ovviamente non sono registrati con il microchip d'identificazione richiesto dalla legge. Questi esemplari, assai spesso imbottiti di farmaci per farli apparire in buona salute, - continua Coldiretti - vengono introdotti nel territorio nazionale accompagnati da una documentazione contraffatta che ne attesta la falsa origine italiana e riporta trattamenti vaccinali e profilassi mai eseguiti. Gli animali sono il più delle volte trasportati nascosti e pressati dentro contenitori, doppi fondi ed altri ambienti chiusi, stipati in furgoni e camion che percorrono lunghi tragitti. Quello dei cuccioli clandestini - sottolinea la Coldiretti - è un commercio che talvolta si realizza anche con la complicità di alcuni allevatori e negozianti italiani che "riciclano" nel mercato legale animali di provenienza illegale. Il traffico di animali da compagnia costituisce un danno per tutte le parti coinvolte, ad eccezione di chi lo gestisce. Ad esserne colpiti sono, oltre che gli allevatori ed i rivenditori onesti, in primo luogo gli animali stessi, vittime quasi sempre di maltrattamenti ed abusi. E se un cucciolo di razza offerto dal mercato illegale arriva a costare anche solo un ventesimo di quanto si spende nella filiera legale dell'allevamento, si tratta tuttavia solo di un "risparmio apparente" perché - conclude Coldiretti - l'acquisto di cuccioli di razza attraverso circuiti non legali si traduce sovente in una spesa maggiore a lungo termine in cure mediche oppure addirittura nella morte dell'animale malato.

(Fonte: lastampa.it)

21 agosto 2021

“Gli animali sono esseri senzienti”, la Corea del Sud concederà loro uno status legale per combattere abusi e abbandoni

“Gli animali sono esseri senzienti”, la Corea del Sud concederà loro uno status legale per combattere abusi e abbandoni

Jin-hui, un cane Pomerania color crema, è stato sepolto vivo nella città portuale sudcoreana di Busan: il suo proprietario in preda alla rabbia ha detto ai figli di seppellirlo vivo. Per fortuna quel cagnolino ce l’ha fatta, grazie all’intervento di un’associazione animalista, ma l’uomo, nonostante le prove schiaccianti, non è stato accusato di alcun reato. Era il 2018, all’epoca l’uomo non venne condannato. Presto però tutto questo dovrebbe cambiare in Corea del Sud: chi abusa e maltratta gli animali e chi abbandona gli animali domestici dovrà affrontare dure punizioni poiché il Parlamento nazionale ha intenzione di modificare il proprio codice civile per concedere agli animali lo status legale di esseri senzienti.

L'emendamento, che deve ancora essere approvato dal parlamento, probabilmente durante la sua prossima sessione ordinaria a settembre, renderebbe la Corea del Sud uno dei pochi Paesi al mondo a riconoscere gli animali come esseri senzienti, con il diritto alla protezione, un maggiore benessere e rispetto per la loro vita.

A spingere per questo emendamento con l’aumentare del numero di casi di abusi sugli animali passato da 69 del 2010 ai 914 del 2019, mentre il numero proprietari di animali domestici è cresciuta a più di 10 milioni di persone in un Paese con 52 milioni di abitanti.

L’attuale legge sulla protezione degli animali della Corea del Sud prevede che chiunque abusi o commetta atti crudeli sugli animali può essere condannato a un massimo di tre anni di carcere o multato di 30 milioni di won (circa 21800 euro), ma gli standard per decidere le sanzioni sono sempre stati bassi poiché gli animali vengono trattati come oggetti ai sensi dell'attuale sistema legale. Una volta che il Civil Act dichiarerà che gli animali non sono più semplicemente cose, i giudici e pubblici ministeri avranno più opzioni per determinare le sentenze.

La proposta ha incontrato lo scetticismo della Korea PetIndustry Retail Association, che ha sottolineato che esistono già leggi in vigore per proteggere gli animali: «La revisione richiederà solo mezzi per regolamentare il settore rendendo difficile l'adozione di animali domestici, il che avrà un forte impatto non solo sull'industria, ma sulla società nel suo insieme», ha affermato il direttore generale dell'associazione, Kim Kyoung-seo.

Choung Jae-min, direttore generale del ministero della giustizia, ha affermato che il codice civile modificato aprirà anche la strada a iniziative di follow-up come i pacchetti di assicurazione sulla vita per gli animali e l'obbligo di salvare e segnalare l'uccisione stradale.

È probabile che l'emendamento venga approvato, ha affermato il legislatore Park Hong-keun, che dirige il forum parlamentare sul benessere degli animali, poiché esiste un consenso sociale diffuso sul fatto che gli animali dovrebbero essere protetti e rispettati come esseri viventi che coesistono in armonia con le persone. I gruppi per i diritti degli animali hanno accolto con favore il piano del ministero della giustizia, chiedendo sanzioni più severe per coloro che abbandonano o torturano animali, nonché il divieto di carne di cane. «L'abuso, l'abbandono e l'abbandono degli animali domestici non sono migliorati nella nostra società», ha affermato Cheon Chin-kyung, direttore del Korea Animal Rights Advocates.

Nonostante un leggero calo dello scorso anno, l'abbandono degli animali è salito a 130.401 nel 2020 da 89.732 casi nel 2016, ha affermato l'Agenzia per la quarantena di animali e piante. La Corea del Sud ha circa 6 milioni di cani da compagnia e 2,6 milioni di gatti.

 (Fonte: lazampa.it)

17 agosto 2021

“Salvate il mio staff e i cani e gatti dall’inferno di Kabul”, l’appello di un ex marine inglese rimasto in Afghanistan

“Salvate il mio staff e i cani e gatti dall’inferno di Kabul”, l’appello di un ex marine inglese rimasto in Afghanistan

Mentre in migliaia cercando di fuggire dalla violenza dei taleban che hanno riconquistato l’Afghanistan, c’è chi non  vuole lasciare Kabul senza salvare i suoi collaboratori e i cani e gatti di cui si prendeva cura. Protagonista di questa storia è Pen Farthing, un ex soldato britannico del Royal Marine Commando e fondatore dell'organizzazione benefica Nowzad, che ha lanciato un appello al suo governo affinché le 71 persone del suo staff e 180 fra cani e gatti del rifugio siano trasportati nel suo Paese.

“Salvate il mio staff e i cani e gatti dall’inferno di Kabul”, l’appello di un ex marine inglese rimasto in Afghanistan

«Il suo è il volto dell'Afghanistan. I nostri governi occidentali hanno dato speranza per il futuro alle giovani generazioni dell'Afghanistan. E in un rapido tratto di penna della Casa Bianca; li hanno abbandonati ai lupi» scrive Farthing su Instagram pubblicando la foto di una sua veterinaria.  

“Salvate il mio staff e i cani e gatti dall’inferno di Kabul”, l’appello di un ex marine inglese rimasto in Afghanistan

«Tutti coloro che si prendono cura di persone compassionevoli e premurose come la nostra fantastica dottoressa Hamida e i suoi colleghi e amici in Afghanistan ora devono farsi avanti e lasciare che le loro voci siano ascoltate. Non hanno futuro se non lo fai. Contatta la stampa, i parlamentari, i senatori e i presidenti e i primi ministri. I soldati occidentali sono morti in Afghanistan per questo breve futuro che abbiamo dato al popolo afghano. La loro morte è stata inutile. Più che mai il popolo afgano, le persone reali che sono proprio come te e me con aspirazioni e speranza, hanno bisogno delle nostre voci e dell'intervento dei nostri governi. Il ritiro dall'Afghanistan è un terribile errore».

Nel frattempo Nowzad ha lanciato la campagna l’«Ark Operation» per raccogliere fondi per 200.000 sterline (circa 235mila euro) per affittare un aereo cargo per portare a termine l’operazione di salvataggio. 

La storia d’amore di Farthing con gli animali di questo Paese è iniziata durante il suo dispiegamento militare in Afghanistan nel 2006: Farthing e le sue truppe hanno interrotto una rissa tra due cani nella città di Nawzad. In seguito, uno dei cani seguì il militare e finirono per trascorrere i successivi sei mesi insieme e lui lo chiamò Nowzad, come il nome della città. 

Dopo la fine del suo dispiegamento, Farthing ha cercato di riportare il cane a casa nel Regno Unito e questo lo ha ispirato a creare la Nowzad Dogs, un'organizzazione no-profit che cerca di riunire i militari con i cani e i gatti che hanno stretto amicizia con loro, e controllare umanamente la popolazione di cani e gatti randagi di Kabul attraverso un programma di cattura, sterilizzazione, vaccinazione e liberazione. Oltre a riunire ex militari con cani e gatti, Farthing attraverso Nowzad ha salvato animali ed è riusciuto farli adottare nel Regno Unito. Tra questi c'era un cane di nome Wylie, adottato da Sarah Singleton, che ha gareggiato a Scruffts 2014, la competizione senza pedigree organizzata dal Kennel Club nel Regno Unito, dove è stato nominato cane dell'anno. Farthing in seguito ha scritto un libro proprio su Wylie, intitolato “Wylie: The Brave Street Dog Who Never Gave Up”. 

Farthing è stato premiato con il “Lifetime Achievement Award” al Daily Mirror e ccn il “RSPCA Animal Hero Awards” nel 2013, ed è stato nominato “Eroe dell’anno 2014” dalla Cnn.

(Fonte: lazampa.it)

15 agosto 2021

Il viaggio della speranza di 101 orsi salvati da una fabbrica della bile cinese

Il viaggio della speranza di 101 orsi salvati da una fabbrica della bile cinese

Il ritorno a casa degli orsi della luna

Una impresa colossale, sia a livello economico che logistico, diventata un cortometraggio con cui sostenere il lavoro della fondazione e la riabilitazione degli orsi sopravvissuti ad anni di violenze. «Moon Bear Homecoming» racconta nel dettaglio, con la voce dell'attore James Cromwell, il lavoro iniziato il 19 aprile e concluso il 27 maggio scorso che ha coinvolto nove camion e dozzine di operatori. Un viaggio di 1250 chilometri che problemi legislativi e di proprietà, oltra alla pandemia, hanno rimandato fino a questa primavera.

 «Questi poveri orsi sono stati vittime di implacabili e strazianti estrazioni di bile, rinchiusi in anguste gabbie metalliche con acqua e cibo ridotti al minimo o nulla. Ora che questi orsi hanno lasciato alle loro spalle la prigionia e attraversato le porte della nostra riserva, dobbiamo occuparci della loro salute: alcuni dovranno essere sottoposti a interventi chirurgici, altri ad ecografie, radiografie ed esami con cui prescrivere adeguate cure farmacologiche».

«Quando mi è stato chiesto se volevo raccontare l'epico viaggio di 101 orsi neri asiatici che si spostano dall'altra parte della Cina da un'ex fattoria della bile a un premiato santuario, ho colto al volo l'occasione», ha testimoniato Cromwell. «Molti soffrono di patologie croniche: avevano bisogno di cure costanti e il team è stato con loro ad ogni miglio del percorso. Spero che tutti guardino questo film straordinario e si uniscano a me nell'aiutare a condividere la loro storia il più in lungo e in largo possibile».

(Fonte: lazampa.it)

14 agosto 2021

Spara a un pappagallo della vicina nel proprio giardino, denunciato un 75enne per maltrattamento sugli animali

Spara a un pappagallo della vicina nel proprio giardino, denunciato un 75enne per  maltrattamento sugli animali

Spara e ferisce pappagallo del vicino che si era appollaiato su un albero del proprio giardino. E' accaduto a Mogliano (Macerata) dove i carabinieri della locale stazione hanno denunciato in stato di libertà per maltrattamento di animali (art. 544 ter cp) un pensionato di 75 anni, residente a Petriolo (Macerata).

L'anziano ha esploso più colpi con una carabina ad aria compressa, regolarmente detenuta, in direzione del volatile perché era infastidito dal fatto che il volatile, dell ara chloropterus, di proprietà di una vicina di casa, che si era appollaiato su un albero del proprio giardino.

Il pennuto, prontamente soccorso e trasportato e ricoverato presso un veterinario del posto, ha riportato una "lesione permanente della mobilità dell'ala destra" poiché raggiunto da tre pallini. I carabinieri intervenuti hanno sequestrato la carabina e in via amministrativa tutte le armi regolarmente detenute dal soggetto.

(Fonte: lazampa.it)

01 agosto 2021

Voglio un Mondo Pulito: in un mese raccolti oltre 620 kg di rifiuti a Salerno




A luglio organizzati 16 interventi tra CleanUp e raccolta cicche


Sono numeri che fanno riflettere quelli resi noti dall'associazione Voglio un Mondo Pulito di Salerno. I volontari del gruppo, da sempre in prima linea a difesa dell'ambiente, attraverso le varie attività di clean up e appuntamenti fissi alla "lotta al degrado" hanno rimosso dall’ambiente, nel solo mese di luglio 2021, 623,8 Kg di rifiuti.

Quasi 300kg di indifferenziato, per la precisione, 291,6 kg e 78 kg di plastica. E ancora tanto vetro, metalli e cicche fino ad arrivare a carta e deiezioni. Tutti rifiuti raccolti e smaltiti correttamente. Ancora una volta i ragazzi cercano di "ridare dignità" a dei luoghi ostaggio del sacchetto selvaggio.

L'associazione, che pure ha dovuto "mettere in pausa" le sue attività di clean up a causa delle limitazioni dovute al Coronavirus, appena è stato possibile ha ripreso le sue azioni. Nel solo mese di luglio sono stati 16 gli interventi organizzati. Particolare attenzione è stata dedicata anche alla raccolta cicche, ma non sono mancati operazioni "in solitaria". Ma tantissime sono le persone che hanno preso parte agli appuntamenti organizzati da Ciccio, il presidente dell'associazione. Tutte, unite, nel combattere il degrado. "Grazie a tutti per l'impegno" scrivono dal gruppo.

(Fonte: ottopagine.it) 


31 luglio 2021

Voglio un mondo pulito ritorna sulla spiaggia di via Allende a Salerno




Questa mattina i volontari di "Voglio un mondo pulito" in azione sulla solita e martoriata spiaggia di via Salvador Allende di Salerno.

Purtroppo si continua senza sosta ad abbandonare rifiuti in spiaggia e sulla strada adiacente, senza avere minima cura e interesse verso l’ambiente.

Si contano innumerevoli bottiglie di plastica, lattine, piatti e bicchieri di plastica, residui di pranzi e cene ancora avvolti nell'alluminio, numerosi imballaggi di fuochi pirotecnici esplosi durante le ultime feste, bottiglie di vetro, coperte e ancora tanto altro tra gli scogli. Parlare di inciviltà è dir poco.     

 Ecco quanto è stato rimosso  nella mattinata di sabato 31 luglio:

Indifferenziata 68,8Kg
Plastica 3,8Kg
Vetro 36,4Kg
Fuochi pirotecnici 26,5Kg

Totale 135,5Kg







17 luglio 2021

CleanUp Salerno di "Voglio un mondo pulito" 17 luglio



Come si soffoca la natura ... e come ci si impegna per salvarla!
Sabato 17 luglio, Salerno via S. Allende, con i volontari di "Voglio un mondo pulito"!



Stamattina siamo stati sulla nostra usuale Via Allende, nel lato di Salerno. Ci aspettavamo di meno come totale raccolto, avevamo ingenuamente pensato che i rifiuti non fossero così tanti... e invece, tra una busta ed un'altra, abbiamo totalizzato nuovamente 80 kg di spazzatura. Purtroppo questi materiali abbandonati sono subdoli come il senso di inciviltà di chi li abbandona.
Siamo ancora in tempo per contenere i danni, svegliamoci!
📒 Ecco quanto abbiamo rimosso:
Indifferenziata 35,7Kg
Plastica 9,1Kg
Vetro 29,6Kg
Cicche 0,1Kg
Organico 3,9Kg
Metalli 0,9kg
Totale 79,3Kg di rifiuti

Alcune foto del CleanUp di ieri mattina in spiaggia.