01/02/19

Canile abusivo nel Valenzano, una trentina gli animali maltrattati e sequestrati attendono adozione

 

Si possono adottare: gli interessati invitati a recarsi personalmente al rifugio comunale Cascina Rosa nei giorni di visita: martedì e giovedì

 

Canile abusivo nel Valenzano: le guardie zoofile hanno sequestrato una trentina di cani tra cuccioli e cani adulti, di piccola e media taglia, fra Jack Russel, Pincer, Australian e meticci ed è stata denunciata una persona per il reato di maltrattamento.

I cani erano detenuti in condizioni incompatibili con la loro natura e alcuni erano malati.

Attualmente gli animali sono stati dati in custodia all’Associazione ATA di Alessandria che si è resa disponibile ad accoglierli con il supporto dell’Ufficio Welfare Animale del Comune di Alessandria.

«Gli animali saranno successivamente affidati a chi vorrà accoglierli con amore - dice l’assessore al Welfare Animale, Giovanni Barosini - : invito gli interessati a recarsi personalmente al rifugio comunale Cascina Rosa nei giorni di visita: martedì e giovedì dalle ore 14.30 alle ore 17.00- sabato e domenica, dalle ore 10 alle ore 12».


(Fonte: lastampa.it) 


30/01/19

10 abitudini dei gatti, spiegate dalla scienza


Chi vive con un gatto non si annoia mai: tra "agguati" improvvisi, fughe, nascondigli, giochi e arrampicate, i nostri amici felini conservano ancora molti dei comportamenti che hanno permesso loro di sopravvivere in natura per milioni di anni. Ecco perché ai nostri occhi, alcune di queste abitudini sembrano così bizzarre: per i gatti, la nostra casa è una giungla da esplorare, piena di prede e nemici immaginari.
Ispirati da un video di TED, Focus ha selezionato i gesti da gatto apparentemente più strani, che riportiamo assieme alla loro spiegazione scientifica.


Perché si arrampicano nei posti più alti di casa? In natura, le spiccate doti da equilibristi e muscoli scolpiti ad hoc hanno sempre permesso ai gatti di raggiungere posizioni di vantaggio ed esplorare i dintorni dall'alto, in cerca di prede. E anche se oggi non hanno certo bisogno di salire sulle tende, per vedere dove abbiamo messo i croccantini, sono ancora istintivamente programmati per dominare la casa con un solo sguardo.


Perché attaccano ogni piccolo oggetto che capiti a tiro? In libertà, i gatti sono predatori opportunisti e si nutrono di qualunque preda sia disponibile. In genere recuperano piccoli pasti, e per mantenersi sazi, cacciano e mangiano più volte al giorno, in dosi ridotte. Ecco perché si "accaniscono" su gomitoli, tappi, giocattoli di piccole dimensioni, e preferiscono nutrirsi più volte, ma a porzioni contenute.


Perché sbirciano e si avventurano in posti strani? Negli ambienti naturali, le prede tendono naturalmente a nascondersi in luoghi poco raggiungibili. L'istinto che spinge i mici di casa ad avventurarsi negli angolini o a finire nelle borse vuote della spesa è un retaggio della curiosità che ha garantito la loro sopravvivenza nell'arco della loro storia evolutiva (e che ha riempito loro lo stomaco).


Perché si fanno le unghie sul divano? Non è che detestino il vostro sofà, il tappeto nuovo o le tende appena montate. Semplicemente, fanno quello che hanno sempre fatto in natura: levigare gli artigli per essere pronti ad usarli per cacciare, arrampicarsi o difendersi. Per i loro antenati selvatici, avere unghie affilate era questione di sopravvivenza. E ieri come oggi, questa attività ha anche il pregio di distendere i muscoli delle zampe, e alleviare un po' di stress.


Perché si addormentano nei luoghi più strani? Perché in quei posti si sentono al sicuro. In natura, i gatti non hanno solamente cacciato. Sono anche stati oggetto delle mire sgradite di altri predatori. Addormentarsi in luoghi difficilmente raggiungibili, o imprevedibili, è una forma di difesa nel momento in cui sono più vulnerabili.


Perché sono così attenti alla pulizia? Per lo stesso motivo, apprezzano particolarmente che la loro lettiera sia pulita e priva di odori sgradevoli. Non è (solo) una questione di igiene: l'odore di urina attirerebbe facilmente un vicino predatore, rivelando la loro posizione. Dietro l'apparente tendenza ad essere schizzinosi c'è quindi un importante istinto di sopravvivenza.


Perché fanno le fusa? Uno dei loro comportamenti più noti è anche quello dalle ragioni più misteriose. I gatti producono il caratteristico "brontolio" quando sono affamati o stressati, quando sono felici o quando hanno bisogno di attirare la nostra attenzione. Ma per alcuni studi, la particolare frequenza a cui le fusa sono emesse (tra i 25 e i 150 hertz) avrebbe anche una funzione rigeneratrice dei tessuti, e potrebbe servire a riparare ossa o muscoli danneggiati.


Perché amano le scatole? Almeno per tre ragioni: la prima, più ovvia, è la necessità istintiva di nascondersi dai predatori. La seconda è la funzione antistress degli involucri vuoti di cartone: è stato dimostrato che i gatti con una scatola a disposizione si adattano meglio ai nuovi ambienti, perché hanno un luogo dove scappare quando percepiscono ostilità. La terza ha a che fare con la temperatura. Il cartone è un perfetto isolante, e i gatti hanno bisogno di temperature di circa 10 gradi più alte delle nostre (tra i 30 e i 36 °C).


Perché strofinano la mascella sulle mani di chi li accarezza? Lo fanno per marcare l'umano con il proprio odore: il gatto preme contro le mani, o contro le gambe, la parte superiore della testa, poi un lato della bocca e infine struscia tutto il fianco, attorcigliando leggermente la coda. Spesso ripete l'operazione più volte, per poi allontanarsi, sedersi e iniziare a leccarsi i fianchi. I gatti hanno infatti ghiandole odorifere, utilizzate anche per marcare il territorio, soprattutto sulle tempie, lungo la mascella, alla base della coda, sui cuscinetti delle zampe. Per questo, dopo essersi strofinato si siede e si lecca. Ci sta "assaggiando".


Perché hanno bisogno di mangiare erba? In realtà i gatti di casa, nutriti in modo adeguato alle proprie necessità, non hanno bisogno di erba. Quelli che vivono liberi, invece, ingeriscono erba soprattutto per vomitare le parti non digeribili di quello che ha mangiato, per esempio penne e piume di uccelli o pelo di topo. L'erba, di solito appartenente alla famiglia delle graminacee, serve quindi a liberare lo stomaco da residui inutili, inducendo il vomito. Anche i gatti domestici possono comunque trovare irresistibile, come forma di gioco o da sbocconcellare, l'erba gatta, o catnip (Nepeta cataria), forse perché contiene nepetalactone, un terpene, che è ritenuto essere un surrogato dei feromoni sessuali felini.

(FONTE: focus.it )


 

I gatti non sono asociali. Sono gli umani ad esserlo

 

Uno studio torna a smentire l'ingiusta reputazione di introverso del felino di casa: i suoi comportamenti sono molto più dipendenti dai nostri di quanto si credesse.

 

Chi ancora pensasse ai gatti come ad animali chiusi e solitari ha una nuova occasione per ricredersi. Uno studio pubblicato su Behavioral Processes conferma che la reputazione di creature schive dei mici è del tutto ingiustificata: chi ritiene che lo siano, non li conosce abbastanza o non dedica loro le attenzioni che meritano.

Secondo i ricercatori della Oregon State University che hanno condotto lo studio, il livello di attenzione prestata dagli umani e il contesto di origine dei gatti influenzano la loro voglia di interagire più ancora della familiarità con l'umano stesso, che non sembra invece un elemento discriminante. In ogni caso, i gatti mostrano - come i loro amici sapiens - una grande variabilità nella socievolezza: in altre parole, non c'è una regola fissa, ma molto dipende dal carattere.

Posso avere la tua attenzione? I ricercatori hanno coinvolto 46 gatti in due esperimenti per valutare come attenzioni dedicate, provenienza del gatto e familiarità con l'uomo influissero sulla loro socialità. Il grado di espansività felina è stato valutato quantificando il tempo passato dagli animali vicino agli umani e misurando la frequenza dei loro miagolii.

Nel primo esperimento, i gatti (metà domestici e metà di gattile) hanno trascorso dapprima due minuti con una persona che non parlava e non si muoveva, poi altri due minuti con la stessa persona, che questa volta li chiamava a sé e li accarezzava. Il secondo test è avvenuto in modo identico, ma con i gatti domestici e i loro padroni.

Ancora più affettuosi. Le attenzioni dedicate dall'uomo hanno influito sulla propensione dei gatti ad avvicinarsi e miagolare, a prescindere dalla provenienza dei mici (ha funzionato, cioè, sia con quelli domestici sia con gli ospiti di gattile).

I gatti trovatelli sono risultati più inclini a trascorrere tempo accanto agli umani disattenti, e a miagolare per attirare i loro sguardi, forse perché la loro storia li rendeva più bisognosi di attenzioni.

La familiarità con gli sperimentatori coinvolti non ha invece influito più di tanto sugli "slanci sociali" dei mici, che comunque hanno mostrato una gamma di personalità molto diverse: la variabilità individuale è quindi un elemento importante da tenere in considerazione, quando si parla di comportamento felino.

Più attenti di quanto si creda. «In entrambi i gruppi abbiamo osservato che i gatti trascorrono molto più tempo con le persone che prestano loro attenzione» spiega Kristyn Vitale, tra gli autori. «Questo insieme di test indica che i gatti domestici riconoscono il livello di attenzione umano e modificano il loro comportamento in risposta ad esso, perché sono sensibili ai segnali sociali umani».

Studi precedenti avevano evidenziato che i gatti scelgono di passare più tempo con gli umani che con cibo o giochi, e che sono estremamente ricettivi al nostro modo di comunicare: notano i movimenti delle mani, il tono della voce e quello dell'umore.

(FONTE: focus.it)

29/01/19

Ghiandaia, la seminatrice dei boschi

 

Nome

Ghiandaia (Garrulus glandarius)

 

Descrizione

Corvide grande circa come un piccione, con corpo bruno rossiccio e parti inferiori più chiare. Coda nera, contrastante con il sopracoda bianco. Ali nere con evidente macchia bianca e copritrici primarie con bandeggiatura nero-azzurra. Ha inoltre un evidente mustacchio nero. La voce è forte e gracchiante.

 

Fenologia

In Italia è sedentaria, nidificante, migratrice parziale e svernante.

Habitat

La distribuzione e abbondanza della specie è influenzata positivamente dalla presenza di boschi in cui può trovare frutti e semi, soprattutto ghiande che dissemina ovunque; nella regione continentale una particolare importanza è rivestita dalla disponibilità di boschi di querce caducifoglie mentre nella regione mediterranea peninsulare assumono maggiore rilievo i boschi a prevalenza di pini montani e oromediterranei. Nelle aree dove i disboscamenti hanno dato spazio alle coltivazioni intensive, invece, la Ghiandaia non trova un habitat adatto alla nidificazione.

 

Distribuzione

La Ghiandaia presenta un ampio areale che abbraccia vaste porzioni del continente asiatico, il Nord Africa e gran parte dell’Europa, dove risulta assente solo dalle maggiori latitudini e altitudini, oltre il limite della vegetazione arborea. Nidifica diffusamente in tutta Europa a eccezione delle regioni più settentrionali.
In Italia ha una distribuzione molto ampia: nel settore alpino nidifica dalle basse quote ai 1.800 m e nel resto del territorio nazionale, comprese le grandi isole, è diffusa ovunque a eccezione del Salento, prevalentemente nelle aree collinari e alto-collinari dove è maggiore la copertura boschiva. La popolazione italiana è stimata in 300.000-600.000 coppie.

 

Stato di conservazione

La specie risulta stabile in Europa e viene considerata con stato di conservazione sicuro.
È in buono stato di conservazione anche in Italia, ove la sua presenza si sta contraendo in alcune zone agricole di pianura a elevata antropizzazione ma sta anche manifestando tendenze all’inurbamento ed è favorita dalla ricrescita del bosco in atto in aree collinari e soprattutto montane per l’abbandono delle attività agro-pastorali.

di Fabio Casale, Fondazione Lombardia per l’Ambiente
Supervisione scientifica: Giuseppe Bogliani, Università degli Studi di Pavia
tratto da:
Casale F., 2015. Atlante degli Uccelli del Parco Lombardo della Valle del Ticino.
Parco Lombardo della Valle del Ticino e Fondazione Lombardia per l’Ambiente.
Foto: Antonello Turri

FONTE: rivistanatura.com


Verzellino, il suo volo è come una danza

Nome

Verzellino (Serinus serinus)

Descrizione

Fringillide di piccole dimensioni, il maschio presenta una colorazione verde-gialla densamente striata di bruno-nerastro, con groppone giallo vivace. La femmina ha una livrea più densamente striata e più marcatamente verde-bruna.

Fenologia

In Italia è sedentario parziale, nidificante, migratore regolare, svernante parziale.

Habitat

Nidifica in ambienti aperti alberati. Spesso presente in ambienti urbani e sub-urbani, dove risulta più abbondante che in ambienti naturali.

Distribuzione

Nel corso degli ultimi due secoli il Verzellino ha notevolmente ampliato il proprio areale riproduttivo. Originariamente, infatti, era confinato ai Paesi dell’Europa meridionale che si affacciano sul Mediterraneo e al Nord Africa, dal Marocco alla Tunisia. Dal XIX secolo il Verzellino ha cominciato a espandere il proprio areale verso nord, raggiungendo dapprima i Paesi dell’Europa centrale e quindi, nel corso del XX secolo, stabilendosi anche in Olanda, Germania e Inghilterra. Più a nord, le nidificazioni in Danimarca, Finlandia e Svezia risultano ancora sporadiche e limitate a poche coppie. Oltre che verso settentrione, il Verzellino ha ampliato la propria presenza anche verso oriente e attualmente risulta nidificante in Bielorussia, Ucraina e Russia occidentale.
In Italia nidifica in tutte le regioni della penisola e nelle isole, più numeroso al centro-sud e nelle regioni costiere, dal livello del mare fino ai 2.000 m di quota.

Stato di conservazione

La specie risulta stabile in Europa e viene considerata con stato di conservazione sicuro.


di Fabio Casale, Fondazione Lombardia per l’Ambiente
Supervisione scientifica: Giuseppe Bogliani, Università degli Studi di Pavia

tratto da:
Casale F., 2015. Atlante degli Uccelli del Parco Lombardo della Valle del Ticino.
Parco Lombardo della Valle del Ticino e Fondazione Lombardia per l’Ambiente.

FONTE: rivistanatura.com

 

Cincia mora, la fatina silvestre dei monti

Nome

Cincia mora (Periparus ater)

Descrizione

Passeriforme di piccole dimensioni caratterizzato da cappuccio e gola neri e guance bianche.

Fenologia

In Italia è sedentaria e nidificante, migratrice e svernante. Le popolazioni che nidificano nei settori sud-occidentali dell’areale riproduttivo sono essenzialmente sedentarie mentre quelle dei settori nord-orientali generalmente migrano su breve raggio.

Habitat

Strettamente associata alle conifere, in particolare all’Abete rosso, può nidificare sia in peccete naturali sia di impianto artificiale. Alle quote superiori nidifica in mughete e nelle laricete fino a 2.200 m sulle Alpi.
Frequenta anche le abetine mentre è più rara nelle laricete. Può nidificare anche nei boschi di latifoglie misti a conifere mentre è molto rara in boschi puri a latifoglie. La presenza di conifere, anche alloctone, in parchi e giardini ha favorito l’espansione di questa specie nelle aree antropizzate, in particolare nei fondovalle e nelle aree pedemontane.

Distribuzione

Comune e numerosa nei Paesi dell’Europa centro-settentrionale, presenta distribuzione frammentata alle basse latitudini e, in particolare, in Francia occidentale ed Europa meridionale.
In Italia è diffusamente distribuita sui principali gruppi montuosi dei settori alpini, prealpini ed appenninici. Presente anche sul Gargano e sulle isole maggiori, in Sicilia e Sardegna.
In Italia si stima una popolazione tra 1.000.000 e 3.000.000 di coppie.

Stato di conservazione

Le popolazioni europee mostrano tendenze demografiche positive e la specie gode di uno stato di conservazione favorevole. La Cincia mora è strettamente legata ad ambienti forestali non particolarmente soggetti a rischi di trasformazione; ai fini della conservazione risulta sufficiente una oculata gestione forestale tale da rilasciare una buona quantità di necromassa al fine di favorire il reperimento di siti alimentari e di nidificazione da parte della specie.

di Fabio Casale, Fondazione Lombardia per l’Ambiente
Supervisione scientifica: Giuseppe Bogliani, Università degli Studi di Pavia

tratto da:
Casale F., 2015. Atlante degli Uccelli del Parco Lombardo della Valle del Ticino.
Parco Lombardo della Valle del Ticino e Fondazione Lombardia per l’Ambiente.
Foto: Antonello Turri
 
FONTE :  rivistanatura.com
 
 

Orso Bruno Marsicano, nati 11 nuovi cuccioli: speranze per la specie più rara del pianeta

 


Sono almeno 4 le femmine di Orso Bruno Marsicano, che si sono riprodotte nel 2018, nel territorio del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) e ben 11 i cuccioli contati in totale. Questo il risultato ufficiale del monitoraggio intensivo svolto dal personale del Parco che ha visto, a partire dall'aprile scorso, anche la collaborazione di altre istituzioni e volontari.

Il dato che riguarda il numero dei cuccioli, è stato giudicato molto positivo dall'ente Parco: "Si tratta infatti, del terzo anno consecutivo che si osservano dai 10 ai 12 nuovi piccoli". Il monitoraggio, attuato combinando sessioni di osservazioni in simultanea, alle quali sono state aggiunte osservazioni casuali, è parte di uno specifico protocollo messo a punto dall'Università di Roma. Così, dopo la raccolta e lo studio dei dati, è stato possibile distinguere 4 unità familiari distribuite in tutta l'area del Parco, così composte: 3 femmine con tre cuccioli e una con due.

La ricerca del cibo, anche e soprattutto per gli orsi, visto che la quasi totalità della loro dieta prevede vegetali, è strettamente legata alla natura del territorio. Così, si è osservato che l'eccezionalità della produzione delle foreste di faggio, ripetutasi anche nel corso dell'anno appena trascorso, deve aver favorito le nascite.

Il territorio del PNALM è enorme. Dal cuore dell'Abruzzo più verde e incontaminato, fino al Molise per arrivare a diverse aree del Lazio, il Parco, nonostante le più svariate attività antropiche legate alla vita di paesi, villaggi e piccole cittadine, riesce a custodire molte delle meraviglie animali, un tempo presenti su tutto il territorio nazionale. Lupi e orsi in testa, in alcune aree montane abruzzesi, il tempo sembra essersi fermato.

Così, a riprova degli sforzi dell'ente parco e delle popolazioni che, quei territori li vivono, il miracolo delle nuove nascite continua a ripetersi.

D'altro canto, non bisogna dimenticare che il basso numero delle femmine, così come lo scarso tasso riproduttivo, rimangono campanelli d'allarme. Il futuro dell'orso più raro del pianeta (circa 60 esemplari), dipende dalla sopravvivenza delle femmine adulte. Tra il 2007 e il 2018, sono morte 15 femmine. Di queste, 10 erano in età riproduttiva. Il caso della femmina annegata con i suoi cuccioli in una cisterna non adeguatamente protetta di montagna, pochi mesi fa, sta a significare quanto, nonostante tutto, la sopravvivenza di questi animali sia delicata. La necessità di azzerare i casi di mortalità causati dall'uomo, direttamente o meno, sono priorità. Animali al pascolo brado, bracconaggio, avvelenamenti, persone fuori sentiero, viabilità stradale e incidenti, sono solo alcuni dei fattori di rischio indicati dal Parco.

"E' realistico ipotizzare, ha detto il presidente del PNALM Antonio Carrara, che l'orso marsicano potrà uscire dal rischio reale di estinzione se si riuscirà ad incrementare, anche di poco, la sopravvivenza delle femmine adulte. Su questo, ha concluso, il Parco deve assicurare il massimo impegno".

(Fonte: ilmessaggero.it)



28/01/19

Tanzania: finalmente verrà protetta la foresta che rischiava di scomparire per colpa dell'uomo




In Tanzania nascerà una nuova riserva naturale, un ecosistema forestale unico a livello mondiale nel cuore dell'Africa orientale. Un luogo gravemente minacciato da disboscamento illegale per il carbone e il bracconaggio di elefanti e altri animali.
La foresta di Magombera in Tanzania rischiava di scomparire entro il 2018 se non fosse stata intrapresa un'azione forte per proteggerla. È nato così il programma di conservazione, denominato Udzungwa Forest Project, guidato dall'università di York, in  collaborazione col Tanzania Forest Conservation Group (TFCG), col governo della Repubblica Unita della Tanzania e col sostegno dei villaggi locali.
Nel 2018 l'Udzungwa Forest Project e il TFCG hanno raggiunto l'obiettivo: sono riusciti a mettere insieme un milione di dollari per proteggere la foresta. Un paradiso unico al mondo, ricco di fauna selvatica e in via di estinzione. Quest'area sarà presto sotto protezione.
La nuova Riserva naturale di Magombera protegge ora 6.425 ettari di foresta tropicale ed è gestita dal Tanzania Forest Conservation Group (TFCG). Senza acquisire questa terra e creare questa riserva, sull'habitat incombeva una concreta minaccia: la conversione in una piantagione di zucchero.
Magombera è riconosciuta a livello internazionale per i suoi paesaggi e la natura selvaggia. Oltre a vantare la presenza di elefanti africani e ippopotami, conta circa 500 specie di piante diverse. Peccato che fino a oggi fosse priva di tutele. Qui vivono almeno cinque specie di primati: Udzungwa Red Colobus (una specie in via di estinzione che può essere trovata solo in questa valle e nelle vicine montagne Udzungwa), Angolan Black and White Colobus, Sykes's Monkey, Greater Bushbaby e Udzungwa Galago.
Il capo del progetto, il dott. Andy Marshall, del Dipartimento per l'ambiente e la geografia dell'Università di York, ha spiegato:
"La protezione di queste terre segue oltre 40 anni di ricerca e consultazione. Quando ho iniziato a lavorare nella foresta 15 anni fa, era chiaramente un posto biologicamente importante, ma in essa risuonavano asce e machete. Negli ultimi anni abbiamo lavorato con i villaggi locali per trovare fonti alternative per il legno e siamo addirittura riusciti a ridurre la frequenza degli incendi, delle viti invasive e del taglio degli alberi a Magombera, portando alla piantumazione di migliaia di piccoli alberi in una foresta quasi vuota".
Il valore di Magombera divenne noto per la prima volta negli anni '70, ma ottenne l'attenzione internazionale attraverso la scoperta di una nuova specie di camaleonte, individuato mentre scappava dalle fauci di un serpente dal dott. Marshall, nel 2009. Creatura immediatamente inserita nella Lista Rossa Iucn perché a rischio estinzione.
Le comunità locali hanno mostrato un forte sostegno a favore della tutela della foresta di Magombera e della nascita della riserva. Oltre ai benefici come la regolazione del clima, la prevenzione delle inondazioni e il mantenimento della fertilità del suolo, gli abitanti dei villaggi ora beneficeranno delle tasse di ingresso pagate dai turisti per visitare la foresta.
Un paradiso naturale che rischiava di scomparire ma che finalmente avrà la tutela che merita.

(Fonte: greenme.it)


 

Clima, gli insetti stanno morendo. La fine del mondo è già iniziata



Un articolo pubblicato il 15 gennaio sul quotidiano inglese The Guardian (passato ovviamente inosservato nei nostri organi di disinformazione, concentrati su ben altri problemi) dovrebbe farci molto riflettere. L’articolo riportava i risultati del viaggio fatto l’anno scorso dallo scienziato Brad Lister nella foresta pluviale portoricana di Sierra de Luquillo, a 35 anni dalla sua prima esplorazione. Ebbene, Lister ha scoperto che in quel remoto angolo del mondo il 98% degli insetti terrestri era scomparso.
La notizia è tanto più clamorosa se si pensa che tale foresta pluviale è un parco nazionale, e quindi protetta da interventi umani, quantomeno diretti. Queste le sue parole: “Si è verificato un vero collasso delle popolazioni di insetti in quella foresta pluviale. Abbiamo iniziato a capire che questo è terribile, che è molto, molto inquietante”. Certo, inquietante anche perché, come noto, gli insetti sono alla base della catena alimentare. Ragion per cui nella foresta anche le rane e gli uccelli sono diminuiti contemporaneamente di circa il 50-65%.
La notizia è tanto più sconcertante se si pensa che i dati sono relativi a un’area protetta. Se ne può facilmente evincere che dove la natura non è protetta la situazione sia ben più grave. Del resto, basti pensare che ad esempio in Europa le farfalle sono diminuite del 50% in 20 anni (periodo dal 1990 al 2011). E che persino nelle riserve naturali tedesche in 25 anni gli insetti volanti sono crollati del 75%.
Quale la causa della drastica diminuzione? Le alterazioni degli ecosistemi (anche i parchi non sono isole) e il riscaldamento climatico. Sempre Brad Lister ricorda che nella foresta pluviale il numero di periodi caldi, con temperature superiori a 29 gradi centigradi, è aumentato enormemente: si è passati da zero negli anni 70 fino a qualcosa come il 44% dei giorni.
Il filosofo inglese Timothy Morton definisce il riscaldamento globale un “iperoggetto”, ossia un oggetto che sfugge alla nostra reale percezione, ma in cui trascorriamo la nostra vita. Anzi, il riscaldamento globale è l’iperoggetto per eccellenza. Un iperoggetto di cui non comprendiamo la valenza e la gravità. Quindi ci comportiamo come se non esistesse. Riguarda tutti gli esseri umani da vicino, è connesso a tutte le nostre attività e agli oggetti con cui abbiamo a che fare, eppure è percepito come lontanissimo.
Morton ne trae la conclusione che la fine del mondo almeno per l’uomo sia già iniziata. Iniziò con l’Antropocene e si sta concretizzando velocemente. Del resto, la storia dimostra che le estinzioni non avvengono sempre per un evento improvviso (il meteorite dei dinosauri), ma si consumano nel tempo. Avrà ragione lui? Chissà, forse sì, a giudicare da quello che accade in una sperduta foresta pluviale di Porto Rico.

(Fonte:  ilfattoquotidiano.it)