La sofferenza di Makasi riflessa in uno specchio, cucciola di scimpanzé vittima del bracconaggio

 


Nei suoi occhi le si legge tutta la sofferenza che ha provato. Lo si vede anche dal suo comportamento: non vuole rimanere sola, ma non si fa prendere in braccio. «Un comportamento che per un baby scimpanzè è molto insolito –  dicono gli operatori del Lwiro, un rifugio che si prende dei primati rimasti orfani in Congo – . Il suo stato psicologico ci spezza il cuore. Di situazioni di questo tipo ne abbiamo viste tante, ma mai niente così».

L’hanno chiamata Makasi che significa “forte” in Lingala, una lingua bantu parlata nella Repubblica Democratica del Congo. Un nome che vuole sottolineare la sua forza e voglia di sopravvivere che ha avuto fino quando è stata salvata dalle crudeli mani dei bracconieri: Makasi ha visto uccidere la madre ed è stata catturata per essere destinata a chissà quale scopo criminale. «E’ stata salvata dalle mani dei bracconieri nella riserva dei primati Kisimba-Ikobo, dai ranger delle foreste – spiegano dal Lwiro – . Era ferita a causa della corda a cui era attaccata intorno alla vita. Era magra, debole e traumatizzata. Ha mostrato però appetito, le piacciono riso, mele, manghi e cavolo. Non vediamo l'ora di fornirle l'amore e le cure di cui ha bisogno per iniziare il suo recupero».

Il 4 gennaio sui social è stato pubblicato un video che racconta molto di quanta sofferenza abbia provato: Makasi si guarda riflessa in uno specchio. C’è rimasta per ore. Forse in quello specchio cerca sua madre, forse la compagnia di qualche suo simile e vede la sua sofferenza. 

«Sta 24 ore con un custode, giorno e notte. Ancora non vuole essere presa in braccio (che per un baby scimpanzé è molto insolito) ma non vuole stare sola... oggi ha passato ore davanti a uno specchio... magari in cerca di compagnia scimpanzè?» scrivono dal rifugio aggiungendo però un po’ di speranza per il futuro: «Makasi non si fida degli umani... non vuole essere presa in braccio e accetta a malapena che la tocchiamo. Non possiamo biasimarla, ha bisogno di tempo per fidarsi di noi. Anche se riusciamo a percepire il miglioramento fisico è ancora altamente traumatizzata.  Di cose ne abbiamo viste tante, ma niente così. Chissà cosa ha provato questa bambina. Appena finisce la sverminazione dei farmaci ed è un po’ più forte si unirà al gruppo degli altri cuccioli con Kyungu, Byaombe e Ujasiri».

(Fonte: www.lazampa.it)

 

 

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