Di questa tratta illegale, che porta al malessere animale, alla morte di
cucciloli di appena due mesi, a malattie e a un mercato nero con giri
milionari, si occupa da anni il maresciallo Claudia Comelli del Corpo forestale regionale del Friuli-Venezia Giulia, oggi in servizio presso la Stazione forestale di Gorizia.
"Di recente abbiamo persino trovato due scimmie di due settimane rinchiuse in una borsa. In passato mi è capitato addirittura di partecipare al sequestro di un leone. Ma ora le cose sono diverse: sono quasi sempre cani, piccolissimi e di appena due mesi, ricercati per moda, venduti anche ai vip. E la sensazione è che questi traffici aumentino", spiega il maresciallo.
Il traffico di cuccioli
Da quando è entrata in vigore la legge sul traffico illecito degli animali da compagnia, quella del 2010 ottenuta sulla spinta dell'impegno della Lega antivivisezione (Lav) e che individua reati penali e civili, gli strumenti per lavorare nel tentativo di fermare la tratta sono cresciuti.
Sebbene manchino ancora profonde risorse, i forestali insieme alle
varie forze dell'ordine operano ai confini del Friuli-Venezia Giulia nel
tentativo di intercettare i criminali, "quasi sempre italiani" che
hanno il compito di portare in Italia "ad allevamenti, negozi o privati,
moltissimi animali. Cuccioli che molto spesso vengono venduti tramite
internet" precisa Comelli.
Inizialmente, una decina di anni fa, quasi tutti gli animali
provenienti dall'Est passavano in qualche modo dal mercato di Pecs in
Ungheria. Cani e gatti. Venivano venduti piccolissimi e
senza documentazione, spesso a compratori italiani che li stipavano in
auto prima di ripartire. Nel tempo le cose però sono un po' cambiate:
oggi oltre all'Ungheria anche criminali da Slovacchia, Romania, Moldavia e Serbia partecipano alla tratta.
La maggior parte dei cani proviene infatti da allevamenti illegali dell'Est.
"Qui, come ci è capitato di vedere, hanno due o tre fattrici che
sfornano anche una cucciolata al mese. Spesso si tratta di cani
imbottiti di ormoni per far più cuccioli e più alla svelta possibile.
Poi, a due mesi dalla nascita, da lì vengono strappati alle madri e
inizia il loro viaggio. Un tormento".
Dieci anni fa quelli fermati al confine erano soprattutto furgoni, oggi
li trasportano passando tra i vari confini nella zona di Gorizia e
Trieste anche "su macchine piccole e che non danno nell'occhio, stipati
nei bagagliai o sotto i sedili. Ma usano anche macchine a noleggio, per
evitare di farsi sequestrare i mezzi". Sfruttando una regola che
permette di trasportare al massimo cinque cani (di cui bisogna essere
proprietari e senza essere poi ceduti, ndr), "un'altra tecnica è quella di portarne cinque alla volta e non di più per evitare problemi" precisa il maresciallo.
Spesso capita che vengano dotati di microchip rilasciati da veterinari
ungheresi o slovacchi, "in cui senza nemmeno guardare i cani viene
sostenuto che hanno quattro mesi, quando magari hanno appena otto
settimane. A volte quei chip li attaccano persino con lo scotch, in modo
che dopo vengano sostituiti con quelli italiani, dato che alla gente
non piace comprare cani stranieri".
Molte volte solo il prezioso contributo dei veterinari italiani, grazie agli esami sull'animale, fornisce utili informazioni su età e vaccinazione dei cuccioli. Questo perché nei trasporti illegali "o i documenti mancano o sono falsi". Se poi i criminali vengono fermati, "spesso incappano in pene ridicole: noi sequestriamo cani, che vanno in canili e strutture dedicate, mentre i trafficanti invece in molti casi se la cavano con poco. Nel 2012 abbiamo sequestrato mille cani a un trafficante che era legato alla Camorra: pochi giorni dopo il fermo stava già ricominciando a trasportarli e venderli".
I costi gonfiati per le razze più richieste
Spesso i cuccioli per arrivare in Italia affrontano anche viaggi di
48 ore, con pochissime pause. La Lav stima un'alta mortalità: intorno al
50% muore tra il trasporto e dopo l'arrivo in Italia. Negli ultimi anni
i cuccioli più richiesti, poi rivenduti in rete o in allevamenti
illegali da Nord a Sud, sono quelli di bulldog francese, maltesi,
maltipoo (incrocio maltese e barboncino) e barboncini, in generale "cani
di piccola taglia" spiega Comelli che poi fa un esempio dei costi.
"Abbiamo scoperto bulldog francesi acquistati nell'Est per 100 euro e
rivenduti in Italia per 3000. In alcuni casi, magari venduti a
personaggi famosi e abbienti, anche a 5000 e senza pedigree o meglio,
con documenti falsi". Vista la tratta incessante è particolarmente
complesso calcolare il volume di affari. Qualche anno fa la Lav stimava
per il decennio prima del 2022 un giro di introiti illegali intorno ai 6
milioni di euro.
Un grosso problema "sono le mode. I cuccioli vengono visti come paia di occhiali da comprare, spesso per la moda del momento. Questo non fa che accrescere le tratte illegali. Eppure bisognerebbe ragionare sul fatto che queste creature, con dolore, vengono strappate dalle madri, non vaccinate e spedite in Italia senza controlli, spesso anche con malattie. Talvolta muoiono pochi giorni dopo l'acquisto".
A tentare di sventare questo traffico restano "pochi gruppi e
personale delle forze dell'ordine. Ci muoviamo grazie a segnalazioni,
ma questa materia, così come quella del benessere animale, non è molto
conosciuta e sostenuta - afferma Comelli - nonostante noi operatori
corriamo sempre grossi rischi".
Uno, per esempio, è legato alle malattie. "Alcuni cani provenienti
dall'estero possono portare la rabbia, che in Italia non c'è. In un
sequestro che ha riguardato 2700 pappagalli, che avevano una zoonosi, alcuni colleghi si sono ammalati e ancora oggi ne pagano le conseguenze".
Viste le difficoltà di smantellare i traffici illeciti che passano da Gorizia, e non solo, il marascello ricorda l'importanza "di prendere coscienza del problema, ci sono tante associazioni che lo raccontano. Mi raccomando, se non si vuole adottare e si desidera per forza un cane di razza non compratelo su internet solo perché nella foto ha gli occhioni o ci sembra carinissimo, per poi magari scoprire che non ha alcun certificato. Sempre meglio rivolgersi ad allevamenti seri, in caso, che potranno garantirvi tutta la corretta documentazione ed evitare i traffici illegali".
(Fonte: repubblica.it)
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