16/03/17

Trascurare il proprio cane è reato di abbandono - ...

Condannato dal Tribunale di Trento un uomo che custodiva un beagle in un piccolo recinto, senza una cuccia e legato con una catena
cane beagle prigioniero

Articolo di Marina Crisafi pubblicato su www.stidiocataldi.it: 

È colpevole del reato di abbandono di animali il proprietario che trascura il proprio cane  facendolo vivere in spazi ristretti e in condizioni tali da produrgli gravi sofferenze psicologiche.

È quanto ha affermato il Tribunale di Trento con la recente sentenza n. 375/2015 (qui sotto allegata), confermando la condanna di un uomo per la colpevole trascuratezza dimostrata nei confronti del proprio cane, ma inquadrandola però nella ipotesi contravvenzionale ex art. 727 c.p. (Abbandono), e non in quella di maltrattamento di animali ex art. 544-ter c.p.
Dalle risultanze processuali, a seguito dei sopralluoghi dei carabinieri e del veterinario dell'ufficio igiene, emergeva che il cane, un beagle, era costretto a vivere in un luogo ristretto, ulteriormente limitato dall'uso della catena, privo di cuccia o altre protezioni ed esposto quindi alle intemperie, oltre che circondato dai propri escrementi. 

Valutato il compendio istruttorio, il giudice ha ritenuto provato che il cane era tenuto con modalità tali "da arrecare allo stesso gravi sofferenze, incompatibili con la sua natura, avuto riguardo al patrimonio di comune esperienza e conoscenza ed anche alle acquisizioni delle scienze naturali". 

A nulla rileva, per il tribunale trentino, che dalle visite effettuate dal veterinario, peraltro a distanza, non fossero emerse "patologie o segni di sofferenza" evidenti. 

Richiamando l'orientamento della Cassazione in materia (cfr. sentenza n. 2774/2005), infatti, ha affermato il giudice "quando le condizioni in cui vengono custoditi gli animali risultino tali da provocare negli stessi uno stato di grave sofferenza, non assume efficacia esimente il fatto che in conseguenza di tali condizioni di custodia l'animale non abbia subito vere e proprie lesioni dell'integrità fisica". 

Per cui, anche se non è emersa una dolosa volontà di cagionare al cane lesioni o di sottoporlo alle altre condizioni previste dall'art. 544-ter c.p., la condotta dell'uomo va senz'altro ricondotta nell'ipotesi contravvenzionale di cui all'art. 727 c.p.
 
Da qui la condanna al pagamento di 2.500 euro di ammenda, oltre al risarcimento dei danni, di pari importo, all'Organizzazione Italiana Protezione Animali (OIPA), costituitasi parte civile, nonché alla rifusione delle spese legali.


(www.StudioCataldi.it) 

Stressare gli animali è reato - Sent. Cass. 10009/...

La Cassazione ha confermato la condanna ex art. 727 c.p. per aver detenuto 25 gatti e un cavallo in condizioni di stress

animali domestici di varie specie

 Articolo di Lucia Izzo pubblicato su www.studiocataldi.it:

Rischia una condanna per abbandono di animali chi li detiene con modalità tali da arrecare agli stessi gravi sofferenze, incompatibili con la loro natura, anche se si tratta di soli patimenti psicologici. 
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, terza sezione penale, nella sentenza n. 10009/2017 (qui sotto allegata) confermando la condanna ex art. 727 c.p. a carico di una donna per aver mantenuto, all'interno di un locale chiuso concesso in comodato d'uso, 25 gatti selvatici e un cavallo, in condizioni ambientali incompatibili con la natura degli stessi animali

In particolare, a causa delle pessime condizioni igieniche del locale, gli animali avevano patito rilevanti sofferenze fisio-psichiche. I gatti, ad esempio, erano apparsi fobici rispetto alle visite degli ispettori dall'Asl e comunque molto stressati.

Inutile per la donna cercare di destituire di fondamento l'apparato accusatorio affermando che gli animali non fossero soggetti a malattie fisiche. La Cassazione rammenta che l'art. 727 c.p., rubricato "abbandono di animali", punisce, al comma 2, la condotta di colui il quale "detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze".
Secondo la giurisprudenza, il reato in questione è integrato dalla condotta, anche occasionale e non riferibile al proprietario, di detenzione degli animali con modalità tali da arrecare agli stessi gravi sofferenze, incompatibili con la loro natura, avuto riguardo, per le specie più note (quali, ad esempio, gli animali domestici), al patrimonio di comune esperienza e conoscenza e, per le altre, alle acquisizioni delle scienze naturali.

Dunque, ai fini dell'integrazione del reato in esame non è necessario che l'animale riporti una lesione all'integrità fisica, potendo la sofferenza consistere anche soltanto in meri patimenti, la cui inflizione sia non necessaria in rapporto alle esigenze della custodia e dell'allevamento dello stesso.

Inconferenti appaiono le doglianze attoree secondo cui l'accoglienza dei felini all'interno del locale avrebbe rappresentato una misura dettata a salvaguardia degli stessi. La condanna, infatti è scattata per non aver assicurato agli animali i necessari interventi di pulizia, diretti a impedire che dalla fermentazione delle deiezioni e, comunque, dalle emissioni organiche, potessero derivare, come invece accertato, affezioni delle vie respiratorie o irritazioni alle mucose.

Neppure poteva affermarsi che le condizioni igieniche riscontrate nel locale sarebbero state simili a quelle in cui sarebbero soliti vivere i gatti randagi nonché alle condizioni che, ordinariamente, si rinverrebbero nelle stalle. Il personale della A.S.L., infatti, aveva sottolineato come le condizioni igieniche fossero assolutamente compromesse e come, da tale situazione, fossero conseguite le già richiamate affezioni respiratorie nonchè la condizione di fortissimo disagio degli animali, estremamente reattivi e fobici. 

Per i giudici la sottolineata condizione di stress e promiscuità degli animali doveva ritenersi sufficiente a integrare la fattispecie contestata, indipendentemente dalla eventuale presenza di altre malattie come la richiamata A.I.D.S. felina. Oltre che per i gatti, infatti, quanto affermato vale anche per il cavallo, che la difesa ha ritenuto non essere stato abbandonato: all'animale, tuttavia, affetto da grave zoppia non era stato somministrato il necessario antidolorifico, determinando a carico dell'equino una pacifica condizione di forte sofferenza fisica, suscettibile di integrare la contravvenzione contestata.

Fonte: Stressare gli animali è reato
(www.StudioCataldi.it)

07/02/17

SALVA IL LUPO - Petizione di Rinaldo Sidoli

Petizione di Rinaldo Sidoli da firmare a questo link :

https://www.change.org/p/soslupo-salviamo-i-lupi-sbonaccini-glgalletti




TESTO DELLA PETIZIONE:

La Conferenza Stato-Regioni il 24 gennaio 2017 ha autorizzato l'abbattimento dei lupi, in un contesto in cui già centinaia di lupi vengono brutalmente uccisi dal bracconaggio con il fucile, bocconi avvelenati o lacci di filo metallico.
L’approvazione definitiva del “Piano per la conservazione del lupo” doveva essere votata il 2 febbraio, ma è stata rinviata al 23 febbraio, dopo la nostra mobilitazione.

Possiamo e dobbiamo fermarli.

Rinaldo Sidoli (Promotore della campagna #SalvailLupo - Responsabile nazionale Verdi Tutela e salute degli animali)

Hanno aderito:
ENPA - Ente Nazionale Protezione Animali
OIPA - Organizzazione Internazionale Protezione Animali
LNDC - Lega Nazionale Per La Difesa Del Cane
LAC - Lega Abolizione Caccia
LEAL - Lega AntiVivisezionista
NALA - Nuova Associazione Liberazione Animale
Almo Nature - pet food + aLmore
Associazione Animalisti
Irriducibili Liberazione Animale

La petizione è stata firmata anche da:
Mario Oliverio (Presidente della Regione Calabria)
Carla Rocchi (Presidente ENPA)
Massimo Comparotto (Presidente OIPA)
Gian Marco Prampolini (Presidente LEAL)
Gianluca Felicetti (Presidente LAV)
Giuseppe Onufrio (Direttore di Greenpeace Italia)
Fulvio Mamone Capria (Presidente della Lipu)
Rossella Muroni (Presidente Legambiente)
Pier Giovanni Capellino (Presidente Almo Nature)
Questa petizione sarà consegnata a:

  • Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare
    Gian Luca Galletti
  • Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome
    Stefano Bonaccini
  • Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana
    Paolo Gentiloni


    23/01/17

    Piccole mangiatoie fai da te per nutrire gli uccelli


    E’ arrivato il freddo intenso e molti uccelli dovranno resistere anche alla neve. Per loro sarà difficile trovare cibo! 

    Possiamo aiutarli esponendo all’interno dei nostri giardini e sui nostri terrazzi, piccole mangiatoie realizzate in casa con materiali di recupero da rifornire regolarmente con pezzetti di grasso e carne, croste di formaggio, frutta fresca e secca, briciole dolci, miscele di semi. Ricordiamoci che il cibo salato o piccante è tossico per gli uccelli. 

    Numerose specie di uccelli insettivori cambiano in inverno per necessità la propria dieta: ecco allora che merlo, pettirosso, capinera si nutrono di briciole dolci (per esempio panettone e plum-cake), biscotti e frutta fresca; cinciarella, cinciallegra e picchio muratore di arachidi non salate, semi di girasole, pinoli sgusciati, frutta secca tritata (noci e nocciole). Per uccelli granivori come passera d’Italia e mattugia, fringuello, verdone e cardellino miscele di semi vari (miglio, canapa, avena, frumento), semi di girasole, mais spezzato. 

    Anche con il freddo gli uccelli hanno bisogno di acqua per bere e fare il bagno. Sarà utilissimo per loro trovare una vaschetta sul balcone o in giardino.

    Il maltrattamento degli animali oggi: numeri e norme di un fenomeno riprovevole

    (Importante articolo di Michele Lasala  pubblicato su www.barlettanews.it) 



    Nel mondo della tutela animale, il difficile è comprendere quanto i retaggi culturali ci impediscano di rivalutare alcuni fenomeni, alla luce di improvvise e giustificate fioriture di diritti. È il caso delle attenzioni intensificatesi, negli ultimi anni, su problematiche come il generale maltrattamento animale. Nel mondo normativo, tuttavia, la generalità condannata di comportamenti offensivi ai danni di cani, gatti, o animali d’allevamento e non solo, lascia spazio a fattispecie tecniche precise: una vera e propria maglia legislativa dalla quale è sempre più difficile scappare, in caso di commissione di illeciti.

    Partiamo dall’articolo 544-ter del Codice Penale. L’attuale formulazione,  innanzitutto, rivoluziona una concezione vetusta che vedeva nell’animale, specie in quello domestico, un “oggetto” di proprietà di un soggetto. Gli effetti, ancora visibili, di questo retaggio, sono attivi nell’articolo 638 del codice penale, che parlava appunto di tutela in relazione alla violazione, commessa da terzi, sull’animale in quanto “proprietà” patrimoniale del danneggiato. Il passo in avanti compiuto, senza voler demonizzare l’art 638, è proprio nella rubricazione dell’attuale articolo 544-ter e di altri, che parlano di “DELITTI CONTRO IL SENTIMENTO PER GLI ANIMALI”.
     

    Il miglioramento legislativo è notevole: è infatti nobilitato l’insieme dei sentimenti d’affetto, attenzione e cura nei confronti della fauna, selvatica o domestica. Mentre il 544-ter si occupa direttamente del “Maltrattamento animale”, indicando come punti salienti per individuare la commissione del reato gli aspetti comportamentali della condotta, come “crudeltà” e “assenza di necessità”, il 544 bis parla senza mezze misure del reato di “Uccisione di animali”. Le pene per gli illeciti in questione vanno, per il maltrattamento, da 3 a 18 mesi di reclusione e da 5000 a 30000 euro in caso il giudice decida di sanzionare applicando una multa. Più grave, anche se decisamente riformabile e aggravabile, la previsione della pena in caso di uccisione: da 4 mesi a 2 anni di reclusione.L’attuale sistema legislativo di contrasto agli orrendi fenomeni in questione prende le mosse da una Legge, la 189 del 2004, poi aggiornata nel 2010. A queste norme fanno da corollario quelle, di derivazione per lo più comunitaria e quindi stabilite dall’Unione Europea, sull’utilizzo di animali per sperimentazioni farmaceutiche. A riguardo citiamo, anche solo per individuare il tenore della norma, l’art. 5 comma 1 del decreto legislativo che ha recepito in Italia tale normativa europea, nel lontano 1992: “Gli animali (…) siano tenuti in ambiente che consente una certa libertà di movimento e fruiscano di alimentazione e cure adeguate (…)”. “Siano effettuati controlli quotidiani per verificare le condizioni fisiche in cui gli animali sono allevati”, il tutto a carico di specialisti veterinari. Importante è specificare che, in caso di tali violazioni, tra le autorità competenti figura anche il Sindaco del comune nel cui territorio sono avvenuti i fatti illeciti. Sottolineiamo, inoltre, che le sperimentazioni sugli animali devono essere condotte evitando, per quanto sia possibile, di procurare dolore e sofferenza agli stessi.


    Attenzione poi alla “detenzione di animali in condizioni incompatibili con la propria natura”: tali fattispecie vanno ad inquadrare, è importante specificarlo, anche il trattamento di quelle specie animali tradizionalmente destinate al consumo alimentare, specie in periodi come quello pasquale e natalizio, nei quali le necessità imperanti del consumo di massa accelerano, a danno di ignari capi di bestiami, il peggioramento delle loro condizioni di vita. Numerose sono, in questo senso, le sentenze di importanti organi giudiziari come la Cassazione, che si rifanno all’art 727 del codice penale e alla parte di esso riguardante la “detenzione degli animali”.

    Tornando all’articolo 544 del Codice Penale, in realtà non effettivamente esistente perché abrogato, possiamo far riferimento al 544 quater e 544 quinquies, esempi di norme riguardanti fenomeni specifici ma sulla cui natura si discute con sempre maggiore sdegno: parliamo infatti, rispettivamente, degli “spettacoli o manifestazioni vietate” e dei “combattimenti tra animali”. Perfettamente inquadrabili nell’alveo del maltrattamento animale, i due articoli puniscono con fermezza tali episodi. Nel primo caso abbiamo una reclusione che va da 4 mesi a 2 anni (la stessa dell’uccisione) per chi organizza tali eventi. Ancora più grave è la seconda ipotesi di cui sopra, per la quale è prevista reclusione da 1 a 3 anni e una multa da 50000 a 160000 euro.  Tra i comportamenti che configurano aumenti di pena c’è il riprendere, con apparecchiature video atte a registrare, i combattimenti tra animali. Reato di pari gravità è anche quello delle scommesse su tali eventi, anche se chi le effettua non sia in concorso con gli organizzatori e non abbia contribuito ad organizzare queste terribili competizioni.


    Riportando i dati forniti da AIDAA (Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente), in Italia ogni anno sono torturati e uccisi circa 15000 esemplari di cani e gatti, e i numeri di questo scellerato e ingiustificato orrore crescerebbero notevolmente se si prendessero in considerazione i maltrattamenti animali nello loro interezza. L’onorevole Michela Brambilla, sempre attenta a queste tematiche, ha recentemente ribadito come sia indispensabile favorire l’inasprimento delle pene e la applicazione delle stesse, prevedendo il carcere per “chi maltratta gli animali e li uccide senza necessità”.
    Un sistema senza dubbio complesso, ma anche capillare, che necessita di miglioramenti in quanto a reperibilità delle norme e coordinamento delle stesse a livello giudiziale, ma comunque sintomo di una coscienza diversa, evolutasi specie negli ultimi tre decenni.

    Cassazione: “Vietato tenere aragoste vive in frigo con le chele legate”. Confermata condanna a ristoratore

    La decisione a seguito del ricorso presentato dal proprietario di un locale di Campi Bisenzio, ritenuto inammissibile dalla Suprema Corte. L'associazione animalista Lav aveva denunciato le condizioni in cui conservava alcuni crostacei.




    “La condanna a carico del titolare del ristorante per maltrattamento di animali, emessa ad aprile 2014 dal Tribunale di Firenze e confermata ora dai giudici, si fonda su dati scientifici – riferisce la Lav -. I crostacei sono in grado di provare dolore e di averne memoria“.

    Per la ong animalista la decisione dell’Alta Corte “rappresenta un pronunciamento giudiziario che potrà produrre due effetti”. Innanzitutto, proseguono, “la Polizia dovrà intervenire in seguito alle denunce di cittadini e associazioni per le diffusissime analoghe situazioni in pescherie e supermercati, considerate finora normali”. Inoltre “il Parlamento dovrà emanare una norma di chiaro divieto”. Tutto è iniziato cinque anni fa, quando alcuni agenti delle forze dell’ordine avevano effettuato un doppio sopralluogo nel ristorante di Campi Bisenzio. Lì avevano trovato due frigoriferi con alcuni crostacei vivi conservati tra 1,1 e 4,8 gradi di temperatura. La polizia municipale aveva quindi provveduto a informare la Procura della Repubblica di Firenze di quanto accertato.
    (Fonte: ilfattoquotidiano.it)