06/10/16

Ossa ai cani: la PDSA mette in guardia dai pericoli

(articolo della veterinaria Manuele Chimera pubblicato su Petsblog)


Ossa ai cani - La PDSA ha messo in guardia i proprietari di cani sul fatto di dare le ossa da mangiare ai loro pet. La PDSA è una delle più grandi veterinary charity inglesi: grazie agli ospedali veterinari e ai veterinari singoli affiliati aiutano chi non può gestire il proprio pet dal punto di vista economico e promuovono una maggior responsabilità da parte dei proprietari nel prendersi cura dei loro animali. Ebbene, la PDSA ha deciso di mettere sull'avviso i proprietari di cani dopo che i suoi veterinari hanno riferito di avere visto decine e decine di cani soffrire di problemi all'apparato digerente e di blocchi intestinali provocati da schegge di ossa o da pezzi più grandi rimasti incastrati.

Ossa ai cani: quali sono i rischi e i pericoli?

 

La veterinaria Rebecca Ashman ha così spiegato: "Non è consigliabile alimentare i cani con ossa perché purtroppo i nostri veterinari e infermieri vedono regolarmente cani con danni all'apparato digerente e blocchi intestinali provocati da schegge o grossi pezzi di osso che vengono inghiottiti e possono dare ostruzione". Poi ha aggiunto: "La chirurgia è di solito necessaria per rimuovere questi blocchi intestinali e in alcuni casi il danno è così grave che può essere mortale. Stessa cosa succede quando ingoiano grossi pezzi di ossa di pelle di bufalo, possono dare blocco intestinale e causare gravi problemi".
Persino la Tesco ha smesso di vendere le ossa naturali precedentemente commercializzate per cani dopo che un certo numero di cani è morto a seguito di pezzi di ossa di prosciutto lì acquistati e rimasti bloccati nello stomaco. L'avvertimento dato dalla PDSA è stato poi ripreso anche dalla British Veterinary Association. A questo proposito il vice presidente Gudrun Ravetz ha così dichiarato: "Le ossa sono pericolose per cani e gatti, i veterinari vedono regolarmente animali che li mangiano sia perché vengono alimentati con esse sia perché le trovano nel bidone dell'immondizia. In molti casi gli animali richiedono un intervento chirurgico per rimuovere frammenti ossei, schegge e blocchi intestinali, ma tutto ciò può rivelarsi mortale".
E ha poi aggiunto: "Se i proprietari nutrono il loro cane con ossa consigliamo di parlare prima col loro veterinario per comprenderne i rischi e fare in modo che facciano parte di una dieta equilibrata. Inoltre la manipolazione di carne cruda e ossa può comportare rischi anche per la salute umana. Inoltre noi non consigliamo di dare ossa ai gatti"


Avvelenamento da Paraquat nel cane e gatto: cause, sintomi e terapie

(articolo della veterinaria Manuele Chimera pubblicato su Petsblog)



Avvelenamento da Paraquat cane e gatto – Torniamo a parlare di intossicazioni andando a vedere cause, sintomi, diagnosi e terapia dell’avvelenamento da Paraquat nel cane e gatto. Si tratta di un erbicida assai potente e diffuso, per cui se fate uso di tali sostanze assicuratevi che il loro deposito sia inaccessibile a cani e gatti e che residui di sostanze non siano presenti là dove girano i vostri cani e gatti. Inoltre fate anche attenzione ai residui (sulle piante ci mette almeno 3 settimane prima di essere degradato): se sapete che su un prato è stato utilizzato il Paraquat o un altro diserbante, non portateci il cane e fate attenzione anche alle zone limitrofe.

Come dicevamo, il Paraquat è utilizzato come diserbante. L’ingestione accidentale del prodotto o la presenza sul pelo e successivo leccamento innescano l’avvelenamento. Il Paraquat tende ad accumularsi nei polmoni. Se siete interessati al meccanismo d’azione, in pratica nei polmoni il Paraquat prende un elettrone e si trasforma in radicale libero. Questi viene ossidato, lascia l’elettrone precedentemente catturato e diventa radicale superossido, molto instabile e da cui origina l’ossigeno singoletto molto reattivo. Questo ossigeno singoletto interagisce con le membrane cellulari e le distrugge, provocando grave danno ai tessuti.
L’avvelenamento da Paraquat è più comune nei cani che nei gatti e avviene soprattutto tramite ingestione del tossico. Di norma fra l’ingestione del veleno e lo sviluppo dei sintomi passano da 1 a 3 giorni. I primi sintomi sono:
  • ulcere in bocca
  • irritazione delle mucose
  • vomito
  • letargia
  • disidratazione
Dopo 2-7 giorni iniziano i sintomi respiratori:
  • tachipnea
  • dispnea
  • rantoli
  • cianosi
  • edema polmonare
  • danno polmonare progressivo e dose-dipendente
  • fibrosi polmonare (spesso mortale)
  • morte nel giro di 7 giorni
La morte di solito avviene per la fibrosi polmonare nell’arco di sette giorni, ma il danno cronico può provocare morte anche dopo 21 giorni.

Avvelenamento da Paraquat nel cane e gatto: diagnosi e terapia

La diagnosi di avvelenamento da Paraquat nel cane e gatto avviene tramite sospetto clinico basato sui sintomi e tramite anamnesi (se avete usato quel veleno, ditelo al veterinario). Il rilievo del veleno lo si può fare sulle urine, ma massimo due giorni dopo l’esposizione, oltre tale limite non ha senso. L’unico altro modo per fare diagnosi è post mortem tramite autopsia.
La terapia prevede l’induzione del vomito massimo entro 30-60 minuti dall’ingestione, dopo si passa alla lavanda gastrica. Si possono somministrare adsorbenti come argilla, caolino o bentonite (meglio in questo caso rispetto al carbone attivo) e somministrare purganti, ma massimo entro 12 ore dall’assunzione.
Se sono passati già più giorni fra il momento dell’avvelenamento e la visita dal veterinario allora si può solamente attuare una terapia sintomatica, quindi fluidoterapia senza esagerare per non peggiorare l’edema polmonare o la dialisi, ma può peggiorare l’edema polmonare e sono pochi i centri italiani ad avere i macchinari per la dialisi. Occhio che all’inizio dei sintomi la somministrazione di ossigeno peggiora la situazione perché aumenta la produzione di radicali liberi. Non esistono antidoti e la prognosi è quasi sempre infausta.
La dottoressa veterinaria Manuela risponderà volentieri ai vostri commenti o alle domande che vorrete farle direttamente per email o sulla pagina Facebook di Petsblog. Queste informazioni non sostituiscono in nessun caso una visita veterinaria. Ricordiamo che Petsblog non fornisce in nessun caso e per nessun motivo nomi e/o dosaggi di farmaci.


Liberi Tomi e Gjina, i due orsi imprigionati in Albania


Tomi e Gjina, erano stati soprannominati «gli orsi più tristi del mondo», maltrattati per lunghi anni dal loro proprietario e costretti dallo stesso ad esibirsi davanti al pubblico in piccoli show di intrattenimento. Grazie ai volontari del Four Paws, i due orsi sono finalmente liberi e le torture subite sono soltanto un ricordo. 



«Li abbiamo trovati sottopeso e con lesioni in alcune parti del corpo, stanchi e impauriti. Ma oggi siamo felici di aver raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati e di aver dato una seconda vita ai due animali - dice Claire LaFrance, direttrice del centro -. Tomi e Gijna adesso hanno finalmente scoperto il significato di libertà, e forse anche quello di amore».


Sono stati curati e accuditi dai veterinari, e presto vivranno liberi all’aria aperta. «Come meriterebbe ogni orso - prosegue -. Ci auguriamo di riuscire a ottenere lo stesso risultato anche per un altro loro simile, Pashuk, che dovrebbe raggiungere presto i suoi due amici». Lui è un orso che è probabilmente rimasto incatenato tutta la vita, visti i segni che porta sul corpo.


In Albania molti orsi sono ancora costretti a vivere in cattività, vengono utilizzati per le attrazioni circensi e spesso si esibiscono nelle strade per recuperare un po’ di soldi dai passati e automobilisti. «Speriamo di salvare al più presto ogni singolo orso chiuso in gabbia in Albania - prosegue Claire -. Loro rappresentano soltanto l’inizio della nostra battaglia». Thomas Pietsch, un altro volontario aggiunge: «Come è accaduto per la coppia, vogliamo che per tutti gli orsi non esistano più intrattenimenti né catene».

(Fonte: www.lastampa.it) 

Vietato vietare i parchi a umani con cani: "Ora i sindaci si adeguino"

(Fonte: http://www.quotidiano.net)



Milano, 2 ottobre 2016 - I sindaci, a cominciare da Lodi, rimuovano i divieti, anacronistici e penalizzanti, che impediscono alle persone con cane al seguito di accedere ai parchi e alle aree pubbliche. E promuovano, invece, regolamenti per consentire agli animali domestici di entrare in tutti i luoghi pubblici e aperti al pubblico, nei pubblici esercizi e sui mezzi di trasporto. E’ la richiesta avanzata dall’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, e dai tanti militanti animalisti e cittadini con cane al seguito che ieri, a Lodi, hanno partecipato alla “marcia della vittoria”: una passeggiata lungo le vie e attraverso i parchi della città per festeggiare la recente sentenza che ha dichiarato “illegittimi” i divieti stabiliti dall’amministrazione comunale.

“Considero una grande vittoria che dedico a tutti gli amanti degli animali - spiega l'ex ministro - la sentenza che mi vede vincere contro il sindaco di Lodi, dichiarando illegittimo il regolamento comunale in base al quale ero stata multata per non avere, volutamente, rispettato il divieto di accesso con il mio cane nel parco cittadino. Noi  siamo qui per sollecitare il Comune di Lodi ad adeguarsi alla sentenza. E come lui tutti i comuni italiani in cui sono in vigore questi illegittimi regolamenti. Non si tratta solo di cancellare le multe, ma di prendere atto del principio sancito dalla decisione del giudice e quindi di compiere il passo successivo: eliminare i divieti e i cartelli di divieto. Solo così le aree pubbliche saranno davvero restituite a tutti cittadini: non è infatti possibile limitare la libertà di circolazione delle persone e dei loro animali, a tutti gli effetti considerati membri della famiglia. Occorre al contrario, rendere più semplice la vita dei milioni di italiani che convivono con un piccolo amico ed hanno tutto il diritto di vedere rispettare le proprie istanze. Amministrare significa, infatti, contemperare le esigenze di tutti. Mi aspetto che i sindaci che sono caduti in questo errore, lo correggano immediatamente, visto che la nostra sentenza è solo l'ultima di una lunga serie che ha visto protagonisti i tribunali amministrativi e civili di mezza Italia”.

L’orientamento della giurisprudenza è ormai consolidato e non contrastato. Tra le sentenze degli ultimi anni si segnalano TAR Sardegna, 30 novembre 2012 n. 1080; TAR Piemonte, 18 maggio 2012 n. 593; TAR Puglia del 28 marzo 2013 n. 732; TAR Basilicata, 17 ottobre 2013, n. 611; TAR Calabria, 28 maggio 2014, n. 225; TAR Lombardia, 22 ottobre 2013 n. 2431; TAR Sardegna, 27 febbraio 2016 n. 128; TAR Veneto, 12 aprile 2012, n. 502. A questo elenco, probabilmente incompleto, va aggiunta la decisione del giudice di pace di Lodi.
“I sindaci – conclude l'on. Brambilla – che pensano di cavarsela mettendo il classico cartello con la figura del cane e la sbarra sopra, sbagliano di grosso. I divieti sono cattiva amministrazione, una “scorciatoia” che limita eccessivamente la libertà dei cittadini e che siamo ben decisi a non tollerare”.

I gattoni più grandi al mondo

Questi stupendi gattoni sono i felini domestici più grandi al mondo, di una bellezza straordinaria e di una dolcezza che incanta insieme alla loro dimensione.
 
Lasciamoci stupire anche dalla loro tenerezza!







Statua di bronzo dedicata a Tombili, il gatto in posa da star



Tutto il mondo ha guardato la sua foto, in posa da star, morbidamente adagiato su un gradino di Istambul, con il suo sguardo attento e riflessivo.



Per ricordare Tombili nella sua posa così insolita, la città turca gli ha dedicato un vero e proprio monumento. Sul gradino di Istambul, dove amava starsene tranquillo con la sua posa da star, ora vi è una statua che lo ritrae proprio come l'immagine che l'ha fatto conoscere in tutto il mondo.