30 mar 2020

E' COME UN BIMBO CHE SI AFFACCIA ALLA VITA, LASCIAMOLO VIVERE!

 

E' COME UN BIMBO CHE SI AFFACCIA ALLA VITA, LASCIAMOLO VIVERE!

Fattoria Mondo di Heidi qualche anno fa, quando il carissimo Claudio salvò dal macello numerosi agnellini che avevano ancora bisogno del latte della loro mamma.
Alcuni di loro arrivarono lì con la loro mamma che li accudiva come ogni mamma accudisce il proprio figlio mentre gli altri furono nutriti artificialmente da Claudio con tutto l’amore che lo distingue.
Presi in braccio un agnellino nero e la sua mamma, gelosissima, non lo perdeva di vista, ci guardava attentamente e con la sua voce lo reclamava preoccupata. Quando lo riposi accanto a lei era felicissima, lo annusava, gli girava intorno e si fermò per donargli il suo latte.
Questi teneri cuccioli non hanno più rischiato la morte e vivono felici nei prati ma immaginate i loro pianti e quelli delle loro mamme se li avessi portati via ... immaginate quanti pianti nel mondo in questi giorni .... Come si fa a uccidere una tenera creatura come questa e altre creature che ti cercano con i loro occhi e prendono il cibo dalle tue mani? Tutti hanno diritto alla vita e nessuno ha il diritto di uccidere.
Il mio messaggio è quello di imparare a guardare gli animali non nel nostro piatto, ma ogni volta che crescono felici nei prati e giocano tra di loro come giocano i nostri bambini con gli amici.
Gli animali sono eterni bambini, sono tutti uguali, uguali al cane o gatto che abbiamo in casa o che incontriamo a casa di amici.
Tutti gli animali provano sentimenti come paura e dolore, ma anche gioia, affetto, amore. Non c'è giustificazione per ammazzarli. Impariamo a rispettarli e ad amarli!
Ringrazio Claudio per la sua ospitalità e per tutto l'impegno nei confronti degli animali sottratti a maltrattamento o a un crudele destino.
 
 
 
 

27 mar 2020

SEGNALAZIONI FAKE NEWS SU ANIMALI E CORONAVIRUS AL PARTITO ANIMALISTA ITALIANO

Basta Notizie Tendenziose che, tra gli altri, Vogliono istigare odio contro i più innocenti della nostra società, pure loro tragicamente colpiti dalla emergenza #Coronavirus


COMUNICATO PARTITO ANIMALISTA ITALIANO


Grazie alle vostre segnalazioni, abbiamo provveduto a denunciare alle autorità una persona che veicolava fake news su animali e Coronavirus. Il nostro ufficio legale ha già fatto partire la denuncia!
Vediamo di far passare la voglia a certi soggetti di scrivere sui social.

👉👉 SERVE il Vostro Aiuto!! Continuate a segnalarci profili e post che fanno girare Fake News.
Scriveteci sui social o a:
partitoanimalista@gmail.com



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GLI ANIMALI DA COMPAGNIA NON SI AMMALANO E NON DIFFONDONO IL NUOVO CORONAVIRUS



Gli animali da compagnia come cani e gatti non si ammalano a causa del nuovo coronavirus emerso in Cina (SARS-CoV-2) e non lo trasmettono agli esseri umani. In altri termini, non diffondono la COVID-19, il nome assegnato dall'organizzazione Mondiale della Sanità all'infezione respiratoria scatenata dal patogeno emergente. È quanto afferma l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) nel punto 9 del suo vademecum sul coronavirus, con dieci comportamenti da seguire per proteggersi dalla patologia.


Anche sulla pagina dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dedicata ai “miti da sfatare” sul nuovo coronavirus viene affermato che al momento “non ci sono prove che animali da compagnia / animali domestici come cani o gatti possano essere infettati dal nuovo coronavirus”. L'OMS tuttavia sottolinea l'importanza di lavarsi sempre le mani con acqua e sapone dopo essere entrati in contatto con i propri animali. “Questo ti protegge da vari batteri comuni come Escherichia coli e Salmonella che possono passare dagli animali domestici all'uomo”.

Il primo cane positivo al patogeno è in salute e si ritiene non possa diffondere il coronavirus.

Le autorità sanitarie di Hong Kong hanno confermato che un volpino di pomerania è il primo cane contagiato dal coronavirus. Il “basso livello di contaminazione” riscontrato da un primo tampone eseguito a febbraio è stato infatti confermato dal secondo. È importante sottolineare che il cane risulta essere soltanto debolmente positivo, ma non è malato e soprattutto si ritiene non possa trasmettere il patogeno. Anche con la SARS si registrarono rari casi di animali domestici positivi al virus, ma nessuno si ammalò o contagiò le persone, dunque le indicazioni del Ministero della Sanità e dell'OMS restano valide.

Le fake news sul coronavirus alimentano psicosi e violenza

Il motivo per cui i principali enti sanitari hanno sottolineato che cani e gatti non rappresentano alcun pericolo non è solo legato a un fatto di rassicurazione, dato che moltissime famiglie in tutto il mondo hanno amici a quattro zampe in casa, ma anche perché dove sono iniziate a circolare fake news sulla responsabilità di questi animali sono stati registrati spregevoli atti di violenza. A Wuhan, ad esempio, come denunciato dall'associazione animalista locale “Chengdu Pet Adaptation Platform”, gruppi di ragazzi armati di mazze a bastoni hanno iniziato a dare la caccia ai poveri cani randagi, uccidendoli con ferocia. In alcune città cinesi sembra ci sia stata addirittura la richiesta da parte delle autorità locali di sopprimere gli animali domestici, col risultato che molti cani e gatti sarebbero stati scagliati da palazzi altissimi per essere uccisi.

Coronavirus originato nei pipistrelli

Benché gli animali domestici non siano coinvolti nella diffusione del coronavirus SARS-CoV-2, è tuttavia certo che il patogeno abbia fatto il salto di specie da un animale (mammifero) all'uomo, come avvenuto con la SARS (Severe acute respiratory syndrome) e la MERS (Middle East Respiratory Syndrome). Nel primo caso la trasmissione all'uomo avvenne attraverso un mustelide, lo zibetto, mentre nel secondo caso con il dromedario: ma questi animali furono i cosiddetti ospiti intermedi. Il virus in origine circolava infatti in un pipistrello. Gli scienziati dell'Università di Fudan (Shanghai), dell'Istituto Marie Bashir per le malattie infettive e la biosicurezza dell'Università di Sydney (Australia) e dell'Istituto di Virologia di Wuhan, che fa capo all'Accademia Cinese delle Scienze, sono convinti che anche il nuovo coronavirus fosse presente nei pipistrelli; del resto condivide l'80 percento del patrimonio genetico con quello della SARS.

La letalità del coronavirus più bassa del previsto

Come spiegato a fanpage dalla virologa di fama internazionale Ilaria Capua, il coronavirus potrebbe essere presente in Italia da settimane o addirittura mesi, e il fatto che si stiano registrando così tanti contagiati in questi giorni può essere una buona notizia: “Tanto più cresce il numero delle persone infette – o meglio: tanto più scopriamo casi pregressi e passati inosservati – tanto meglio è. Perché vuol dire che il numero degli infetti è maggiore di quanto pensavamo. E il potenziale letale del virus, molto minore”.

(Fonte: scienze.fanpage.it)



12 mar 2020

Meno biodiversità e più pandemie, uno studio dell'Università di Roma

 
 

"Quasi tutte le recenti epidemie sono dipese  da alta densità di popolazione, aumento di commercio e caccia di animali selvatici e cambiamenti ambientali, quali la deforestazione, e l’aumento degli allevamenti intensivi specialmente in aree ricche di biodiversità": uno studio dell'Università di Roma.

 
Negli ultimi 20 anni una serie di virus e infezioni hanno messo a dura prova i sistemi sanitari ed economici globali. Eppure quando si fa pianificazione per lo sviluppo sostenibile non si tiene conto che il rischio di pandemie è strettamente connesso alla perdita di biodiversità. A sottolineare questa gravissima carenza nelle politiche mondiali di sviluppo è uno studio elaborato da più centri di ricerca internazionali coordinato da Moreno Di Marco, ricercatore esperto di biodiversità del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie della Sapienza di Roma.

L’attuale diffusione del nuovo coronavirus, sottolinea lo studio del gruppo di Di Marco, è solo l’ultima di una serie di epidemie degli ultimi anni: Ebola, Sars , Zika, Mers, sono tutte malattie che hanno in comune l’origine zoonotica, poiché sono state trasmesse da animali all’uomo. Lo studio si chiede dunque se, invece che affrontare l’emergenza, si può prevenire, per evitare che altre crisi causino vittime e tracolli economici.

Nell’articolo pubblicato sulla rivista scientifica PNAS, Di Marco sottolinea appunto che manca la prevenzione: la valutazione e la considerazione del rischio di pandemie sono al momento assenti nella pianificazione dello sviluppo sostenibile. Manca, dicono gli autori, e sarebbe invece urgentemente necessario, “un approccio integrato per mitigare l'emergenza delle malattie infettive, che sono tra le conseguenze del cambiamento ambientale”.

“Si presta troppo poca attenzione alle interazioni tra il cambiamento dell’ambiente e il diffondersi delle malattie infettive – spiega Di Marco – nonostante le prove scientifiche che questi due fenomeni sono strettamente connessi siano sempre più evidenti. Le misure e le politiche per ridurre i rischi di pandemia - continua – dovrebbero determinare compromessi con altri obiettivi sociali, come la produzione di cibo ed energia, che alla fine si basano sulle stesse risorse ambientali. Tali collegamenti non possono essere ignorati: quasi tutte le recenti pandemie sono dipese  da alta densità di popolazione, aumento di commercio e caccia di animali selvatici e cambiamenti ambientali, quali la deforestazione, e l’aumento degli allevamenti intensivi specialmente in aree ricche di biodiversità”.

Di Marco auspica poi un cambio nelle aree di ricerca: “Lo studio delle interazioni tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile di solito si concentra su un numero di correlazioni limitate, quali produzione del cibo e conservazione della biodiversità, oppure produzione di cibo ed emissioni di gas serra. Questi lavori ignorano la possibilità di pandemie e il ruolo che queste hanno nella salute e nell’economia. Serve un cambio di passo per prevenire tali catastrofi: la lotta al rischio di pandemie deve diventare parte integrale della programmazione socio economica”.

Tra le misure da adottare c’è il monitoraggio e la riduzione delle attività antropiche a ridosso di ecosistemi naturali e aree ad alta biodiversità. “Le attività antropiche a ridosso di ecosistemi naturali comportano due rischi principali – spiega Di Marco - innanzitutto l'aumento del rischio di contagio dovuto al contatto tra uomo e/o bestiame e animali selvatici, che diventa maggiore. Ad esempio distruggere habitat naturale (come le foreste) per estendere le zone di pascolo comporta un aumento del rischio di contatto tra bestiame e specie selvatiche, con aumento del rischio di trasmissione di patogeni all’uomo. Inoltre la perdita di habitat e la caccia indiscriminata possono alterare la naturale composizione delle comunità di specie selvatiche, alterando poi le dinamiche che regolano i patogeni che sono naturalmente associati a queste specie. In conseguenza può aumentare il rischio che un determinato virus diventi prevalente e/o che passi ad una nuova specie ospite”.

Di Marco fa un esempio pratico per spiegare cosa accade se si altera la comunità di animali che ospita un certo patogeno: “In un lavoro di Keesing et al. del 2010 su Nature si descrive come il virus West Nile è tramesso da diverse specie di uccelli passeriformi all'uomo, tramite punture di zanzara. Si è scoperto che se il numero di specie di uccelli nell'ecosistema si riduce (per causa dell'impatto antropico) aumenta il rischio di trasmissione del virus all'uomo. Questo perché gli ecosistemi soggetti ad impatto antropico tendono ad essere dominati da specie di uccelli che amplificano la densità del virus, aumentando il rischio che le zanzare lo trasmettano all'uomo. Al contrario, ecosistemi ricchi di specie di uccelli contengono molte specie che mantengono il virus a densità bassa, riducendo la probabilità che le zanzare (e quindi l'uomo) ne vengano infettate”.

Nonostante studi come quello citato da Di Marco siano numerosi l’idea che non si può salvaguardare la salute umana senza conservare la biodiversità fatica ancora a farsi strada. “Purtroppo si continua ancora a vedere la conservazione della biodiversità, e della natura più in generale, come un obiettivo secondario rispetto ad aspetti di sviluppo socio-economico come la produzione di cibo o di energia. In questo modo però si rischia di definire politiche di sviluppo miopi, che hanno un effetto boomerang nel lungo termine – conclude Di Marco - Ad esempio, ignorando il rischio di pandemie che deriva dai cambiamenti ambientali generati da politiche agricole che non tengono conto della biodiversità. O ancora ignorando il rischio di trasmissione di patogeni associato al commercio di specie selvatiche (sia legale che illegale), come è stato per la SARS e come sembra sia anche per il COVID-19”.

(Fonte: Repubblica.it)  



Seriamente minacciato dal clima il marsupiale che si consuma per amore



Il piccolo antechino australiano, noto per maratone d'accoppiamento che lo portano alla morte, ora è seriamente minacciato dal clima.
Povero antechino. Se c'è un animale al mondo estremamente sfortunato, un po' anche per colpa nostra, è proprio l'Antechinus, marsupiale che vive tra l'Australia e la Tasmania e di cui esistono al mondo poco più di una dozzina di specie.
Dopo lo scatenato "sesso mortale", fatto curioso per cui l'antechino è noto alle cronache, questo esemplare di marsupiale non solo ha sofferto in maniera drammatica l'ondata di incendi in Australia ma, secondo una nuova ricerca, potrebbe presto scomparire del tutto a causa del riscaldamento globale.
La maggior parte delle specie di Antechinus, già di per sé, ha un ciclo di vita molto breve, tanto che si riproduce soltanto una volta nella sua esistenza. Il come si riproduce, stranezza del mondo animale, sembra quasi irreale.
L'antechino infatti è un animale che durante la stagione dell'accoppiamento (l'inverno australe), della durata di circa tre settimane, lo fa talmente tanto da morire. Per il maschio, il concetto di "dare tutto", è pienamente applicato. E' stato calcolato che in un giorno può accoppiarsi anche dodici volte e fino ad esaurire completamente le energie. Lo fa pur di assicurarsi il successo riproduttivo, che si riduce a poco più di una chance nell'arco di una vita.
Talmente tanto che nella stagione dell'accoppiamento può capitare che il maschio si consumi fino a morire. Questo avviene, è stato studiato, perché gli antechini si spingono fino a deprivare il loro corpo di proteine vitali, a liberare energia metabolica supplementare, in sostanza a scambiare la vita per generare altra vita.
Se in questo gesto è bello venderci una sorta di nobiltà, poca ce n'è invece nell'azione umana che ha contribuito a generare incendi o, con politiche costanti legate ai combustibili fossili ed inquinati, ad accelerare la crisi climatica in corso. Secondo una nuova ricerca infatti, oltre agli accoppiamenti e ai recenti roghi che hanno devastato 10 milioni di ettari in Australia, adesso a minacciare la sopravvivenza dell'antechino è proprio il riscaldamento globale.
Nello studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Physiology i biologi dell'Università del New England e alcuni colleghi norvegesi sostengono che il marsupiale non sia pronto ad affrontare un mondo con temperature più elevate. Esaminando una delle specie, l'Antechinus flavipes, i ricercatori hanno scoperto che il cosiddetto detto "piedi gialli" in future condizioni di temperature più elevate nelle prime fasi di vita potrebbe non essere in grado di adattarsi e sopravvivere all'inverno.
Questi animali, che nascono dopo la stagione dell'accoppiamento durante l'inverno australe, trascorrono infatti i loro primi mesi di esistenza in estate e autunno, periodi in cui la crisi climatica sta esasperando le temperature, un fattore che - hanno affermato di recente anche dal ministero dell'ambiente australiano - sarà purtroppo sempre "più frequente".
Con uno scenario del genere i maschi potrebbero dunque non sopravvivere fino all'inverno, periodo in cui dovrebbero dare vita insieme alle femmine a nuove generazioni.
Per affermare ciò gli scienziati hanno condotto esperimenti su una ventina di esemplari giovani allevati in cattività a temperature fredde o calde (tra i 16 e i 25 gradi centigradi), osservando i vari comportamenti, i valori della massa corporea e il livello di attività degli animali.
Sottoposti a test di aumento delle temperature (incremento di 4 gradi ogni due ore fino a 30 gradi) e poi decremento e viceversa, gli antechini giovani che erano stati inizialmente esposti al caldo hanno mostrato meno plasticità fenotipica dimoostrando, in sostanza, di avere meno capacità di adattamento alle condizioni ambientali.
Per gli esperti è dunque possibile che una specie le cui generazioni dipendono da un solo singolo evento riproduttivo, potrebbe non riuscire a resistere nel tempo alla crisi climatica, data la sua scarsa capacità di adattamento, e dunque estinguersi. Un dramma nel dramma per l'antechino che forse con un cambio di rotta globale in termini di emissioni, sesso a parte, potrebbe ancora salvarsi.

(Fonte: repubblica.it)

Il fiore più grande del mondo si trova in Indonesia



Ecco il fiore più grande del mondo: misura 117 centimetri ed è sbocciato in Indonesia.

Si chiama Rafflesia Tuan-Mudae, è rosso, ed è il fiore più grande al mondo. E' sbocciato in Indonesia, nella foresta pluviale, nella zona occidentale di Sumatra: ha un diametro di 117 cm. 




Questo fiore, oltre alla sua particolare grandezza, ha altre due importanti peculiarità che lo rendono unico: resta in vita per una sola settimana e odora di carne in decomposizione.

Viene chiamato spesso "fiore cadavere", nome che viene usato anche per l'Aro titano (Amorphophallus titanum), della famiglia delle Araceae: questa specie ha tra l'altro l'infiorescenza semplice più grande del mondo. Per questa ragione, si dice spesso erroneamente che esso abbia il fiore più grande del mondo. 

Se si sceglie il peso come criterio di grandezza, la Rafflesia ha il fiore singolo più grande del mondo, mentre l'Amorphophallus ha la maggior infiorescenza semplice per dimensioni.

(Fonte:  repubblica.it) 




2 mar 2020

Denunciato imprenditore per violazioni ambientali




Prosegue l’impegno delle Forze dell’Ordine per prevenire e reprimere gli illeciti ambientali in provincia di Salerno. La nuova operazione svolta in collaborazione con personale tecnico del Nucleo Provinciale Guardie Giurate Ambientali Accademia Kronos di Salerno ha consentito di accertare che un imprenditore zootecnico, proprietario di un’azienda con oltre 400 capi bufalini, da tempo smaltiva illecitamente su suolo ed in un piccolo corso d’acqua affluente del torrente Cosa e quindi del fiume Calore, gli effluenti zootecnici unitamente ad altre tipologie di rifiuti. 
Gli agenti accertavano infatti che i reflui liquidi venivano smaltiti su suolo nudo ed in un corso d’acqua mentre le parti solide venivano gestite in modo non conforme a quanto previsto dalla vigente normativa. Nel prosieguo dell’attività ispettiva il personale militare ed i tecnici dell’Associazione, verificavano anche le condizioni di detenzione del bestiame ed in particolare dei piccoli nati che benchè momentanee venivano tempestivamente interrotte al fine di garantire che gli animali venissero allevati in condizioni etologicamente compatibili alla loro natura. 
Al termine delle operazioni, supportate anche con l’ausilio della fluoresceina, si documentava anche l’illecito smaltimento delle acque di lavaggio della sala mungitura oltre ad un illecito smaltimento su suolo e nel suolo di inerti di origine edilizia, materiali plastici, ferrosi il tutto frammisto a lettiera e terreno vegetale su di una superficie di circa 5000 metri quadri nonché un innalzamento di quota realizzato anche in questo caso con apporto di rifiuti speciali non pericolosi su di una superficie di circa 7000 metri quadri. 
Al termine delle operazioni il personale militare, valutata l’entità degli illeciti accertati, procedeva al sequestro dell’intero centro aziendale ed alla denuncia in stato di libertà dell’imprenditore.

(Fonte: Associazione Accademia Kronos Salerno)
https://www.facebook.com/pg/Associazione-Accademia-Kronos-Salerno-732939790181904/photos/?tab=album&album_id=1770955023047037&ref=page_internal













 


26 feb 2020

I primi passi verso la libertà




Cieco e ormai senza speranze. Ma il libro del destino, per Karma, aveva scritto un finale diverso. Dopo una vita di abusi in cattività, il pachiderma di 46 anni è stato salvato da Wildlife SOS e ora sta lentamente imparando a ricostruire la sua nuova vita in un Centro di cura e conservazione vicino a Mathura.
Buona vita!

4 feb 2020

Controlli ambientali nel comune di Campagna



Prosegue senza sosta l'attività di prevenzione e repressione degli illeciti ambientali da parte del personale volontario del Nucleo Provinciale Guardie Giurate Ambientali Accademia Kronos di Salerno. 
I nuovi controlli in questa occasione hanno interessato nuovamente il territorio del comune di Campagna e precisamente località Tuori di Serradarce dove le Guardie volontarie hanno rinvenuto tonnellate di rifiuti indifferenziati ma anche rifiuti speciali non pericolosi ed in particolare pneumatici esausti, parti di carrozzeria, materiale plastico, scarti di lavorazione industriale, guaine bitunmose esauste, beni durevoli dismessi , suppellettili, indumenti, etc.. 
Dopo aver prodotto i necessari rilievi fotografici ed annonatoto i necessari indizi che evidenziavano come l'enorme quantità di rifiuti benchè abbandonata sul ciglio della strada e quindi ben visibile a tutti, il personale proseguiva i controlli effettuando alcune verifiche sulle modalità di detenzione di animali d'affezione da parte di alcuni titolari di azienda al fine di prevenire qualsiasi fenomeno di maltrattamento o di detenzione in condizioni etologicamente incompatibili alla loro natura. 
A giorni sarà nuovamente inviata una dettagliata relazione al Sindaco, all'Assessore all'Ambiente ed al Comando di Polizia Municipale al fine di far attivare le necessarie procedure oper la bonifica dell'area.

(Fonte: Associazione Accademia Kronos Salerno)
https://www.facebook.com/pg/Associazione-Accademia-Kronos-Salerno-732939790181904/photos/?tab=album&album_id=1742566882552518&ref=page_internal









2 feb 2020

Denunciato altro imprenditore salernitano per inquinamento



Ancora un importante intervento delle Forze dell'Ordine finalizzato a contrastare il fenomenoi dell'inquinamento e del traffico illecito dei rifiut nell'alto Ebolitanoi. 
La nuova operazione a cui ha collaborato il perconale tecnico del Nucleo Provinciale Guardie Ambientali dell'Associazione Salernitana Accademia Kronos, ha consentito di accertare che il titolare di una azienda zootecnica in cui erano presenti oltre 500 capi bufalini, da tempo smaltiva illecitamente sui terreni aziendali ingenti quantitativi di effluenti zootecnici in palese violazione a quanto stabilito dalle norme di settore oltre che dalla normativa regionale. 
Gli agenti intervenuti accertavano infatti che mentre in alcuni scavi non impermeabilizzati venivano smaltiti parte degli effluenti liquidi, sui terreni circostanti venivano illecitamente smaltite, in emormi chiazze, tonnellate di effluenti zootecnici che oltre ad inquinare i sottostanti terreni, generavano numerosi rigagnoli di liquami che si infiltravano nel terreno ma, la sorpresa maggiore si aveva quando a seguito di una più accurata ispezione si accertava che sempre nei medesimi terreni aziendali, erano state smaltite tonnellate di inerti di origine edilizia, rifiuti ferrosi, materiali di scavo, scarti di lavorazione di prodotti ortivi, materiali plastici, pneumatici esausti, etc e che i liquami prodotti dalla maturazione degli scariti della lavaroazione del pomodoro e del settore orticolo, ammassati all'interno di vasche per lo stoccaggio degli insilati, venivano sistematicamente ed illecitamente smaltiti in canalette stradali e poi nelle acque superficieli di un piccolo torrente. 
Dopo gli accertamenti di rito veniva sottoposta a sequestro giudiziario l'intera superficie del centro aziendale per oltre 20 ettari e denunciato a piede libero il titolare.

(Fonte: Associazione Accademia Kronos Salerno)

https://www.facebook.com/pg/Associazione-Accademia-Kronos-Salerno-732939790181904/photos/?tab=album&album_id=1740724772736729&ref=page_internal 


















20 gen 2020

Animali selvatici per strada: buone pratiche per garantire la sicurezza



Il gruppo che compone la Piattaforma locale sui Grandi carnivori di Grosseto, in seguito alle segnalazioni di vari avvistamenti di fauna, vuole ricordare le seguenti “buone pratiche” da mettere in atto per un miglior rapporto con l’ambiente naturale.

“Ormai frequentemente può capitare di incontrare lungo le strade, sia di giorno che di notte, animali selvatici, dai piccoli carnivori quali le volpi, agli ungulati, fino ai lupi – spiegano dal gruppo - La presenza di questi animali nei pressi delle città è documentata da anni, e anche se a taluni può sembrare incomprensibile, la fauna selvatica utilizza le nostre vie di comunicazione per spostarsi, e le attraversa di frequente, sia sterrate che asfaltate, spesso perché le stesse sono costruite all’interno dei territori naturali degli animali. In alcuni casi gli animali possono entrare all’interno dei paesi perché disorientati o indeboliti, o perché attratti da qualcosa”.

1) “Si consiglia sempre di prestare attenzione agli scarti alimentari o delle produzioni animali, non lasciandoli disponibili ai selvatici per evitare di attirarli vicino alle strutture umane. Mai cercare di alimentare volutamente un animale selvatico, nemmeno per tentare un avvistamento migliore o una fotografia”.
2) “In caso di incontri durante la guida, indicazioni di buonsenso sono il ridurre la velocità, non iniziare inseguimenti, se possibile abbassare i fari o gli abbaglianti, dando così il tempo all’animale, probabilmente già infastidito dalle luci di allontanarsi senza ulteriore stress. Si raccomanda inoltre massima attenzione alla guida e rispetto del codice stradale evitando manovre pericolose e non consentite per cercare di vedere gli animali”.
3) “In caso di rinvenimento o incidente con animali selvatici feriti, è importante innanzitutto mantenere se stessi ed il proprio mezzo in sicurezza. Dopodiché, non avvicinarsi all’animale, in quanto ogni animale ferito può essere potenzialmente pericoloso ed avere delle reazioni improvvise
Secondo il codice della strada: persone coinvolte in un incidente stradale con danno a uno o più animali, hanno l’obbligo di fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso agli animali che abbiano subito il danno”.
3) “Il cittadino deve segnalare l’incidente con i mezzi di segnaletica necessari e allertare i Cras più vicini o gli Enti competenti al recupero della fauna, senza toccare l’animale ferito né improvvisare procedure veterinarie. Allertare i Carabinieri Forestali al 112 che provvederanno a inviare la chiamata a chi di dovere”.

Per le Province di Grosseto e Siena è possibile contattare SOS Animali Onlus, associazione che gestisce le attività di soccorso in convenzione con la Regione Toscana e che si occupa esclusivamente di fauna selvatica autoctona omeoterma al numero 3311285509.

Maggiori info a questo link: 
(Fonte:  ilgiunco.net )