12/09/18

Estinto in natura Blu, il pappagallo di Rio





Nel film di animazione “Rio”, l’adorabile pappagallo Blu affrontava un lungo viaggio per tornare in Brasile e ripopolare la sua specie per evitarne l’estinzione. Oggi lo ricorderemo così!


Uno studio di BirdLife International, pubblicato sulla rivista Science Direct, ha dichiarato Ara di Spix, nome scientifico di questa rarissima specie brasiliana, ufficialmente estinto in natura con totale assenza di esemplari in tutto il mondo. Il suo ultimo  avvistamento risale al 2000. L'estinzione è un problema gravissimo  che ha interessato altre 8 specie di uccelli mentre altri animali ne sono fortemente minacciati.

Ara di Spix  era stato scoperto nel lontano 1854,  sopravviveva soprattutto in cattività  dove gli scienziati cercavano di salvare la sua specie  con programmi di riproduzione.

La causa dell'estinzione  sarebbe da attribuirsi alla deforestazione crescente che sta avendo luogo in Sud America e alla cattura intensiva di questi animali in natura per la commercializzazione illegale. La speranza di farlo ritornare in natura, secondo gli studiosi,  è negli esemplari in cattività, circa 60, che potrebbero ripopolare la specie  una volta reintrodotti nel loro habitat.

Oltre all'Ara di Spix si sono estinti il Gufo Pigmeo Pernambuco (Glaucidium mooreorum), un curioso gufetto grande non più di 15 cm, che era stato scoperto soltanto di recente e descritto per la prima volta nel dicembre del 2002; l’Ara Glauco, una volta presente in Argentina, Uruguay e Brasile; il Poo’uli (Melamprosops phaeosoma), un uccello passeriforme visto l’ultima volta su un isola delle Hawaii nel 2004. Di quest’ultima specie i  tentativi di allevamento in cattività sono falliti il che la classificherebbe a tutti gli effetti fra le specie completamente estinte.



I dati allarmanti ci arrivano dalla "lista rossa IUNC" secondo la quale oltre 26.000 specie nel mondo corrono il rischio di estinguersi a causa delle attività umane. 






01/09/18

1 settembre pre-apertura stagione venatoria 2018-2019. Vademecun anticaccia.





Da oggi inizia il massacro! Settembre è un mese maledetto soprattutto per questo e oggi, 1 settembre,  INIZIA LA PRE-APERTURA DELLA STAGIONE VENATORIA 2018-2019.

Il calendario venatorio, come ogni anno, riporta i periodi, gli orari e le specie cacciabili ma saranno in tanti, bracconieri e assetati di sangue che ammazzeranno qualsiasi anima in volo e non solo, dopo aver testato i cani non si faranno scrupoli ad abbandonarli se non adatti alla caccia. Posizioneranno i soliti richiami illegali e i soliti lacci per attirare le prede e i loro cani rincorreranno i tanti esserini feriti, deliranti e tremanti di fronte alla morte.

TUTTI TREMANO DI FRONTE ALLA MORTE!!!


Molti piccoli aspetteranno la loro mamma invano ...


E' iniziato il massacro che negli anni scorsi ha riportato numerosissime vittime anche tra gli umani, dai cacciatori ai cercatori di funghi e anche tra civili.

Per denunciare eventuali violazioni commesse dai cacciatori è utile conoscere la regolamentazione che disciplina l’attività venatoria

Stampare questo “Vademecum anticaccia” e portarlo sempre con sé durante le passeggiate all’aria aperta può essere utile per far valere le ragioni di chi ama la natura, la rispetta e non sparge sangue d’innocenti creature indifese.
Per contestare le violazioni, ci si può rivolgere alle guardie venatorie della Provincia, Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato, Polizia di Stato, Guardia di finanza, Polizia municipale, Guardie volontarie venatorie delle associazioni ambientaliste.

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Le principali regole della caccia (fonte Lac, Lega abolizione caccia).


1. Distanze dalle case
La caccia è vietata per una distanza di 100 metri da case, fabbriche, edifici adibiti a posto di lavoro.
E’ vietato sparare in direzione degli stessi da distanza inferiore di 150 metri.
2. Distanze da strade e ferrovie
La caccia è vietata per una distanza di 50 metri dalle strade (comprese quelle comunali non asfaltate) e dalle ferrovie.
E’ vietato sparare in direzione di esse da distanza inferiore a 150 metri.
3. Distanze da mezzi agricoli
La caccia è vietata a una distanza inferiore di 100 metri da macchine agricole in funzione.
4. Distanze da animali domestici
La caccia nei fondi con presenza di bestiame è consentita solo ad una distanza superiore a metri 100 dalla mandria, dal gregge o dal branco.
5. Trasporto delle armi
È vietato trasportare le armi da caccia, che non siano scariche e in custodia, all’interno dei centri abitati e delle altre zone ove è vietata l’attività venatoria, a bordo di veicoli di qualunque genere e nei giorni non consentiti per l’esercizio venatorio.
6. Mezzi vietati di caccia
Reti, trappole, tagliole, vischio, esche e bocconi avvelenati, lacci, archetti, balestre, gabbietrappola.
7. Giorni vietati
Martedì e venerdì sono giorni di assoluto silenzio venatorio anche se festivi.
8. Orari di caccia
La caccia è consentita da un’ora prima del sorgere del sole fino al tramonto.
9. Stagione venatoria
Inizia la terza domenica di settembre e chiude il 31 gennaio.
10. Luoghi di divieto di caccia
Terreni di pianura innevati, stagni e laghi ghiacciati, terreni allagati, giardini privati, parchi pubblici, centri abitati, aree adibite a sport, parchi e riserve naturali, oasi, zone di ripopolamento, foreste demaniali.
11. Allenamento dei cani da caccia
È’ consentito dalla terza domenica di agosto fino alla seconda domenica di settembre, nei giorni di mercoledì, sabato e domenica, dalle ore 6 alle ore 11 e dalle ore 16 alle ore 20, su terreni incolti, boschivi di vecchio impianto, sulle stoppie, su prati naturali e di leguminose, non oltre dieci giorni dall’ultimo sfalcio.  L’allenamento è poi consentito nei campi addestramento cani tabellati.
12. Colture agricole e caccia con i cani
L’accesso dei cani è vietato nei terreni coltivati a riso, soia, tabacco ed ortaggi. L’uso dei cani è consentito in numero massimo di due per cacciatore. L’esercizio venatorio è vietato in forma vagante sui frutteti, vigneti fino alla data del raccolto, coltivazioni di riso, soia e mais da seme.
13. Omessa custodia dei cani da caccia
L’articolo 672 del codice penale “Omessa custodia e mal governo di animali” punisce chi lascia liberi, o non custodisce con le debite cautele, animali pericolosi da lui posseduti.
14. “Polenta e osei”
Nei locali pubblici è vietato servire polenta e uccelli selvatici anche se sono appartenenti a specie cacciabili e abbattuti legalmente.
15. Violazione di domicilio
L’articolo 614 del codice penale “Violazione di domicilio” punisce chi si introduce nei giardini e nelle pertinenze delle abitazioni civili.
16. Uccisione di cani, gatti, animali da cortile
L’articolo 638 del codice penale “Uccisione o danneggiamento di animali altrui” punisce chi uccide o rende inservibili, deteriora o avvelena gli animali che appartengono ai privati.
17. Bocconi avvelenati
L’articolo 727 del codice penale “Maltrattamento di animali” punisce anche chi causa la morte per avvelenamento di essi, mentre la legge sulla caccia punisce penalmente chi utilizza bocconi avvelenati.
18. Disturbo delle persone
L’articolo 659 del codice penale “Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone” punisce chi con rumori molesti disturba le occupazioni o il riposo delle persone.
19. Spari nei pressi delle abitazioni
L’art. 703 del codice penale “Accensioni ed esplosioni pericolose” punisce penalmente chi in un luogo abitato o nelle sue adiacenze o lungo una pubblica via o in direzione di essa spara con armi da fuoco.
Chi vigila sul rispetto delle leggi sulla caccia?
La vigilanza sull’applicazione delle leggi sulla caccia (art.27 L.157/92) è affidata a: guardie venatorie della Provincia, Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato, Polizia di Stato, Guardia di finanza, Polizia municipale, Guardie volontarie venatorie delle associazioni ambientaliste e venatorie.
A chi denunciare le violazioni sulla caccia?
La vigilanza sull’applicazione delle leggi sulla caccia (art.27 L.157/92) è affidata a: Guardie Venatorie della Provincia, Carabinieri, Corpo Forestale dello Stato, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia Municipale, Guardie volontarie venatorie delle associazioni ambientaliste e venatorie. Il cittadino può denunciare gli illeciti penali ed amministrativi a ciascuno dei corpi citati.
Giova ricordare che l’art. 361 del codice penale “Omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale” punisce il pubblico ufficiale, come il carabiniere, la guardia provinciale, il forestale, il finanziere, la guardia venatoria, il vigile urbano, il quale omette o ritarda di denunciare all’Autorità giudiziaria un reato di cui ha avuto notizia nell’esercizio o a causa delle sue funzioni, come ad esempio i reati sulla caccia denunciati a loro dai cittadini.
Il cittadino deve quindi pretendere che le autorità intervengano, ricevano la denuncia e denuncino alla Magistratura i reati commessi dai cacciatori.
Come vietare la caccia nei propri terreni?
Purtroppo le leggi vigenti impediscono di fatto di vietare ai cacciatori di entrare nei terreni agricoli dei privati a meno che non siano recintati con rete non inferiore a 1,20 metri. Solo in particolari casi e solo ogni 5 anni può essere richiesto per legge il divieto di caccia.

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Un importante pronunciamento della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) in materia di caccia e proprietà privata  ha introdotto una sorta di diritto all’obiezione di coscienza venatoria in favore del proprietario dei terreni che non intenda consentirvi l’esercizio della caccia.
Per ulteriori informazioni ci si può rivolger alle associazioni di tutela come Lac, Lipu, Lav, Enpa.


 (Fonte: www.youanimal.it)



06/08/18

Randagismo SICILIA, l'Ars propone una banca del dna dei cani, per il chip tempi più stretti e multe fino a 60 mila euro

 

Sono gli elementi principali su cui si fonda il disegno di legge regionale per il contrasto di una piaga che affligge non solo Palermo ma tutta la regione. Previsto anche un patentino per gli animali più aggressivi. Miccichè: «Il malato è il senso civico, noi proponiamo una rivoluzione culturale»


Per chi non sterilizza i propri animali, sarà previsto l’obbligo di consegnare il dna all’anagrafe canina, così da rendere immediatamente rintracciabili i proprietari. Questo l’elemento cardine su cui si fonda il disegno di legge al fine di creare di una banca dati regionale del genoma canino per il controllo del randagismo in Sicilia, presentato stamane dal presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè, dal consulente dell’Ars ed esperto in materia Giovanni Giacobbe, e dal professore Giovanni Scala, giurista e costituzionalista che ha contribuito alla stesura del ddl. 

L’obiettivo è di ridurre il fenomeno nell’Isola promuovendo la nascita di una nuova cultura responsabile nella gestione e nella riproduzione dei cani. Un disegno di legge che, pur prendendone le mosse, rielabora la legge regionale n. 15 del 3 luglio 2000 (Istituzione dell’anagrafe canina e norme per la tutela degli animali da affezione e la prevenzione del randagismo).

Tra le novità previste dalla bozza, anche un inasprimento delle sanzioni pecuniari per i trasgressori che prevede per le condotte meno gravi 150 euro di multa, fino a un massimo di 60 mila euro. 

Rafforzato il ruolo delle guardie zoofile e una stretta sui tempi consentiti per la microchippatura degli animali: dai 180 giorni previsti dalla normativa attuale, il massimo sarà di due mesi. «Dati alla mano, la Sicilia si trova in una condizione di disagio estremo rispetto alle altre regioni - ha esordito Micciché - l’idea centrale è di obbligare tutti i proprietari a fornire la mappatura genetica dei propri cani o di sterilizzarli». Rimane, tuttavia, la spinosa questione dei randagi che circolano attualmente liberi e senza controllo, privi di microchip, e che spesso ingrossano le fila degli animali ospitati dai canili, con il pericolo di sovraffollamento, come a Palermo.

«Il malato è il senso civico, noi proponiamo una rivoluzione culturale - prosegue Miccichè - Lo stesso vale per i rifiuti: non è che facendo la differenziata abbiamo risolto il problema, ma con il tempo una soluzione si troverà. Con questa legge non otterremo il dna dei cani randagi, ma se l’animale in questione non ha un padrone lo sterilizziamo: a poco a poco questo meccanismo ridurrà il fenomeno». La norma, che al momento è solo una proposta, sarà depositato nei prossimi giorni in presidenza e, quindi, assegnato alla commissione competente, probabilmente Sanità che dovrà valutarla e poi portarla in aula. «Sara un ddl trasversale - ha aggiunto - il primo firmatario non sarò io, ma il buon senso. Ho chiesto alla presidente della commissione Margherita La Rocca Ruvolo di discuterlo in commissione senza appartenenza alcuna, ma spero sia un ddl di tutto il parlamento».
«Abbiamo cercato di immaginare una soluzione che porti a responsabilizzare i proprietari di cani - ha ribadito Giacobbe - La mappatura genetica funziona: sarà possibile conferire il dna con pochissime gocce di sangue, un bulbo pilifero o tampone gengivale. E abbiamo individuato anche nell’Istituto zooprofilattico l’ente che potrà conservare una banca del genoma con i campioni biologici, collegata alla nuova anagrafe canina regionale». Prevista anche una stretta sui casi di aggressioni: i padroni di animali rischio saranno obbligati a richiedere un patentino. «Questa legge vuole dare risposte immediate affrontando due aspetti della legge vigente non soddisfacenti - ha detto Scala - La legge, ad esempio, non individua tra i diversi attori coinvolti quali funzioni devono svolgere e come. Per rafforzare i controlli - ha concluso - abbiamo previsto che il ricavato sanzioni, al momento devoluto alla Regione, sia assegnato alle singole amministrazioni per politiche volte al contrasto del randagismo».

(Fonte:  http://palermo.meridionews.it/articolo/68367/randagismo-lars-propone-una-banca-del-dna-dei-cani-per-il-chip-tempi-piu-stretti-e-multe-fino-a-60-mila-euro)

Sequestrato un canile privato nel Comune di Montecrestese



I carabinieri forestali di Domodossola (VCO) hanno sequestrato un canile privato nel Comune di Montecrestese. 
I militari, assieme al personale medico veterinario dell'Asl, hanno accertato che gli animali venivano tenuti in condizioni igieniche precarie e di degrado. Al momento dell'ispezione, inoltre, il canile ospitava 79 cani rispetto ai 60 autorizzati.
Molti animali risultavano privi di microchip identificativo. Sono in corso ulteriori accertamenti volti a verificare la provenienza dei cani e ad individuare le relative metodologie di acquisizione. 
"Gli animali - spiegano i forestali - erano ricoverati in ventotto box colmi di escrementi, tutti privi di acqua e cibo e dotati di spazi vitali inferiori a quelli prescritti dalla legge. Per tale motivo il gestore della struttura è stato denunciato per i reati di maltrattamento di animali e detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze".

(Fonte: www.facebook.com/TgAmiciAnimali )

Milano, mozza le orecchie al cane: avvocato e veterinario a processo



Con la scusa dell’infezione hanno tagliato i lobi del terrier per motivi estetici: padrone e medico compiacente rinviati a giudizio per maltrattamenti

Rinviato a giudizio con citazione diretta un avvocato milanese di 36 anni, padrone di un American Staffordshire Terrier, e un veterinario, finiti sotto inchiesta nel capoluogo lombardo per aver tagliato i lobi delle orecchie al cane; apparentemente per una ragione sanitaria ma in realtà, secondo la Procura, per motivi estetici. 
L’ipotesi del pm - che nelle scorse settimane ha chiuso l’indagine per maltrattamento di animali, in particolare per avere provocato lesioni senza necessità - è che i due abbiano agito perché gli esemplari con tale amputazione hanno buone chances di vincere i concorsi di bellezza. 
Il veterinario, che ha un ambulatorio sui Navigli ma risiede a Pavia, nel suo interrogatorio davanti agli investigatori, ha spiegato di aver praticato una «conchetomia terapeutica» nel 2014, quando il cane era piccolo, poiché alla visita «si palesava una parte di cancrena sulla parete distale di entrambi i padiglioni auricolari» dell’allora cucciolo. Cucciolo che, come gli aveva riferito il padrone, si era ferito qualche giorno prima dopo essersi «infilato in un roveto» e a nulla erano servite le medicazioni alle orecchie effettuate a casa. 
Versione a cui il pm non ha creduto: la scusa dell’infezione, per praticare quella che è una vera e propria barbarie, è diventata infatti talmente scontata da non riuscire per fortuna a ingannare più nessuno. 
L’inchiesta in questione è una tranche di quella avviata a Reggio Emilia in seguito ad un controllo della Asl nel corso del «Golden Edition Show» che si è svolto a febbraio 2017 a Scandiano, sulle colline emiliane. Lì furono trovati 16 cani, prevalentemente Pittbull e American Stafforshire Terrier, con le orecchie mozzate: per uno dei casi la competenza era della magistratura milanese, a cui sono stati trasmessi gli atti. 
Ora il Tribunale deve fissare la data in cui prenderà il via il dibattimento, che sarà celebrato da un giudice monocratico.

(Fonte: www.corriere.it ) 


05/08/18

Sequestrati nel mercato storico di Ballarò oltre 100 esemplari di cardellino e 4 di tartaruga


I carabinieri forestali del nucleo Cites di Palermo hanno sequestrato nel mercato storico di Ballarò oltre 100 esemplari di cardellino e 4 di tartaruga. Le specie sono protette dalla convenzione internazionale di Berna del 1979. 
I cardellini sono stati trovati in tre gabbie, in condizioni di grave sofferenza. Dopo una visita da parte dei veterinari ieri stesso gli esemplari sono stati liberati nel Parco della Favorita. Le tartarughe sono state portate presso il centro di recupero fauna selvatica di Ficuzza. 
L'intervento di questa domenica è solo l'ultimo di una lunga serie che ha consentito ai carabinieri forestali, supportati dall'Arma territoriale e dalle associazioni ambientaliste Wwf, Lipu e Cabs - di assestare un altro colpo ai bracconieri. 
Due giorni fa, i carabinieri forestali, avevano denunciato un uomo che nascondeva dentro un piccolo magazzino nel mercato della Vucciria 4 esemplari di cardellino, utilizzati come richiami per catturare altri esemplari.

(Fonte:  www.facebook.com/TgAmiciAnimali) 


01/08/18

Maltrattamento animali. Condannato un 80enne di Nardò

Il giudice monocratico del tribunale di Lecce Domenico Greco, con una recente sentenza, ha comminato una sanzione di 6mila euro ai danni dell’uomo ritenuto colpevole di un gesto tanto gratuito quanto violento. Accolta la versione accusatoria di una donna, proprietaria dell’animale, assistita dall’avvocato Ezio Maria Tarantino.

L’episodio si è verificato qualche anno fa in una marina di Nardò. Una donna, originaria di Nardò ma residente in un paese limitrofo, stava passeggiando sul lungomare neritino insieme al suo piccolo cane di razza yorkshire, regolarmente tenuto a guinzaglio. L’azione violenta si è consumata in pochi secondi, mentre la donna stava per entrare nella sua automobile. L’anziano avrebbe colpito con un calcio la parte posteriore del cane provocandogli una leggera zoppia. L’animale ne avrebbe poi sofferto per diversi mesi. Nelle ore successive all’episodio, la donna ha sporto querela assistita dal suo legale di fiducia, Ezio Maria Tarantino.

Nei giorni scorsi si è concluso il processo con la condanna del giudice monocratico del Tribunale di Lecce. L’attenzione in materia di maltrattamento di animali, dunque, è molto alta e attuale.
Anche l’articolo 544 Ter del codice penale, del resto, è molto chiaro: chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi o con la multa da 5mila a 30mila euro.

(Fonte: agoranotizia.it)


Plastica riciclata per sfamare animali di strada. Accade in Turchia


Il progetto era davvero bizzarro e all’inizio non tutti ci avrebbero scommesso. Ma dopo alcuni mesi tutto sta funzionando a meraviglia. Di cosa si tratta? Dell’installazione, per le strade di Istanbul, in Turchia, di uno speciale apparecchio che dispensa acqua e crocchette quando vi si gettano all’interno bottiglie di plastica vuote. Non c’è nulla di difficile.

Invece di gettare maleducatamente in terra o sull’erba dei giardinetti gli involucri da cui i cittadini e i turisti si sono appena abbeverati, basta invitarli a provare lo strano, ma utilissimo, “Smart Recycling Box”, il dispositivo capace di coniugare Pugedo, questo il nome della società protagonista del progetto, ha giocato sull’ingegnosità dell’opera oltre che sulla lodevole iniziativa di distribuire cibo e acqua per i circa 150mila cani e gatti randagi della città.

L’apparecchio può essere equiparato esteticamente ai cassonetti per la raccolta del vetro: sulla parte superiore ci sono due aperture, una per svuotare l’acqua rimasta nelle bottiglie, l’altra per inserire l’oggetto, che verrà quindi spedito in un centro di smistamento e riciclo. Lateralmente, in basso e ad altezza di cane o gatto, invece, si trova l’altra apertura con due ciotole per acqua e le crocchette. A ogni bottiglia inserita si ha il rilascio di un certo quantitativo di cibo e di acqua: quindi più si ricicla più si dà da mangiare agli animali randagi.

Il dispositivo ha ormai fatto il giro del mondo attraverso la rete, e potrebbe diventare un modello cui ispirarsi per ridurre l’inquinamento e il randagismo, fenomeno che sempre più spesso assilla le grandi città causando disordini pubblici (dai sacchi dell’immondizia distrutti ai cassonetti rovesciati per la ricerca di cibo). Di sicuro non si eliminerebbe definitivamente il problema, risolvibile solo se affiancato da specifici programmi di sterilizzazione. Ma almeno aiuterebbe ad arginarne certe conseguenze spiacevoli. Interessante sarebbe valutare la sua attuabilità anche per la raccolta degli escrementi canini, altra “piaga” urbana causata, in questo caso, dall’inciviltà di tanti cittadini che portano a spasso il proprio quattrozampe. Ma questa è un’altra storia!

(Fonte : solocane.it)

Una cucciolata di lupi è nata nei Magredi di Pordenone. Non accadeva da quasi un secolo.


Una cucciolata di lupi è nata nei Magredi di Pordenone. Non accadeva da quasi un secolo. Grazie alle fototrappole piazzate dai ricercatori dell'università di Udine, che monitorano le specie lupo e sciacallo dorato, è stata osservata l’avvenuta riproduzione presumibilmente della coppia di lupi che, da circa un anno, era registrata come gravitante nella zona dei Magredi pordenonesi.

Dai diversi video ripresi dalle fototrappole si è potuto constatare che i cuccioli sono 6. «Si tratta molto probabilmente – spiega Stefano Filacorda, coordinatore dei progetti di ricerca sulla fauna selvatica dell’Università di Udine - dei primi lupacchiotti nati in Friuli Venezia Giulia da oltre 90 anni: la specie, infatti, era scomparsa in regione e nel nord est già a inizio Novecento. L'ultimo lupo abbattuto nel Nordest dovrebbe riferirsi al 1931 nella zona del Comelico, per ricomparire con presenze occasionali nel carso triestino grazie alla presenza di alcuni lupi sloveni».

I 6 cuccioli di lupo e i loro genitori sono stati ripresi presso un punto di monitoraggio che era stato predisposto per la raccolta di campioni biologici dei gatti selvatici: un punto che, essendosi rivelato fonte di gioco per i lupacchiotti, è stato invece utile a documentare questo evento.

Le straordinarie immagini sono frutto del lavoro di Andrea Vendramin, responsabile per il gruppo di Wildlife dell'Università di Udine e membro dell'associazione il Villaggio degli orsi, coordinato dal Stefano Filacorda, nell’ambito delle ricerche su lupo e sciacallo nella destra Tagliamento. Già in un video del 19 maggio scorso, realizzato nello stesso punto tramite fototrappole, era presente una femmina apparentemente gravida.

«Della coppia di lupi presente nella zona, presumibilmente i genitori dei 6 lupacchiotti – dice Vendramin –, la femmina proviene da un branco della Lessinia e il maschio, segnalato nel 2015-2016 nella provincia di Treviso, dalla popolazione italiana. Ulteriori indagini devono confermare la presenza di un ulteriore coppia di lupi nella zona dell’alta pianura pordenonese e Prealpi carniche».

Le attività di ricerca sul lupo sono portate avanti dall’Università di Udine in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia, il Corpo Forestale Regionale e l’Associazione il Villaggio degli orsi. «La presenza in zona Magredi della specie – spiega Filacorda - è nota già dal 2016, ma solamente nel corso del 2017 si è avuta la conferma della formazione di una coppia stabile». Nel 2010 un individuo solitario di lupo è stato rilevato tramite fototrappolaggio nell'area carsica di Basovizza vicino al confine con la Slovenia e successivamente genotipizzato, il lupo proveniva dalla Slovenia, dove vivono diversi branchi stabili di lupo. Nel 2013 la prima prova del ritorno del lupo è stata rinvenuta nelle Pre Alpi Carniche (Pordenone). E grazie ai monitoraggi del Life WolfAlps è stato possibile confermare, tra il 2014-2015, la presenza del lupo nella Val Tramontina (Pordenone) e nelle Prealpi Carniche (Udine). «Dopo un anno di assenza, senza segni di sua presenza, nel 2016 – concludono Vendramin e Filacorda - il lupo e riapparso nella nostra regione, nell'area dei Magredi pordenonesi, dove lo stesso anno è stato individuato anche lo sciacallo dorato, tutt'ora seguito anche dal Museo di Udine».

Le iniziative di monitoraggio, che vedono la Regione Friuli Venezia Giulia come coordinatrice, si svolgono grazie al progetto life Wolf Alps. La Regione Friuli Venezia Giulia sostiene inoltre le azioni di prevenzione e rimborso dei danni da grandi carnivori al fine di favorirne la loro presenza e la coesistenza con le attività umane.

(Fonte: ilmessaggero.it)