23/01/17

Piccole mangiatoie fai da te per nutrire gli uccelli


E’ arrivato il freddo intenso e molti uccelli dovranno resistere anche alla neve. Per loro sarà difficile trovare cibo! 

Possiamo aiutarli esponendo all’interno dei nostri giardini e sui nostri terrazzi, piccole mangiatoie realizzate in casa con materiali di recupero da rifornire regolarmente con pezzetti di grasso e carne, croste di formaggio, frutta fresca e secca, briciole dolci, miscele di semi. Ricordiamoci che il cibo salato o piccante è tossico per gli uccelli. 

Numerose specie di uccelli insettivori cambiano in inverno per necessità la propria dieta: ecco allora che merlo, pettirosso, capinera si nutrono di briciole dolci (per esempio panettone e plum-cake), biscotti e frutta fresca; cinciarella, cinciallegra e picchio muratore di arachidi non salate, semi di girasole, pinoli sgusciati, frutta secca tritata (noci e nocciole). Per uccelli granivori come passera d’Italia e mattugia, fringuello, verdone e cardellino miscele di semi vari (miglio, canapa, avena, frumento), semi di girasole, mais spezzato. 

Anche con il freddo gli uccelli hanno bisogno di acqua per bere e fare il bagno. Sarà utilissimo per loro trovare una vaschetta sul balcone o in giardino.

Il maltrattamento degli animali oggi: numeri e norme di un fenomeno riprovevole

(Importante articolo di Michele Lasala  pubblicato su www.barlettanews.it) 



Nel mondo della tutela animale, il difficile è comprendere quanto i retaggi culturali ci impediscano di rivalutare alcuni fenomeni, alla luce di improvvise e giustificate fioriture di diritti. È il caso delle attenzioni intensificatesi, negli ultimi anni, su problematiche come il generale maltrattamento animale. Nel mondo normativo, tuttavia, la generalità condannata di comportamenti offensivi ai danni di cani, gatti, o animali d’allevamento e non solo, lascia spazio a fattispecie tecniche precise: una vera e propria maglia legislativa dalla quale è sempre più difficile scappare, in caso di commissione di illeciti.

Partiamo dall’articolo 544-ter del Codice Penale. L’attuale formulazione,  innanzitutto, rivoluziona una concezione vetusta che vedeva nell’animale, specie in quello domestico, un “oggetto” di proprietà di un soggetto. Gli effetti, ancora visibili, di questo retaggio, sono attivi nell’articolo 638 del codice penale, che parlava appunto di tutela in relazione alla violazione, commessa da terzi, sull’animale in quanto “proprietà” patrimoniale del danneggiato. Il passo in avanti compiuto, senza voler demonizzare l’art 638, è proprio nella rubricazione dell’attuale articolo 544-ter e di altri, che parlano di “DELITTI CONTRO IL SENTIMENTO PER GLI ANIMALI”.
 

Il miglioramento legislativo è notevole: è infatti nobilitato l’insieme dei sentimenti d’affetto, attenzione e cura nei confronti della fauna, selvatica o domestica. Mentre il 544-ter si occupa direttamente del “Maltrattamento animale”, indicando come punti salienti per individuare la commissione del reato gli aspetti comportamentali della condotta, come “crudeltà” e “assenza di necessità”, il 544 bis parla senza mezze misure del reato di “Uccisione di animali”. Le pene per gli illeciti in questione vanno, per il maltrattamento, da 3 a 18 mesi di reclusione e da 5000 a 30000 euro in caso il giudice decida di sanzionare applicando una multa. Più grave, anche se decisamente riformabile e aggravabile, la previsione della pena in caso di uccisione: da 4 mesi a 2 anni di reclusione.L’attuale sistema legislativo di contrasto agli orrendi fenomeni in questione prende le mosse da una Legge, la 189 del 2004, poi aggiornata nel 2010. A queste norme fanno da corollario quelle, di derivazione per lo più comunitaria e quindi stabilite dall’Unione Europea, sull’utilizzo di animali per sperimentazioni farmaceutiche. A riguardo citiamo, anche solo per individuare il tenore della norma, l’art. 5 comma 1 del decreto legislativo che ha recepito in Italia tale normativa europea, nel lontano 1992: “Gli animali (…) siano tenuti in ambiente che consente una certa libertà di movimento e fruiscano di alimentazione e cure adeguate (…)”. “Siano effettuati controlli quotidiani per verificare le condizioni fisiche in cui gli animali sono allevati”, il tutto a carico di specialisti veterinari. Importante è specificare che, in caso di tali violazioni, tra le autorità competenti figura anche il Sindaco del comune nel cui territorio sono avvenuti i fatti illeciti. Sottolineiamo, inoltre, che le sperimentazioni sugli animali devono essere condotte evitando, per quanto sia possibile, di procurare dolore e sofferenza agli stessi.


Attenzione poi alla “detenzione di animali in condizioni incompatibili con la propria natura”: tali fattispecie vanno ad inquadrare, è importante specificarlo, anche il trattamento di quelle specie animali tradizionalmente destinate al consumo alimentare, specie in periodi come quello pasquale e natalizio, nei quali le necessità imperanti del consumo di massa accelerano, a danno di ignari capi di bestiami, il peggioramento delle loro condizioni di vita. Numerose sono, in questo senso, le sentenze di importanti organi giudiziari come la Cassazione, che si rifanno all’art 727 del codice penale e alla parte di esso riguardante la “detenzione degli animali”.

Tornando all’articolo 544 del Codice Penale, in realtà non effettivamente esistente perché abrogato, possiamo far riferimento al 544 quater e 544 quinquies, esempi di norme riguardanti fenomeni specifici ma sulla cui natura si discute con sempre maggiore sdegno: parliamo infatti, rispettivamente, degli “spettacoli o manifestazioni vietate” e dei “combattimenti tra animali”. Perfettamente inquadrabili nell’alveo del maltrattamento animale, i due articoli puniscono con fermezza tali episodi. Nel primo caso abbiamo una reclusione che va da 4 mesi a 2 anni (la stessa dell’uccisione) per chi organizza tali eventi. Ancora più grave è la seconda ipotesi di cui sopra, per la quale è prevista reclusione da 1 a 3 anni e una multa da 50000 a 160000 euro.  Tra i comportamenti che configurano aumenti di pena c’è il riprendere, con apparecchiature video atte a registrare, i combattimenti tra animali. Reato di pari gravità è anche quello delle scommesse su tali eventi, anche se chi le effettua non sia in concorso con gli organizzatori e non abbia contribuito ad organizzare queste terribili competizioni.


Riportando i dati forniti da AIDAA (Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente), in Italia ogni anno sono torturati e uccisi circa 15000 esemplari di cani e gatti, e i numeri di questo scellerato e ingiustificato orrore crescerebbero notevolmente se si prendessero in considerazione i maltrattamenti animali nello loro interezza. L’onorevole Michela Brambilla, sempre attenta a queste tematiche, ha recentemente ribadito come sia indispensabile favorire l’inasprimento delle pene e la applicazione delle stesse, prevedendo il carcere per “chi maltratta gli animali e li uccide senza necessità”.
Un sistema senza dubbio complesso, ma anche capillare, che necessita di miglioramenti in quanto a reperibilità delle norme e coordinamento delle stesse a livello giudiziale, ma comunque sintomo di una coscienza diversa, evolutasi specie negli ultimi tre decenni.

Cassazione: “Vietato tenere aragoste vive in frigo con le chele legate”. Confermata condanna a ristoratore

La decisione a seguito del ricorso presentato dal proprietario di un locale di Campi Bisenzio, ritenuto inammissibile dalla Suprema Corte. L'associazione animalista Lav aveva denunciato le condizioni in cui conservava alcuni crostacei.




“La condanna a carico del titolare del ristorante per maltrattamento di animali, emessa ad aprile 2014 dal Tribunale di Firenze e confermata ora dai giudici, si fonda su dati scientifici – riferisce la Lav -. I crostacei sono in grado di provare dolore e di averne memoria“.

Per la ong animalista la decisione dell’Alta Corte “rappresenta un pronunciamento giudiziario che potrà produrre due effetti”. Innanzitutto, proseguono, “la Polizia dovrà intervenire in seguito alle denunce di cittadini e associazioni per le diffusissime analoghe situazioni in pescherie e supermercati, considerate finora normali”. Inoltre “il Parlamento dovrà emanare una norma di chiaro divieto”. Tutto è iniziato cinque anni fa, quando alcuni agenti delle forze dell’ordine avevano effettuato un doppio sopralluogo nel ristorante di Campi Bisenzio. Lì avevano trovato due frigoriferi con alcuni crostacei vivi conservati tra 1,1 e 4,8 gradi di temperatura. La polizia municipale aveva quindi provveduto a informare la Procura della Repubblica di Firenze di quanto accertato.
(Fonte: ilfattoquotidiano.it) 

22/12/16

UN GESTO D'AMORE PER GLI OCCHI RANDAGI

L'Associazione Animalista AACLI ha organizzato, in occasione delle feste natalizie, una campagna straordinaria di raccolta di crocchette e scatolette, coperte in lana o in pail, antiparassitari specifici per cani e gatti, antibiotici, antimicotici, vermifughi , cucce in plastica e brandine, collari e guinzagli.  

Si possono effettuare tali donazioni presso gli esercizi commerciali che aderiscono a questa iniziativa ed espongono questo volantino. 




PUNTI DI RACCOLTA: 

- SALERNO presso Diva Pet e i suoi Amici a 4 Zampe

via Rocco Cocchia 207, per info Danilo Galantucci
 
- SALERNO Fuorni, presso Molla L'osso - Pet Shop

via Ostaglio, per info 3395451254

Le persone che intendono donare e abitano fuori Salerno  possono contattare l'Associazione scrivendo all'indirizzo email infoaacli@gmail.com  per eventuali accordi sulla consegna.

 
AMICI DI CHICCA E AACLI 
AUGURANO 
UN SERENO NATALE E UN FELICE 2017 





Pellicce, in Olanda Corte Suprema conferma divieto di allevare visoni

Con una sentenza storica, la Corte Suprema olandese ha deciso che il divieto di allevamento dei visoni al fine di ricavarne pellicce non viola i diritti umani, come invece è stato sostenuto a più riprese dagli allevatori olandesi. 
“Questa sentenza costituisce una grande vittoria per gli animali e avrà un impatto di vasta portata in tutti gli Stati Membri, in particolare in Belgio, Germania, Repubblica Ceca e Lussemburgo, dove i Parlamenti stanno già discutendo proposte di legge che vietano l’allevamento di animali per la produzione di pellicce – dichiara Simone Pavesi, Responsabile LAV Area Moda Animal Free - in Italia sono già state presentate ben 3 proposte di legge in Parlamento (a firma Sen. Amati – PD, On. Brambilla – FI, On. Gagnarli – M5S), che tuttavia sono ferme da anni presso le Commissioni Sanità del Senato (la cui Presidente è la Sen. Emilia Grazia De Biasi) e Agricoltura della Camera (il cui Presidente è l’On. Luca Sani).”
Gli italiani contrari all’allevamento di animali per la produzione di pellicce sono un dato consolidato: 83% nel 2011, 85,5% nel 2014, 90,7% nel 2015, 86,3% nel 2016 (Fonte: Eurispes, Rapporto Italia).

E’ ora che il Parlamento italiano metta al bando questa barbarie, anche in considerazione del fatto che in Italia ci sono solo 20 allevamenti ancora attivi che, tuttavia, causano la morte di almeno 200.000 visoni l’anno.

(Fonte: http://www.lav.it/news/olanda-divieto-visoni)





14/12/16

Condominio: divieto di animali domestici illegittimo anche se votato all'unanimità

Tribunale, Cagliari, sez. II civile, ordinanza 22/07/2016
(Altalex, 13 settembre 2016. Nota di Maria Elena Bagnato)



Non si può impedire ai condomini di tenere animali domestici, anche se tale divieto è previsto nel regolamento condominiale approvato all’unanimità.
E’ quanto stabilito dalla Seconda Sezione Civile del Tribunale Ordinario di Cagliari, con l’ordinanza del 22 luglio 2016. La vicenda in esame riguardava un condomino che aveva proposto ricorso ex art. 702 c.p.c. affinchè venisse dichiarato nullo e/o annullato e/o comunque dichiarato privo di efficacia, l’art. 7 del regolamento condominiale, che vietava l’accesso al Condominio agli animali domestici. Si costituiva in giudizio il Condominio, sostenendo la legittimità del divieto stabilito nel regolamento.
Il Tribunale adìto ha ritenuto viziata da nullità sopravvenuta la disposizione di cui all’art. 7 del regolamento del condominio  impugnato in quanto, con la L. n. 220/2012, è stato introdotto il principio secondo cui: “le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici”, applicabile a tutte le disposizioni contenute sia nei regolamenti di tipo contrattuale che assembleare, precedenti o successivi alla riforma del 2012.
Inoltre, il regolamento condominiale che si discosti da tale disposizione è affetto da nullità anche perché contrario ai principi di ordine pubblico, individuabili nella necessità di valorizzare il rapporto uomo-animale e nell’affermazione di quest’ultimo principio anche a livello europeo. Tali concetti sono contemplati in particolare, nella Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, firmata a Strasburgo il 13.11.1987, ratificata ed eseguita in Italia con la Legge 201/2010, nonchè nel Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, ratificato dalla Legge 130/2008, che all’articolo 13, prevede che l’Unione e gli Stati membri “tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti”.
Secondo le prime interpretazioni, occorreva che il divieto di accesso  e mantenimento degli animali domestici negli appartamenti fosse previsto nel regolamento condominiale votato all’unanimità dei condomini, in quanto andava ad incidere e limitare, facoltà comprese nel diritto di proprietà dei singoli, ovvero, in caso di regolamenti predisposti dall’originario unico proprietario, che fossero richiamati negli atti di acquisto, costituendosi con essi servitù reciproche.
In realtà, argomenta il giudice de quo, occorre considerare un’altra interpretazione della norma, poiché il divieto indicato nell’art. 1138 c.c. rappresenta l’espressione dei principi di ordine pubblico, dalla cui violazione consegue la nullità insanabile della statuizione ad esso contraria. In effetti, le disposizioni contenute nei commi precedenti dell’art. 1138 c.c. stabiliscono regole circa l’adozione obbligatoria del regolamento ed al quorum necessario per la sua approvazione, facendo riferimento al c.d. regolamento assembleare, tuttavia, nessuna indicazione in merito alla natura del regolamento è indicata nella norma, in cui si parla genericamente di “regolamento di condominio”, e neppure nel comma contenente il divieto, in cui viene citato il “regolamento” senza altra specificazione. Dall’esame dell’art. 1138 c.c. e della norma contenente il divieto, non è possibile individuare a quale tipo di regolamento si faccia riferimento, per cui appare riduttivo applicare tale divieto al solo regolamento di tipo c.d. assembleare, ma va estesa a tutti i regolamenti di condominio, anche se approvati all’unanimità.
Pertanto, il Tribunale adito ha concluso sostenendo che la norma in esame non è strettamente connessa alle sole ipotesi di regolamento assembleare, ma costituisce un principio generale, valido per qualsiasi regolamento, per cui ha accolto la domanda proposta, dichiarando nullo l’art. 7 del regolamento del condominio.