24/07/17

Le "Isole dei Gatti", paradisi felini nel mondo


Per chi ama viaggiare e nello stesso tempo è innamorato dei felini esistono posti incantevoli per un sano relax. Avete mai sentito parlare delle "Isole dei Gatti" o "Cat Istand"?  Le immagini che seguono ci presentano questi piccoli paradisi felini facilmente raggiungibili in Italia e in Sardegna. Se invece vogliamo allontanarci un pò, le Cat Island  possiamo trovarle anche in Grecia e in  Giappone. 
In alcune di queste "Cat Island" le colonie dei nostri amici felini sono così numerose da superare di gran lunga il numero degli abitanti umani.
In questi posti da favola i tantissimi felini vivono al sicuro, rispettati  e amati dalla gente del posto, liberi di godersi il sole e il mare e felici di ricevere cibo dai turisti affascinati dai loro miagolii.
Se l'idea di un simile viaggio vi entusiasma non pensateci due volte, preparate scatolette, croccantini,  tante coccole e sarà una vacanza meravigliosa!

Scegliete la vostra meta:

Malamocco, Isola del Lido di Venezia - Italia


Mentre ci sono ancora i piccioni ovunque a Venezia, il numero dei gatti è diminuito drasticamente negli ultimi 20 anni. Dal 1965 la Onlus Dingo si prende cura dei randagi di Venezia e nel 1989 ha istituito, presso la piccola isola di San Clemente, la propria base dove tutti i mici senza casa hanno potuto trovare rifugio, cure e tanto amore. Dieci anni dopo questa sorta di casa temporanea dei randagi in attesa di adozione è stata trasferita a Malamocco, presso l'Isola del Lido.


Su Pallosu, Sardegna - Italia


La Sardegna è un paradiso per gli amanti delle spiagge e del mare cristallino, ma può esserlo anche per gli appassionati dei gatti. Esiste proprio qui una delle colonie feline più belle d'Italia, quella di Su Pallosu. È situata in una splendida riserva naturale ed è composta da circa 60 gatti, di cui si prendono cura 24 ore su 24 numerosi volontari facenti parte dell'Associazione Culturale Amici di Su Pallosu. Tutte le gatte femmine e buona parte dei maschi sono stati sterilizzati, i mici di quest'isola possiedono inoltre una scheda personale con tanto di fotografia per renderli riconoscibili e monitorabili dalla Clinica Veterinaria Duemari di Oristano. La colonia è inoltre la prima oasi con felini tutti dotati di microchip di riconoscimento.


Isola di Samos, Grecia



La Grecia è famosa per le colonie feline che sono presenti praticamente su tutte le isole, i gatti randagi fanno ormai parte dello scenario nazionale insieme ai resti archeologici ed allo splendido mare. Non fa eccezione l'isola di Samos, dove i gatti sonnecchiano praticamente in ogni angolo di qualsiasi strada! Albergatori, residenti e turisti contribuiscono a prendersi cura della colonia, insieme con una associazione che ne promuove anche l'adozione a livello internazionale.


Mykonos, Grecia

 

Mykonos fa parte delle Cicladi, un gruppo di isole al largo della costa nel sud-est della Grecia. Le Cicladi sono la patria di una razza specifica di gatto, il cosiddetto gatto Egeo, formalmente riconosciuta e considerata come l'unica nativa della Grecia.
Mykonos già di per sé è una meta turistica estiva molto conosciuta ed apprezzata, ma è anche la casa di un incredibile numero di gatti randagi. Come su Aoshima, la stragrande maggioranza dei gatti di questa cat island della Grecia non hanno proprietari ma sono tutti gli abitanti dell'isola a prendersene cura, così come turisti e visitatori. Come se non bastasse esiste la Mykonos Animal Welfare, fondata nel 2005, una associazione che si preoccupa proprio del benessere dei felini.



Isola di Aoshima, Giappone

Grazie al passaparola diffuso soprattutto su internet, questa cat island è diventata la più famosa del Giappone ma anche del mondo. L'isola è abitata unicamente da 15 persone di età media che varia tra i 50 gli 80 anni, ma la colonia felina arriva a contare più di 100 gatti.
Durante la seconda guerra mondiale molte persone fuggirono dall'isola verso la terraferma e lo spopolamento è continuato, a causa della mancanza di lavoro, fino ai tempi moderni. Ad oggi non è presente nessuna automobile e nemmeno una bicicletta, per non turbare la tranquillità dei pigri felini! Al contrario, molte delle case abbandonate offrono un perfetto rifugio per i gatti che qui possono vivere davvero in pace.




 Isola di Tashirojima, Giappone


Secondo la cultura locale giapponese i gatti portano fortuna e chi si prende cura dei gatti ottiene, per la proprietà transitiva, fortuna.
E' così che Tashirojima è diventata nel corso del tempo l'isola dei gatti. Curati e trattati come re, i felini si sono moltiplicati sull'isola, mentre gli abitanti a due piedi, a cui i gatti avrebbero dovuto portare fortuna, sono passati da una popolazione di 1000 a 100 individui.
Ora il numero dei gatti supera di molte unità quello degli uomini e l'isola ha guadagnato una certa popolarità. Conosciuta come l'isola dei gatti oggi Tashirojima è frequentata dai turisti e dagli appassionati di felini, che come il web ci insegna, sono tanti.


 Buon viaggio!



20/07/17

Pet Therapy con le Galline



In Italia la prima esperienza di pet therapy con le galline risulta quella dell’associazione Vidas di Milano.
Vidas è un’associazione apolitica e aconfessionale nata a Milano nel 1982, fondata da Giovanna Cavazzoni per assistere gratuitamente i malati terminali. L’attività si svolge attraverso un complesso di servizi interdipendenti che vanno dalle cure domiciliari (a Milano e in 104 comuni della Provincia) al day hospice e al ricovero nell’hospice “Casa Vidas”.
Sulla base dell’esperienza dei primi tre anni di pet therapy con animali da pet-therapy convenzionali, Silvia Carlini (responsabile della pet therapy) nel Novembre 2014 ha annunciato il nuovo “inserimento” delle galline tra gli animali “pelosi” (piumosi) ospitati due volte alla settimana nell’hospice.
Già nel 1800 le galline erano impiegate negli istituti psichiatrici per calmare i pazienti e da alcuni anni c’è in corso un progetto importante per affiancare gli anziani nelle case di riposo d’oltre oceano con questi animali. La decisione di utilizzare le galline nella pet therapy è infatti dovuta anche alle positive esperienze di Stati Uniti e Regno Unito, dove già da anni, presso le strutture sanitarie, sono utilizzati con i pazienti anche animali “meno convenzionali”.
Silvia Carlini ricorda come la famosissima scrittrice Flannery O’Connor (1929-1964) amava alla follia polli e pavoni, infatti nel capitolo dedicato a questa sua passione e che può essere ritrovata nel libro “Nel territorio del diavolo” scrive:
«Sapevo cucire bene e iniziai a confezionare abiti per polli. Un Bantam grigio di nome Colonnello Eggbert sfilava in cappotto di piqué bianco, con collo in trine e due bottoni sul dorso».
L’associazione Vidas dopo aver valutato attentamente la fattibilità del progetto, ha “preparato” alcune galline per un corretto approccio con i pazienti e dal Novembre 2014 si è lanciata in questa esperienza da monitorare.
L’obiettivo, in casa Vidas, è anche quello di coinvolgere i pazienti più anziani a trasmettere insegnamenti e a raccontare aneddoti della loro vita con le galline.
Oltre a questo, il progetto si basa sui principi base della pet therapy, che consiste nel trarre benefici dal contatto con un animale per aiutare persone con particolari disturbi psichici e fisici. La pet therapy contribuisce quindi, assieme a terapie mediche tradizionali, a migliorare lo stato di salute di chi si trova in particolari condizioni di disagio, derivanti da disfunzioni fisiche, sociali, emotive e/o cognitive.
Più volte è stato provato che il contatto con gli animali aiuta le persone a sostituire affetti mancanti o carenti. Le coccole e il divertimento col proprio animale sono un aiuto contro lo stress e situazioni di tensione.
Oltre che per i bambini e agli anziani semplicemente “soli”, la pet therapy è indicata per persone con disabilità, ritardi mentali e anche per pazienti psichiatrici. Non solo, anche gli ipertesi e cardiopatici dovrebbero passare più tempo con cani e gatti (da oggi anche galline!): accarezzare un animale pare allevi la pressione arteriosa e contribuisca a regolare la frequenza cardiaca.



Casi reali di pet therapy con le galline

In America in molti Stati i regolamenti urbanistici non prevedono sia possibile gestire un pollaio domestico, ma già dal 2014 si sono succeduti vari episodi di riconoscimento della possibilità di tenere galline in giardino con scopo terapeutico per i piccoli di casa.
Il primo caso in Florida, dove una famiglia ha ottenuto l’autorizzazione legale ad accudire galline in una cittadina dove sono vietati per ragioni di quiete pubblica, proprio perché medici e psicoterapeuti hanno confermato i miglioramenti su un altro bambino autistico.



Nell’agosto 2014 a Brownsburg, nell’Indiana, ad altre 5 galline è stata riconosciuto il ruolo nel contribuire ad accrescere la qualità della vita di un bimbo autistico. La madre Sherri Frushon, è addirittura arrivata a chiedere aiuto alla stampa internazionale per ottenere la specifica autorizzazione (che inizialmente non sapeva fosse necessaria). Il figlio di 10 anni ama trascorrere gran parte del suo tempo in compagnia delle galline accudendole, provvedendo alla pulizia del pollaio, dedicandosi alla loro alimentazione con mangimi e altro cibo e pare che questo rapporto tra il bambino e le 5 galline lo abbia aiutato a superare un forte senso di ansia, che gli rendeva la vita difficile da affrontare e complicata.
Altro caso simile a Perry, nell’Illinois, dove i genitori di Katelyn e Lucas hanno dovuto lottare per poter mantenere la pet therapy con le loro 8 galline dimostrando che la terapia produceva miglioramenti delle loro funzioni sociali, emotive e cognitive nonché avesse effetti positivi come strumento motivazionale.
Dopo svariate terapie (anche con altri animali), Katelyn a 5 anni ha ottenuto i migliori risultati proprio con le galline del suo pollaio ricevendo gli stimoli motivazionali di cui aveva bisogno per raggiungere gli obiettivi che medici e terapeuti non pensavano mai che sarebbe stata in grado di ottenere. Anche il fratellino Lucas, che ha un’età di 7 anni, ha molti problemi che interessano le sue capacità cognitive, sociali, emotive e fisiche. Le sue galline servono ad aiutarlo a calmarsi e servono anche a migliorare le sue capacità cognitive.




(Fonte: http://www.tuttosullegalline.it/news-curiosita-galline/pet-therapy-con-le-galline)





18/07/17

L' ALLATTAMENTO ARTIFICIALE DEL GATTINO.



Una guida pubblicata da "clinicaveterinariagaia.com" utilissima per quanti si trovano nell'emergenza di salvare la vita a gattini abbandonati appena nati o impossibilitati alla nutrizione materna. In questi casi per tenerli in vita bisogna necessariamente sostituirsi alla mamma gatta nel caso in cui non si trovi una mamma gatta che possa allattarli.

Quando nasce, un cucciolo di gatto è ancora un essere vivente immaturo .

La mamma lo allatterà, lo leccherà quasi continuamente per pulirlo, stimolare la respirazione e la digestione, stimolare la defecazione e l’urinazione. L’organismo dei cuccioli infatti non è ancora in grado di eseguire tutte queste funzioni in maniera autonoma.

Inoltre il calore corporeo della mamma gatta(38,5°C) scalda i cuccioli che non hanno ancotra la termoregolazione autonoma.

Ma in alcune situazioni il cucciolo potrebbe non avere accesso al latte materno: i cuccioli potrebbero essere troppo numerosi, la madre potrebbe essere malata o morire dopo averli messi al mondo.

In questi casi per permettere la sopravvivenza dei neonati bisogna sostituirsi alla mamma gatta.

Vi elenchiamo ora alcune informazioni essenziali su come allattare un gattino.



1. Posizione del gattino

Il gattino deve stare in posizione prona, cioè appoggiato sulla pancia, nella stessa posizione che assumerebbe se succhiasse il latte dalle mammelle della madre. Non mettete il micio in posizione supina o come posizionereste un bambino: in questo caso potrebbe anche finirgli del latte nei polmoni. La testa deve essere eretta ed il collo steso.

2. I biberon in genere, all’acquisto non hanno fori. Praticate un piccolo foro con un ago sterile o passato sulla fiamma. Il foro non deve essere troppo largo, deve permettere la fuoriuscita di alcune gocce di latte. Portate il biberon verso la bocca del micio e fate fuoriuscire una o due gocce di latte. Una volta sentito il sapore del latte, il micio dovrebbe continuare a succhiare da solo. Il latte deve essere a temperatura ambiente. Praticate un solo foro al biberon. Se mentre il gattino succhia, fuoriesce del latte, vuol dire che il foro è troppo grande.

Dopo ogni pasto, bollite il biberon. I cuccioli che non hanno avuto il cosiddetto “primo latte”, cioè il colostro, dalla madre nelle prime 76 ore di vita, hanno meno difese immunitarie .

3. Aumento di peso del gattino

Alla nascita, un cucciolo di gatto pesa dagli 85 ai 120 grammi. Una normale crescita prevede che il suo peso aumenti di 10 grammi circa al giorno. In una o due settimane il peso dovrebbe raddoppiare. Se ciò non accade, occorre chiamare il veterinario, perché il cucciolo ha evidentemente bisogno di un nutrimento extra che deve essergli iniettato.

4. Frequenza dei pasti

Nei primi giorni di vita, lo stomaco del micio è molto piccolo: questo è il motivo per cui deve essere allattato spesso. Durante le prime due settimane, i gattini dovrebbero essere allattati ogni tre/quattro ore o sette/otto volte al giorno. Durante la terza settimana, cinque/sei volte al giorno. Alla quarta settimana i cuccioli dovrebbero essere pronti ad ingerire dei cibi solidi. Ma è meglio continuare ad allattare il gattino fino almeno alla sesta settimana di vita. A prescindere da motivi nutrizionali, protrarre l’allattamento porta molti benefici psicologici al gattino. Un parere personale: lasciate che sia il gattino a decidere quando non vuole più succhiare latte.

5. Latte artificiale per cuccioli

Il latte vaccino non è idoneo nell’alimentazione dei gattini, per cui si deve ricorrere al latte artificiale per cuccioli, liquido o in polvere. Va somministrato in contenitori puliti o sterilizzati.Se purtroppo il gattino non ha avuto nemmeno modo di assumere il colostro, il “primo latte” delle mamma, entro le prime ventiquattro ore dalla nascita, sarà sicuramente più esposto alle malattie.

6. Dopo ogni pasto il cucciolo deve emettere l’aria che ha ingerito. Per fargli fare il cosiddetto ruttino, poggiatelo verticalmente alla vostra spalla .

7. Dopo ogni pasto, massaggiate l’ano e l’orifizio urinario del piccolo con un batuffolo di ovatta bagnato con acqua tiepida. E il tipo di stimolo che gli avrebbe praticato la madre leccandolo, portandolo così a urinare e defecare. A tre settimane, in genere, in cuccioli non hanno più bisogno di essere aiutati in queste funzioni.

8. Tra una pasto e l’altro i cuccioli dormono. E’ facile capire se un cucciolo ha fame: quelli che non sono nutriti abbastanza miagolano lamentandosi, oscillano la testa da un lato e dall’altro e succhiano ciò che hanno a portata di bocca nella cesta.

9. Alcuni cuccioli sono così deboli e gracili da non avere la forza di succhiare e ingerire il latte. In questi casi, dovete ricorrere immediatamente al veterinario.

10. Ricordiamoci di massaggiare delicatamente il gattino
per stimolare la respiarazione e la digestione.

Inoltre accarezzare spesso i gattini, fin dai loro primi giorni di vita li aiuterà nella socializzazione con gli esseri umani.

05/07/17

Il Samsung Galaxy S8 è dannoso per i cani. Ecco perché…

La batteria del nuovo Samsung Galaxy S8 è pericolosa per i cani, come annunciato dalla stessa azienda produttrice dello Smartphone. Ecco perché.




L’attesissimo Samsung Galaxy S8 è l’ultimo prodotto lanciato dall’omonima azienda sudcoreana. A pochi giorni dalla sua presentazione e disponibilità negli store, questo Smartphone di ultima generazione ha riscontrato un successo inaspettato grazie alle sue caratteristiche innovative, come l’Infinity Display o il sofisticato scanner dell’iride per il riconoscimento facciale quando si desidera sbloccare il telefono. Ma al di là delle sue indiscutibili caratteristiche tecniche, il Samsung Galaxy S8 ha fatto molto parlare di sé anche per il curioso simbolo posto sulla batteria che raffigura il volto di un cane con una barra sopra.



Con questo simbolo l’azienda ha voluto avvertire i suoi acquirenti che i cani non devono assolutamente entrare in contatto con il dispositivo elettronico poiché gli elementi contenuti all’interno della batteria sono molto tossici. La batteria è infatti composta da sostanze dannose per l’organismo, quali: cobalto, carbonio, rame o alluminio, che, se ingerite dal cane o da un bambino, possono provocare gravi ustioni e irritazioni e sintomi quali perdita di appetito, diarrea, dolori addominali e danni all’apparato digerente.
Per l’alta pericolosità di tali materiali, già in alcuni precedenti modelli di Smartphone la Samsung aveva reso impossibile l’estrazione della batteria, riducendo in tal modo i rischi di un possibile danneggiamento o perforazione della stessa. Ma si sa, molto spesso i cani, e in particolare i cuccioli, sono attratti da qualsiasi oggetto che trovano e non è da escludere quindi l’ipotesi che uno Smartphone possa essere scambiato per un giocattolo e addentato.
Il modello S8 non è il primo dispositivo Samsung ad essere caratterizzato dall’adesivo di divieto per i cani, infatti, il simbolo apparve già in passato nel 2015 quando furono immessi sul mercato il Samsung Galaxy S5 e il Samsung Note 4. In questo modo la Samsung ha dato prova di avere a cuore la salute dei nostri amici a quattro zampe.

(Fonte:  http://velvetpets.it)

“SOS CANE SUL BALCONE”: il nuovo servizio AIDAA per salvare gli animali



L’AIDAA lancia il servizio “SOS CANE SUL BALCONE”, che permetterà, al costo do una telefonata o di un SMS, di segnalare la presenza di un cane o di un altro animale abbandonato sotto al sole su un balcone o a catena corta. 

Ogni anno sono oltre 3000 l’anno le segnalazioni di cani abbandonati sul balcone, mentre due milioni sono i cani alla catena di questi almeno la metà sono tenuti a catena corta (meno di due metri). Da questi dati prende spunto l’iniziativa, lanciata dall’Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente (AIDAA) “SOS CANE SUL BALCONE”. Si tratta di un servizio a favore degli animali attivo da giovedì 6 luglio in tutta Italia, che permetterà con una mail, con un semplice sms (corredato di fotografia) oppure con una telefonata di segnalare la presenza di un cane o di un altro animale abbandonato sotto al sole su un balcone o a catena corta.

Si tratta di un servizio di grande utilità che potrà salvare la vita a molti cani soprattutto con le temperature torride estive. Sono sempre più numerosi infatti i casi di incuria in cui gli animali vengono abbandonati sul balcone sotto al sole, senza un riparo e spesso senza neanche l’acqua per dissetarsi. Una situazione di grande pericolo per i cani che rischiano facilmente di andare in ipotermia, con conseguenze anche fatali.  Il servizio è esteso anche ai gatti e a qualsiasi animali in difficoltà.
COME FUNZIONA
Una volta individuato il cane alla catena o abbandonato sul balcone, è possibile chiamare il numero delle segnalazioni AIDAA: 351 1804615 (al costo di una chiamata e o un SMS o MMS in base al proprio piano tariffario) attivo dalle ore 10:00 alle ore 19:00 o inviare un sms allo stesso numero di telefono accompagnato da fotografie che documentino la situazione. In alternativa è possibile inviare un’email all’indirizzo: direttivo.aidaa@libero.it
La persona che effettuerà la segnalazione dovrà anche presentarsi o comunque rendere identificabile il proprio numero di telefono e segnalare l’indirizzo esatto e la città dove si trova l’animale e specificarne il piano, nel caso in cui si trovi in un condominio. Una volta ricevuta la segnalazione, i volontari AIDAA interverranno direttamente o, laddove non fosse possibile effettuare un sopralluogo diretto, inoltreranno in tempo reale la segnalazione alle Forze dell’Ordine e ai Vigili del Fuoco.

(Fonte: velvetpets.it )


Che cosa fare se si incontra una tartaruga marina?

ll WWF, dopo aver consultato gli esperti, propone una serie di consigli utili per tutelare questi splendidi animali protetti dalla legge



Può capitare, andando per mare o camminando su una spiaggia, lungo le coste del nostro Paese, di imbattersi in una delle specie di tartaruga marina che vivono nel Mediterraneo (quella più comune è la Caretta caretta).

Ma cosa fare in caso di avvistamento di un esemplare in difficoltà?  
Chiariamo intanto che le tartarughe marine sono a rischio di estinzione. Per questo esistono leggi nazionali e accordi internazionali che ne vietano la cattura intenzionale, il commercio e il consumo. Tuttavia, può accadere di pescare accidentalmente una tartaruga marina, senza per questo incorrere in un reato, mentre è condannabile rigettarla in mare senza assicurarsi del suo stato di salute e senza aver avvertito le Autorità Competenti. 

Seguendo alcune suggerimenti pratici tutti possono dare un aiuto per prevenire l’inutile morte di molte tartarughe e contribuire attivamente alla loro sopravvivenza anche grazie alla collaborazione con la Rete Nazionale del Progetto Tartarughe Marine.

Ecco una breve guida di pronto soccorso per le tartarughe proposta dal WWF:
In caso di avvistamento, se possibile bisogna registra le coordinate del luogo.
È importante non inseguirla e non tagliarle la strada con la barca, ma limitati ad osservarla da una distanza di sicurezza. Nel caso in cui la tartaruga presenti elementi di sofferenza, ad esempio la mancata immersione, resti ferma per lungo tempo, sanguini vistosamente o presenti pezzi di rete o lenze intorno al corpo, allora bisogna intervenire e tentare di recuperarla.
In quel caso è necessario avvicinarsi lentamente all’animale e recuperarlo con molta attenzione senza l’utilizzo di strumenti affilati. È fondamentale contattare immediatamente la Capitaneria di porto al 1530 e avvisare il personale specializzato di un Centro di Recupero Tartarughe Marine.
E se invece la tartaruga si trova sulla spiaggia? 
Le tartarughe vengono sulle nostre spiagge per nidificare, ma può accadere anche di trovare esemplari spiaggiati o in evidenti difficoltà.
Nel caso in cui la tartaruga stia deponendo le uova, la prima cosa da fare è non disturbare l’animale, soprattutto con flash e fotocamere e avvertire un Centro di Recupero Tartarughe marine. Le tartarughe sono estremamente sensibili alle luci artificiali che potrebbero anche far perdere loro l’orientamento ed è quindi fondamentale ridurre le fonti luminose al massimo. Una volta che avrà terminato con la deposizione delle uova e l’animale sta tornando in mare sarà necessario invece contrassegnare sulla spiaggia il luogo di deposizione e difenderlo da eventuali predatori. Così conclude la nota del WWF.

(Fonte:  www.quotidiano.net )